Ultimora: ecco i primi dati ufficiosi delle primarie di Sel..

dorandoAlle Primarie di Sel per la Camera in Emilia-Romagna sono arrivato primo a Bologna e secondo assoluto (uomini/donne) in regione.
A Bologna e provincia mi hanno votato 533 persone, seconda è Valentina Cuppi con 397, terza Elisa Sangiorgi con 349 e quarta Irene Angelopulos con 310. Al quinto posto il secondo tra gli uomini: Francesco Chiaiese con 237 preferenze.
Diversa la situazione in Regione dove al primo posto c’è il coordinatore regionale di Sel Giovanni Paglia con 757 voti mentre io mi fermo a 560. Terza è Morena Minelli con 514 e quarta Elisa Sangiorgi con 431. Sui dati regionali ancora a tarda notte mancavano  i risultati di Reggio Emilia che non dovrebbero però incidere sulla graduatoria finale.
A domani per i commenti, lasciatemi dire che in una manciata di giorni siete riusciti a farmi vincere alla grande a Bologna, in provincia, e farmi arrivare secondo in Regione.
Forse non basterà a mandarmi in parlamento, anzi, è probabile che non basterà. Ma che si poteva fare di più?
Forse si poteva volare :-).
Vi abbraccio tutti, e grazie ancora,
Paolo Soglia
“Allez en avant, et la foi vous viendra”.

Annunci

Punto cinque: economia e lavoro, il tema decisivo

Le-isole-del-tesoro_quadraSull’economia e sul lavoro poche righe non bastano e dovrò tornarci spesso. Quello di cui dobbiamo però essere consapevoli è che stiamo subendo le conseguenze di un sistema economico dominato dalla finanza internazionale. La sconfitta definitiva delle dottrine keynesiane all’inizio degli anni settanta ha portato a un progressivo smantellamento di ogni controllo sulla speculazione finanziaria e sul movimento dei capitali: anche il capitalismo produttivo, di stampo patriarcale e nazionale, è stato via via assoggettato alle logiche del liberismo finanziario più sfrenato.

Il sistema è organizzato a livello mondiale attraverso un complesso meccanismo di piazze finanziarie “offshore”, luoghi fintamente maltollerati ma in realtà fortemente voluti e protetti dove far transitare i capitali, renderli anonimi, intassabili, inalienabili. E’ una gigantesca macchina che lavora indefessamente per sottrarre gran parte dei profitti accumulati dalle imprese globalizzate alla tassazione dei singoli stati nazionali. Questa enorme massa di capitale occultata (a cui si aggiungono i proventi delle attività criminali) è pari a circa un terzo del Pil mondiale e viene sistematicamente utilizzata per sottomettere le pubbliche istituzioni alle esigenze e alle dottrine imposte dal sistema finanziario.
Pensate solo per un momento a una cosa: quanto pesano le tasse sul lavoro e quanto incidono sui costi di un’impresa? la risposta è banale: se ne deduce che il nostro è un sistema che grava di tasse Il “lavoro” e consente, attraverso l’offshore, di sgravare quasi completamente i capitali e la speculazione finanziaria.
Questo determina condizioni sempre più precarie, umilianti e insostenibili per i lavoratori ma non solo: anche il capitalismo produttivo soffre in questa situazione, perché un’impresa – soprattutto di piccole o medie dimensioni – se è tagliata fuori dal sistema transnazionale di circolazione e occultamento dei capitali si vede penalizzata, perchè se assume e crea lavoro è svantaggiata rispetto a chi si arricchisce con la delocalizzazione della forza lavoro e la rendita esentasse.
La voracità e l’insostenibilità di questo complesso meccanismo di arricchimento speculativo porta periodicamente il sistema a collassare, e quando arriva la crisi che succede? Che migliaia di miliardi di euro pubblici vengono immessi nel sistema finanziario per salvare banche d’affari e fondi d’investimento che sono gli artefici della crisi stessa, il cancro dell’economia.
Successivamente la speculazione si muove politicamente (altro che “liberi mercati”..) e punta l’indice sui bilanci pubblici, additando via via un paese o l’altro come un “pig”, un “maiale”. Azzanna i paesi più deboli, come la Grecia, facendoli magari fallire perchè questo sia di monito agli altri, costringendo così le elites politiche – succubi di questo sistema – ad imporre ai loro popoli tasse elevate e tagli draconiani ai servizi pubblici, in modo che le voragini da loro create siano coperte dai cittadini e dai lavoratori.
La crisi del 2008 aveva il suo fulcro nelle enormi esposizioni in titoli “derivati” emessi allegramente dal sistema bancario. Inizialmente (soprattutto da parte americana) c’è stata una timida reazione volta a limitare leggermente lo strapotere della finanza: in poco tempo però il sistema speculativo è riuscito a reagire e a trasferire questa crisi dalle proprie banche ai bilanci pubblici dei singoli stati nazionali.
Il risultato è che stiamo pagando con sacrifici durissimi e col taglio ad ogni forma di welfare, alla scuola, alla sanità , i conti di coloro che hanno prodotto il buco e che si preparano a produrne in futuro altri ancora più grandi, mentre a lavoratori e imprese produttive vengono riservate solo tasse, tagli dei servizi e precarietà.
Si capisce così come ogni singola crisi aziendale o di settore appaia irrisolvibile. Il nostro compito, come forze di sinistra, dovrebbe essere quello di porre le basi per una sistematica lotta alla speculazione finanziaria e al suo potere sconfinato.

acacciadiorologiIl rischio vero infatti è che il lavoro come valore sociale e non solo economico e produttivo tenda a scomparire. Mai si era visto, da decenni, un attacco così concentrico e spietato teso a ridurre, dividere, discriminare e precarizzare ogni forma di lavoro organizzata.
Mai si era vista fino ad ora una così estrema debolezza del mondo del lavoro, che essendo frammentato al suo interno (subordinati, parasubordinati, partite IVA, etc) e messo in competizione all’esterno in ogni singola area del pianeta oppone solo resistenze locali ad attacchi globali, col risultato di essere quasi sempre sconfitto.
Il compito più urgente è quello di dotarsi di una corretta analisi di scenario su cui orientare una conseguente prassi politica. Per esempio: la blandissima “Tobin Tax” in discussione in Europa è un’arma ormai spuntata, una goccia nel mare.
Quello che dovremmo seriamente mettere in discussione è il sistema “offshore” nel suo complesso, decretandone l’illegittimità internazionale; bisognerebbe poi reintrodurre barriere alla libera circolazione dei capitali, restituendo così alle istituzioni pubbliche la possibilità di controllarli e di tassarli.
Ora purtroppo è il momento di difenderci, dovrà arrivare però anche quello per individuare le responsabilità e ripartire in avanti all’offensiva.

Paolo Soglia – Candidato alla Camera alle primarie parlamentari di Sel in Emilia-Romagna del 30/12/2012

Punto quattro: salute e carceri come termometro della nostra civiltà

diritto-alla-salute_tPuò sembrare incredibile a chiunque di noi, visto che siamo abituati ai tempi lunghi e a certe inefficienze, ma il nostro sistema sanitario pubblico è giudicato, a livello internazionale, uno dei migliori. Questo perchè in gran parte del mondo lo stesso concetto di salute come “bene pubblico” è stato progressivamente smantellato (dove c’era), o fa fatica ad imporsi dove non c’è. Ovviamente in Italia abbiamo alcune luci e tante ombre: situazioni di assoluta eccellenza e altre di totale disarmo, sta di fatto che soprattutto dove la sanità è stata gestita in modo non predatorio rappresenta ancor oggi un patrimonio di immenso valore.
Questo però ha i suoi costi: essendo una delle voci di spesa principali il sistema sanitario è stato oggetto di politiche clientelari, di sprechi, di ogni  tentativo di snaturarne la natura di servizio pubblico per farne una grande greppia di mungitura di soldi pubblici:  va quindi contrastato ogni genere di patto scellerato tra il pubblico che paga e il privato che incassa.
Quando si parla di sanità penso sia imprescindibile lottare per un sistema di cura di eccellenza per tutti. Contemporaneamente va realizzata una grande opera di riforma e moralizzazione.  Bisogna lavorare su una sanità che eviti gli sprechi e prevenga le malattie: dalle confezioni dei medicinali alle campagne di screening, dalle pratiche meno invasive e meno costose (ad esempio la pillola abortiva) alla scelta da parte del medico se lavorare nel pubblico o nel privato.

Dunque non basta dire “pubblico”, bisogna che il servizio funzioni, abbatta i costi inutili e dia un servizio di eccellenza, pagando bene tutte le professionalità, ma evitando abusi: è serio un paese in cui gli obiettori di coscienza per le pratiche abortive fanno carriera nel pubblico non garantendo il servizio e poi di nascosto smettono di “obiettare” nelle cliniche private? O che alcuni farmacisti che vendono medicinali rimborsati dallo Stato vogliano “obiettare” su cosa somministrare (vedi pillola del giorno dopo…)? Perché non proporre che ogni Asl debba avere per legge in organico dei medici non obiettori e che siano proprio questi che si sacrificano, e non gli opportunisti, ad avere maggiori incentivi di retribuzione e di carriera? Inoltre mi permetto di riprendere un’idea suggeritami da un caro amico che incidentalmente è anche il mio dentista. E’ un’idea semplice, lineare che a mio avviso non fa una piega: visto che c’è, nei fatti, una complementarietà tra pubblico e privato, visto che molte case di cura sono convenzionate e quindi creano profitti con i rimborsi statali, visto che alcune regioni, come la Lombardia di Formigoni, hanno fatto di questo sistema a vantaggio del privato un enorme volano di clientele e corruzione, bisogna avere il coraggio di chiedere ai privati che incassano anche di dare, per essere convenzionati, un servizio “in più”. Basterebbe anteporre alla convenzione di ogni struttura privata l’obbligo di gestire anche servizi di Pronto Soccorso, magari specializzati per alcune patologie, in modo da aumentare l’offerta pubblica decongestionando gli ospedali senza peraltro aumentare i costi. Non mi pare una “follia”: certo però che andrebbe a toccare interessi fortissimi e non è affatto una cosa semplice da realizzare.

Un ultimo punto mi preme sottolineare: ho parlato di “sanità” e di “civiltà”. Ebbene, non può dirsi “civile” un paese che, assumendosi il diritto di giudicare e di condannare, abbandoni poi i carcerati in situazioni pietose, di sovraffollamento, di prevaricazione, di annullamento della dignità umana. Il prossimo Governo, che auspico di sinistra, non potrà dirsi tale se non metterà nella sua agenda fin dal primo giorno (non dall’ultimo) un piano di riforma della giustizia e della detenzione carceraria che abbia come propri obiettivi forme di restrizione alternative al carcere e, per chi è comunque carcerato, un pieno riconoscimento del diritto a vivere in una condizione umana e dignitosa, destinando a questo fine nuove risorse, sia alle strutture e al personale che ai programmi di reinserimento.

Paolo Soglia – Candidato alla Camera alle primarie parlamentari di Sel in Emilia-Romagna del 30/12/2012

Primarie: i seggi di Sel a Bologna e provincia

Qui sotto si può leggere e scaricare l’elenco completo dei seggi per le Primarie parlamentari di SEL a Bologna e provincia 

Seggio Elettori dei Territori indirizzo

Bologna – S Vitale – San Vitale Sede Quartiere – Vicolo Bolognetti, 2
Bologna/Castelmaggiore – Corticella, Castelmaggiore – Arci Berthold Brecht – Via Bentini 20 Bologna
Bologna-San Donato -San Donato C Soc. Nello Frassinetti – Via Andreini 18
Bologna-Saragozza –Saragozza Sala Cenerini – Via Pietralata, 60
Bologna Savena –Savena-Santo Stefano Circolo Mazzini – Viale Emilia Levante 6
Bologna Reno –Porto C. Civ. Costa – Via Azzo gardino, 44
Bologna-Reno –Reno, Borgopanigale casa del popolo  – via del Giglio, 5
Bologna Navile /Bolognina – Centro Bertasi, v.Fioravanti 22
Anzola  Emilia – Caderara di Reno Biblioteca – P.zza Giovanni XXIII
Bazzano – Bazzano, Crespellano Monteveglio – Sede PSI – ViaTermarini
Borgo Tossignano + Castel del Rio, Fontanelice Castel fiumanense – Borgo Tossignano –  Mun. Sala Consiliare – P.zza Unità D’Italia
Budrio + Castenaso, Molinella-Budrio, Sala Consulta delle Ass. – Via Marconi, 6
Casalecchio di Reno – Centro sociale 2 Agosto – Via Canale, 20
Castel Guelfo – Gazebo Via Gramsci
Castello di Serravalle / Savigno – Sala Polivalente Comunale 25 Aprile, 52
Castel San Pietro – Gazebo – Via Mazzini 55
Dozza – C Civ Sala Toscanella – P.zza Libertà 3
Imola 1 Sez. 1-14, 16-19, 49-52 – Sede SEL – Via Giudei 10
Imola 2 Sez 20-24, 39-47, 53-55 Centro Soc La Stalla – Via Serraglio 20, b
Imola 3 Sez 25-38, 48, 57-60 Gazebo – P.zza Mozart
Marzabotto – Casa Del Popolo – Via Rosrgimento 6
Medicina – Gazebo – P.zza Garibaldi
Minerbio – Baricella, Granarolo dell’Em. – Saletta Associazioni – Via Roma, 2 Monte San Pietro  – Via Lavino 89 Calderino
Monzuno/Vado  –Monzuno, S Benedetto val di Sambro, Cast dei Pepoli, Grizzana Casa del Popolo – Vado, via stazione 10
Mordano – sala Polivalente – Via repubblica, 10
Pianoro –  Loiano, Monghidoro Pro-loco – Via Resistena, 201
Porretta/Granaglione – Cast. di Casio, Gaggio Mont., Lizz. In Belv, Cinema Curse – Via Mazzini
Sasso Marconi    Sala Atelier – Via del mercato
S Giorgio di Piano + Argelato,Bentivoglio, Castello D’argile – Via Pradelli, 11
San Giovanni In P.+ Sant’agata Bolognese Crevalcore, Sala Bolognese – Casa Del Popolo  – Via Rocco Stefani, 7/a 4°P
San Lazzaro – Ozzano + Montenrezio – Dietro Comune – Piazzetta delle Libertà
San Pietro in Casale + Malalbergo, Galliera, Pieve di Cento C Civico Comunale – Martiri
Vergato/Grizzana + Castel D’aiano Casa del Popolo – via bortolazzi 12
Zola Predosa – C Soc G. Falcone – Riale, Via Tosarelli, 4

scarica e stampa: seggi+primarie+parlamento+sel[1] (1)

Punto tre: contrasto alle mafie e corruzione

mafia_3L’esplosione di un fenomeno a lungo negato, il radicamento delle mafie anche al nord, è ormai un fatto assodato. Anche L’Emilia-Romagna non è immune, anzi: i clan agiscono ormai capillarmente in quasi ogni provincia, spesso con attività che non comportano il controllo “militare” del territorio: come il riciclaggio del denaro sporco, l’usura e la caccia agli appalti pubblici, soprattutto in settori come il trasporto e le costruzioni. Questa infiltrazione progressiva è stata agevolata da tre fattori: una condizione di arrendevolezza politica e legislativa sul piano nazionale, una sottovalutazione del problema a livello locale, un grado di corruzione a tutti i livelli gigantesco, inedito anche per un paese storicamente corrotto come l’Italia. A questo si è aggiunta, da ultima, la crisi economica: la stretta sul credito mette in difficoltà le imprese che spesso finiscono per rivolgersi agli unici che dispongono di liquidità in abbondanza: le organizzazioni criminali.
Il primo strumento da mettere in campo è la consapevolezza. Fin dal 2008 in radio ci siamo resi conto della vastità del problema e di come anche i nostri territori ne fossero coinvolti, ma spesso la cosa veniva sottovalutata. E’ per questo che a Radio Città del Capo pensammo di realizzare uno strumento dedicato: assieme a “Libera” e all’associazione “Libera Informazione” è nata così Liberaradio, testata radiofonica on line che oltre all’informazione giornalistica porta avanti un lavoro capillare sul territorio, rivolto a giovani e giovanissimi, di educazione alla legalità. Perchè il contrasto alla penetrazione di un’organizzazione criminale si fa innanzi tutto cercando di mantenere il più possibile una comunità e un territorio impermeabile a certi comportamenti: corruzione, usura, omertà.

Mi si dirà che non basta: che fare per i politici corrotti? E per i funzionari ladri, per gli imprenditori truffatori o paramafiosi? Per arginare la corruzione dilagante è assolutamente necessario dare un segnale immediato: voglio appoggiare in Parlamento una proposta sostenuta da Libera che ha già raccolto molti consensi: l’estensione e l’applicazione anche per i reati di concussione e corruzione della legge La Torre sulla confisca dei beni alle organizzazioni criminali. Per tutta una serie di reati economici contro lo Stato la confisca dei beni rimette nella disponibilità pubblica quanto sottratto alla collettività da corrotti e corruttori.
Infine: la moralità la dobbiamo coltivare prima di tutto dentro di noi. Se cominciamo da noi stessi adottando comportamenti moralmente sani e ecologicamente sostenibili, senza star li a far la morale agli altri, facciamo prima. Spesso la nostra classe dirigente confonde la moralità con il moralismo… e non lo fa in buona fede. Ma non è tutta responsabilità politica, ce n’è anche una sociale e una personale. Dunque andrebbero supervisionati  e eventualmente sanzionati tutti quegli albi e ordini professionali che di fatto tollerano al loro interno il proliferare della “zona grigia”,  e coprono quegli associati e quei professionisti che fanno da schermo, e curano gli interessi delle organizzazioni criminali o che sono addirittura organici alle cosche mafiose. Per ultimo vorrei stabilire un punto fermo, che rischia di essere solo simbolico, ma a mio avviso importante: il voto di scambio va punito. So che è molto difficile arrivare ai singoli individui e provare l’illecito, ma sarebbe comunque importante sancire almeno il concetto: che chi vende o cede il voto a qualunque titolo – spesso a organizzazioni mafiose – e inquina i processi democratici, a mio avviso smette di farne parte, e dovrebbe essere prevista la sospensione per diversi anni dei diritti civili tra cui, appunto, il diritto di voto.

Paolo Soglia – Candidato alla Camera alle primarie parlamentari di Sel in Emilia-Romagna del 30/12/2012

Punto due: scuola pubblica e diritti civili

scuola_pubblica1-1A me è capitata la rara fortuna di occupare una scuola in due fasi distinte della vita: da studente, e fin qui è normale, e poi da genitore, quando le elementari XXI Aprile di Bologna frequentate da mia figlia vennero festosamente occupate da genitori e insegnanti in lotta contro la riforma Gelmini.
L’ho fatto e continuerò a farlo perchè sono per la scuola pubblica, che considero il principale patrimonio di una società sana e inclusiva, che non tiene fuori nessuno. Per questo mi sono opposto da sempre, da cittadino e genitore, alla pervicace azione di distruzione del nostro sistema di istruzione pubblica portato avanti negli ultimi anni da Governi di diverso colore. Sono anche convinto che la libertà dell’insegnamento privato debba essere aderente ai principi costituzionali, e cioè “…senza oneri per lo Stato.”
Qui vorrei aprire un piccolo ragionamento tutto bolognese: per quale ragione al mondo un referendum richiesto da 13.000 persone, quello sui finanziamenti comunali alle scuole private, non deve essere fatto assieme alle elezioni? E soprattutto, perchè in molti, Sindaco in testa, sono così poco entusiasti sul fatto che su queste vicende si esprimano i cittadini?
Forse perchè quando i cittadini sono liberi di dire la loro spesso vanno a carte e quarantotto le faticose alchimie e compromessi che in politica reggono accordi, patti e a volte coalizioni. Contemporaneamente alle presidenziali che hanno confermato Obama, negli States si sono votati tanti referendum locali, nei quali, tra l’altro, in diversi Stati si è depenalizzato il possesso di marijuana, legalizzato i matrimoni gay e udite udite: in California il governatore democratico Jerry Brown  per salvare le scuole pubbliche dello Stato ha chiesto di aumentare le tasse ai più abbienti e nonostante la furiosa reazione dei conservatori ha vinto. Altro che finanziamento da un milione di euro alle scuole private…

Dalla scuola ai diritti il passo è breve. Una società può dirsi pienamente democratica solo se è laica e riconosce e garantisce pienamente i diritti civili delle persone senza subire diktat e intimidazioni: sì dunque anche da noi, tanto per cominciare, ai matrimoni gay, al diritto automatico di cittadinanza per tutti coloro che sono nati in Italia, si al diritto a non essere curati se non lo si desidera. Inoltre per quanto mi riguarda mi spenderò per una parità di genere che sia effettiva e non solo proclamata a parole. Per fare questo senza demagogia bisogna snellire le inutili ritualità della politica (come discussioni-fiume in cui poi non si decide nulla) perché le donne non hanno tempo da perdere: si dividono sempre tra mille cose e solo chi è ipocrita non si accorge che la cura dei figli, degli anziani e l’organizzazione pratica della vita ricadono maggiormente sulle donne anche se lavorano lo stesso numero di ore degli uomini.
So che molte di queste cose ce le siamo dette tante volte, il problema è che altrettante volte non siamo poi riusciti a portale a casa, quindi è necessario riprovarci.

Paolo Soglia – Candidato alla Camera alle primarie parlamentari di Sel in Emilia-Romagna del 30/12/2012

Punto uno: comunicazione libera e indipendente

antenne_negDopo un’intera settimana di tiramolla su candidature, blindature e aviotrasportati finalmente si può cominciare a parlare di cose da fare.
Questo Diario delle primarie, che fortunatamente si esaurirà in sette giorni, lo voglio iniziare dal mio specifico.  Ho fatto il giornalista in una cooperativa indipendente per vent’anni, a Radio Città del Capo e nel circuito di Popolare Network, e adesso collaboro anche con altre testate sia della carta stampata che on line. Quindi il mio impegno principale è sempre stato in favore della libertà d’informazione e per il pluralismo. Il problema vero è come valorizzare le testate indipendenti e soprattutto le nuove leve del giornalismo condannate a un precariato umiliante. Purtroppo molti si interessano di comunicazione solo quando vedono il Cavaliere occupare militarmente le televisioni: certo, bisogna superare gli immani conflitti d’interesse dei potentati mediatici, ma anche le arretratezze e le rendite di posizione (spesso parassitarie) che pure la sinistra conservatrice ha difeso in questi anni.

In nome di questi principi non ho mai fatto sconti a nessuno, nemmeno a quelle (finte) cooperative o testate che per ottenere i milioni dei contributi editoria hanno utilizzato cavilli ed espedienti truffaldini per ottenere vantaggi economici a mio avviso indebiti.
Ovviamente ogni cosa ha un prezzo: pochi mesi fa, dopo le reazioni che ha comportato la pubblicazione su Reportime/Corriere della Sera del mio pezzo sulle finte radio di partito, mi sono dovuto dimettere dall’incarico che avevo nell’associazione dei media cooperativi a cui diverse di quelle testate chiamate in causa aderiscono. Far le pulci in casa propria è sempre più difficile che “sparare” addosso agli altri. Io non faccio il martire, anzi, stimo il lavoro dei tantissimi che nel giornalismo cooperativo e no profit si impegnano tra mille difficoltà,  ma di quella inchiesta non me ne pento affatto…

Dovessi farcela, nella divisione dei compiti che compete a ogni gruppo parlamentare, chiederei di potermi occupare principalmente di questo: in anni e anni la sinistra ha sostanzialmente smesso di studiare le evoluzioni del settore col risultato di non capire quali erano i veri interessi da difendere e le occasioni da cogliere.
Concludo con un esempio concreto: da una parte c’è chi difende gli oligopoli, l’attuale Rai lottizzata, o leggi come quella dell’editoria che sono obsolete e vengono saccheggiate per interessi che nulla hanno a che vedere con il pluralismo dell’informazione. Normale che poi arrivi un Beppe Grillo qualunque a dire che va tutto azzerato, a prescindere, lasciando il settore in mano al “mercato”, e che poi tutti gli vadano dietro. Ma il pericolo è equivalente se non peggiore: perché il controllo dei media, anche quello virale sul web, e’ sempre proporzionale al potere economico e politico che si riesce a esercitare.

Credo invece che vada ripensata tutta la normativa, arrivando a ridiscutere anche la necessità di mantenere un canone RAI e una legge editoria così concepita, con contributi decisi dai partiti e assegnati dalla Presidenza del Consiglio, cosa che determina costi onerosi per i cittadini e inquinamento nel settore dove non si contano più le truffe e il malaffare. Questo non è il sistema per realizzare un vero pluralismo dell’informazione, nè di tutelare l’indipendenza nelle comunicazioni. Credo che tutto questo vada fortemente rivisto e sostituito con nuovi strumenti meno costosi, più controllati, e soprattutto democratici. Si potrebbe studiare una sorta di “5xmille per l’informazione indipendente”:  un contributo per il pluralismo dell’informazione, che dia risorse attraverso la libera scelta delle persone alle vere testate giornalistiche, quelle che assumono giornalisti e personale con contratti veri e che non hanno finalità di lucro. In questo nuovo contesto andrebbe inserita ovviamente anche l’editoria on line che è l’unica in espansione, dando al tempo stesso ai cittadini la possibilità di decidere a chi destinare le risorse.

Paolo Soglia – Candidato alla Camera alle primarie parlamentari di Sel in Emilia-Romagna del 30/12/2012