Per un Governo “Parlamentare” che duri a lungo

parlamentoLa bolla è esplosa, l’M5S è primo partito e il Centrosinistra, per governare, deve scegliere. A quanto pare Bersani e Vendola hanno intrapreso la strada giusta, quella di aprire un dialogo con il Movimento 5 Stelle in modo da capire se c’è la possibilità di formare un Governo. Mentre tutti i commentatori, o quasi, sono alle prese con il giochino delle nuove alleanze, mi si permetta di guardare la cosa sotto un altro aspetto. Lo scenario a cui stiamo assistendo deve far intendere la politica in modo nuovo. La questione che si apre in parlamento tra Pd-Sel e M5S non è, e non deve essere letta, col vecchio manuale delle alleanze di scopo, in cui il carro buoi di parlamentari veniva spostato in blocco sulla base degli accordi tra segreterie.

Più che di alleanza bisognerà parlare di “collaborazione” e il Governo che verrà dovrà sperimentare un nuovo approccio, molto più in linea con i dettati Costituzionali, in cui all’art. 67 si prescrive che Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Dunque il Centrosinistra che è la coalizione vincente deve esprimere ancor prima di una lista di Ministri un’agenda tematica precisa, da sottoporre al Parlamento, e concordata in primis coi membri eletti dall’M5S, in cui si ricerchi il massimo delle convergenze tematiche e che renda possibile aprire una collaborazione parlamentare.

Tra i programmi del Movimento 5 Stelle e Sel la convergenza tematica è fortissima e dunque il problema potrebbe essere facilmente risolto. Più complesso il discorso col PD, perché il partito di Bersani ha molte più divergenze sul piano delle scelte economiche, di difesa di interessi consolidati e sulle grandi opere. Il Pd ha pure grandi timidezze sul piano dei diritti civili (ma quello dei diritti civili non è il tema caro all’ M5S) e sulla tutela dei beni comuni che invece è uno dei cavalli di battaglia del movimento di Grillo. Ma da qualcosa si deve partire e anche il Pd deve capire che la sostanziale sconfitta non è dovuta solo a errori di comunicazione, o nella scelta del leader più o meno piacione (Renzi al posto di Bersani), ma anche e soprattutto a errori storici di linea politica: l’abbandono progressivo di politiche che tutelino le persone, i servizi pubblici, i beni comuni, la scarsa apertura alla partecipazione diretta. E poi lo scivolamento acritico sui modelli di vita più conformi alla società di “mercato”, così cara al neo liberismo: è questa la vera linfa che ha fatto crescere impetuosamente Beppe Grillo e il suo movimento che è diventato testimone “anomalo” di quei valori che la sinistra doveva rappresentare ma che ha progressivamente abbandonato. E Grillo non collocandosi a sinistra non ha neanche problemi ad attrarre su questi temi persone di diverso orientamento ideologico.

Bisogna dunque ripartire da un’agenda di collaborazione in cui dovrebbero trovare posto da subito alcuni punti: approvazione di una legge sul conflitto d’interesse, immediata approvazione della legge sul voto di scambio politico-mafioso così come proposta da Libera; legge anticorruzione con estensione dell’esproprio dei beni (come previsto dalla Legge La Torre) non solo per la criminalità organizzata ma anche per per i corrotti; legge a difesa dei beni comuni a cominciare dall’acqua così come sancito dall’esito referendario; rinuncia all’acquisto dei caccia F35 e taglio drastico alle spese della politica, a cominciare dagli emolumenti dei parlamentari e dai rimborsi elettorali, infine reddito di cittadinanza. Su queste basi si formerebbe un Governo che avrebbe il voto di fiducia Pd-Sel-M5S e che poi dovrà conquistarsi di volta in volta la maggioranza al Senato. Eventuali voti contrari non determinerebbero però la caduta del Governo.

Ebbene, a me viene da dire che un Governo siffatto lo vorrei il più a lungo possibile, e gli chiederei da subito di aprire una discussione a tutto campo sulla legge elettorale e sulla riforma del Parlamento, che preveda un taglio dei parlamentari e un camera unica. Aggiungo che mi piace molto questo Parlamento: il più giovane di sempre, con più donne e sicuramente il più “pulito” degli ultimi vent’anni. Siamo proprio sicuri di volerlo sciogliere nel più breve tempo possibile?

Paolo Soglia

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Alcune parole a urne appena chiuse..

Soglia_sepRiemergo adesso dall’apnea dello spoglio: domani con calma farò un’analisi un po’ più dettagliata, per il momento solo alcune cose  di getto: ho temuto dai primi dati in cui si capiva che stavamo crollando che una volta perso il Senato si potesse verificare anche una maggioranza berlusconiana alla Camera. Non è accaduto, ma solo per una manciata di voti: avendo vissuto il ’94 e tutte le altre batoste non avrei retto… nonostante ci sia questa risicata maggioranza, va detto che l’ M5S è l’unico vero e indiscusso vincitore di queste elezioni, chapeau. Ciononostante ribadisco quanto già avevo scritto: Grillo e i grillini sono all’apice, ma adesso si apre una fase completamente nuova (per loro e per noi) e bisogna esserne all’altezza. Venendo a SEL: il risultato alla Camera è poco superiore al 3%: non è il tonfo del Pd rispetto alle attese della vigilia, perchè SEL è sempre stato quotato più o meno sul 4%, ma certo è un risultato scarso e in linea con la difficoltà mostrata dalla coalizione. Resto convinto che fossimo portatori di ottime idee e di buone soluzioni, ma in questo contesto non siamo stati ritenuti sufficientemente forti e credibili sulla possibilità di realizzarle. La coalizione aveva un deficit di innovazione, di speranza, e di voglia di cambiamento che alla fine è stato fatale.Tra i pochi (ma fondamentali) motivi di soddisfazione c’è che quel 3,2% è stato almeno determinante a non dare a Berlusconi un’insperata vittoria. Altra soddisfazione, questa anche personale,  (permettemela/permettecela) è il risultato di SEL a Bologna, dove col 6,11% si viaggia a velocità doppia rispetto alla media nazionale: il gruppo bolognese ha lavorato bene, e io ringrazio sentitamente i 14.000 bolognesi (più di 26.000 comprendendo la provincia) che hanno dato fiducia alla lista. Da domani comunque cambia tutto e tutto è in discussione: il PD , SEL, tutta la sinistra.. ma non solo. Direi che va messo in discussione anche il nostro rapporto con la politica e, mi sia permesso, anche come la intendono giornali, scienziati delle alleanze, orientatori del pensiero, supposti e autoproclamati “opinion leader”, e tutti quelli convinti di plasmare la società a loro piacimento, o secondo le loro esigenze, a prescindere dai segnali o dall’erba che cresce. Infine due cose. Primo: come è ovvio non sarò eletto, mi dispiace che per un soffio non sia passato neanche Massimo Mezzetti al Senato. In bocca al lupo a Ciccio Ferrara e a Giovanni Paglia che spero ce l’abbia fatta: a Roma non sarà una passeggiata.. Secondo punto, tanto per chiudere con una battuta: a tutti quelli che ci hanno scassato la minchia per due mesi chiedendo sempre e solo dell’alleanza con Monti direi che il problema non sussiste.. Converrete che questa volta siamo stati di parola :-)

Abbracci,
Paolo Soglia

Perchè voto SEL e il centrosinistra

vota-selPare una domanda idiota vero? Sono candidato,cosa dovrei votare? Invece voglio dare una risposta da elettore e non da candidato.
Mai come a queste elezioni la stessa idea di andare a votare è stata messa in discussione e mai come questa volta la situazione è fluida, variabile, umorale.
Moltissimi avevano annunciato l’astensione, poi come sempre accade, avvicinandosi la scadenza tornano sui loro passi. Altri sono e rimarranno indecisi fino all’ultimo. Altri seguono l’onda del momento..
Il voto non è il solo modo di fare politica, anzi: forse è il rapporto più distaccato che si possa avere, perchè in sostanza si delega qualcun altro a farla. Politica si fa tutti i giorni, in tanti modi.
Dunque il voto è una semplificazione e risente di mille fattori: la nostra storia passata, il senso di appartenenza, le motivazioni o le delusioni per cose fatte o non fatte, la rabbia, la frustrazione o viceversa l’eccitazione e l’entusiasmo. In alcuni casi il mero tornaconto personale,

Io voterò SEL alla Camera e al Senato per  tre motivi.
Sinistra Ecologia e Libertà ha fatto la scelta che io considero più giusta. Da qualche anno penso che l’idea del partitino su misura, a sinistra di quelli più a sinistra, sia una delle scelte più sbagliate che si possa fare. Bisogna stare dentro il processo di cambiamento e avere anche il coraggio di confrontarsi con alleati più ingombranti per competere sia sul governo delle città e delle regioni che del paese. Per incidere sulla linea politica, e cambiarla.
Lo sostenevo nelle ultime tornate di elezioni locali (Bologna, Milano..) e a maggior ragione lo sostengo adesso.
Penso inoltre che la sfida sia su altri due fronti: con la destra e con i neoliberisti c’è una visione speculare e opposta del modello di società, sia a livello nazionale che internazionale. Col Movimento 5 Stelle c’è una competizione politica che si gioca sia sul rinnovamento di tutta la classe dirigente che sul piano dell’effettiva capacità di Governo. Per Beppe Grillo è finita un’epoca: in quel grido che butta nella pancia della piazza: “stiamo arrivando” non c’è solo rabbia e orgoglio, c’è anche paura. Nel momento del suo apice infatti, come capita a tutti i movimenti, è già iniziata una nuova fase. A me interessa poco che lui (o loro)  ne siano all’altezza. L’importante è che ne siamo all’altezza noi.
Punto due
Il programma politico di SEL è quello che è più coerente con la mia linea di pensiero su molte questioni fondanti: diritti civili e laicità della Stato, difesa della scuola pubblica, diritto al lavoro, contrasto della corruzione e della criminalità organizzata, lotta alla speculazione e alla finanziarizzazione dell’economia, nuovi modelli di sviluppo improntati alla riconversione eco-sostenibile dell’apparato produttivo, difesa dei beni comuni.
Punto tre
Il combinato che si ottiene tra la decisione politica di stare all’interno di una coalizione che si candida a governare (mettendo in discussione le scelte altrui ma anche le proprie), unito a un programma che trovo non solo condivisibile ma auspicabile (e devo dire mai come adesso necessario) rende possibile che queste cose non restino puri proclami o urla di piazza ma diventino fatti concreti. E alla fine la questione è tutta qui: le cose, oltre che proclamarle, bisogna farle. Quantomeno provarci, questo è inderogabile.

Ecco perchè voterò SEL, perchè è l’unica forza politica che possa incidere sulle decisioni da prendere e sulle scelte di Governo. E che non solo non si vergogna di farlo ma che si assume il rischio e la responsabilità di farlo.

Il mio quindi non è un voto “utile”: è un voto politico.

Paolo Soglia
Candidato alla Camera per Sinistra Ecologia e libertà

Disarmiamoli, disarmiamoci

armiLeggo che oggi Gianfranco Fini sarà a Bologna: alle 10 sarà all’AVIS regionale a incontrare i volontari che raccolgono le donazioni di sangue accompagnato da Enzo Raisi che ha appena firmato un “manifesto di FLI sulle armi e sulla caccia” in cui si impegna, testualmente, a sostenere il: “diritto al possesso e uso legale e responsabile di armi per i cittadini onesti, inteso anche alla tutela del diritto di possedere armi quale strumento di sviluppo personale sociale e culturale..”. A Fini e Raisi diciamo che il sangue SI DONA E NON SI VERSA!  Bene, a questo punto mi impegno personalmente a promuovere in Parlamento misure diametralmente opposte per fare drasticamente diminuire le armi detenute legalmente nelle case degli italiani: serve un censimento di questo arsenale sommerso e misure molto più restrittive per il possesso e il porto d’arma. Poi bisogna promuovere anche una campagna di tipo culturale per eliminare le armi che sono nei cassetti e negli armadi di tanti cittadini. Lanciamo l’appello  “disarmiamoci”, una campagna per la restituzione volontaria delle armi regolarmente denunciate e detenute nelle abitazioni.

Paolo Soglia
Candidato alla Camera per Sinistra Ecologia Libertà

Squallore leghista a Bologna

lega_1«Sulla xenofobia in passato a volte la Lega Nord ci ha marciato, con l’obiettivo di raggiungere consensi». Parola di Roberto Maroni, segretario della Lega Nord che fresco di scandali nel suo partito – ramazza alla mano – voleva ridarsi un tono “perbene”. Ma poi arrivano le elezioni e il razzismo leghista torna sempre buono. E la Lega emiliana in caduta libera cerca consenso con l’espediente delle ronde e della caccia al nomade.

La squallida ronda leghista all’Ospedale Maggiore di cui oggi parlano le cronache on line era organizzata e guidata (come due “capimanipolo”..) da Manes Bernardini e da Francesca Scarano, rispettivamente consigliere regionale e possibile Senatore il primo e Vicepresidente del Consiglio Comunale la seconda. L’azione che evoca ricordi dal sapore apertamente squadristico pone immediati interrogativi: chi ha investito questa ronda di poteri di ordine pubblico? Con quale autorità militanti di partito con bandiere entrano in un ospedale pubblico come se fossero agenti di pubblica sicurezza allontanando le persone ?

E’ evidente che l’azione leghista nulla aveva a che fare con le problematiche che assillano la gestione di un grande ospedale, compreso quello del controllo degli accessi alle strutture: Forse, se il partito di Bernardini non avesse contribuito alacremente quando governava a distruggere la sanità pubblica e a inaridire le casse degli enti locali, adesso la direzione sanitaria avrebbe avuto maggiori strumenti per garantire il controllo e la vigilanza. Un problema che esiste e che va risolto, ma che certo la buffonata di Bernardini non sposta di un millimetro.

La questione di legittimità democratica però rimane: il Questore di Bologna, con il quale Bernardini ha annunciato di voler conferire a breve, intende riceverlo per annotare le lagnanze del capomanipolo della Lega Nord,  oppure intende diffidarlo formalmente, avvisandolo che in futuro non è disposto a tollerare queste squallide sceneggiate organizzate a puro scopo di propaganda elettorale?
Sarebbe interessante saperlo.

Paolo Soglia
Candidato alla Camera per Sinistra Ecologia Libertà

ps
Qualcuno avvisi Manes Bernardini che Roberto Maroni non è più Ministro dell’Interno e che (per fortuna) non lo sarà neanche dopo il 25 febbraio.

Ustica: la necessità storica di accertare la verità dei fatti

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Il 12 febbraio, prima di parlare dal palco dell’Arena del Sole a Bologna, alle 19,  Nichi Vendola visiterà il Museo della Memoria di Ustica: è una scelta importante.
Significa che l’Europa che vogliamo contribuire a costruire, uscendo dalle logiche perverse del neoliberismo, del rigore iniquo, della disoccupazione, dovrà essere anche un’Europa diversa nel rapporto coi suoi cittadini: un’Europa che chiuda definitivamente i conti in sospeso aperti nel periodo della guerra fredda inaugurando una nuova stagione di verità e di giustizia.

A oltre trent’anni di distanza dalla Strage di Ustica del 27 giugno 1980 abbiamo una certezza ribadita dalla Cassazione: fu un missile ad abbattere il DC9, causando la morte di 81 persone tra passeggeri ed equipaggio. Adesso il compito della politica è duplice: da una parte sostenere tutte le azioni della magistratura, a cominciare dalle rogatorie internazionali che resteranno lettera morta senza il supporto di un’azione diplomatica e il sostegno del nostro Governo.

C’è però un aspetto ancora più importante: la necessità storica di accertare la verità dei fatti. La strage di Ustica non è frutto di un attentato terroristico realizzato da un gruppo eversivo, ma di operazioni coperte che hanno visto impegnate forze armate appartenenti a stati sovrani. Sul basso Tirreno quella notte volavano caccia statunitensi della Nato e caccia francesi. Molto probabilmente anche Mig Libici. E poi aerei militari e civili Italiani.

Il DC 9 dell’Itavia si sarebbe trovato in mezzo a uno “scontro a fuoco”, avvenuto non per strada ma nei cieli, e con tutta probabilità è stato abbattuto per errore.
Questo tuttavia non attenua le responsabilità di chi ha operato e di chi ha coperto e depistato: la verità su Ustica è con tutta probabilità una verità imbarazzante e indicibile, ma non inconoscibile.

Noi non sappiamo chi ha lanciato il missile e perché, ma sappiamo perfettamente che qualcuno ha “visto”  quello che è successo e sappiamo che sicuramente, chiusi in cassetto e coperti dal segreto di Stato di qualche paese sovrano, ci possono essere i documenti che svelano sia la dinamica che le responsabilità.
Sappiamo dunque che c’è chi sa la verità su Ustica. E tace.

Paolo Soglia
Candidato alla Camera per Sinistra Ecologia Libertà

Europa: democrazia cercasi…

democrazia vendesiAlcune considerazioni sulla giornata di inaugurazione della campagna elettorale di SEL, aperta con la presentazione del libro “Democrazia Vendesi”, dibattito con Loretta Napoleoni e Ugo Mattei.
Come spesso accade le cose che iniziano con qualche problema poi invece finiscono bene. Pomeriggio intenso: bellissimo l’intervento conclusivo di Ugo Mattei (che ci ha raggiunti dopo mille peripezie) su economia, creazione del consenso e difesa dei beni comuni. Chapeu..

Anche il confronto con la Napoleoni è stato interessante. Personalmente condivido alcune analisi del suo libro, non tutte. Mi convince la parte descrittiva, storica, la descrizione del processo di formazione del debito, delle privatizzazioni e della costruzione di un’Europa monetaria zoppa, confusa e drammaticamente schiava delle imposizioni di un’elite liberista.

Sono perplesso assai invece sulle considerazioni politiche dell’autrice: dopo 170 pagine di analisi Napoleoni ne dedica solo una ventina alle effettive proposte e queste non mi convincono. Uscire dall’euro non è come non esserci mai entrati, quindi il paragone con la Gran Bretagna è, a mio parere, fuorviante. Oltretutto l’economia britannica è  radicalmente diversa dalla nostra: la Gran Bretagna è un paese assoggettato completamente al capitalismo finanziario e la sua City ne è la capitale mondiale. Attraverso i brandelli del Commonwealth dà copertura (sotto il cappello della corona inglese) a gran parte delle piazze offshore mondiali, a cominciare da quelle caraibiche.  La Gran Bretagna resta nell’Unione, a mio avviso, con un unico scopo: garantire che l’ingombrante vicino continentale a guida franco-tedesca persegua il più possibile rigide politiche economiche liberiste, e questo ruolo da cane da guardia del neoliberismo viene svolto sia che al Governo ci siano i Conservatori o il New Labour. Rappresenta quindi – a mio parere – uno dei principali nemici da battere nella costruzione di un’Europa sociale, un’Europa dei diritti, decisamente democratica. La Gran Bretagna non è la soluzione: è (in parte) il problema…

Veniamo poi alla singolare proposta di uscita dall’euro, così come descritta dall’autrice e da realizzare – semplicisticamente –  con un secco “si o no” referendario, tesi fatta propria e rlanciata da Grillo. Ebbene, come verrebbe ripagato l’enorme debito pubblico italiano? Per Napoleoni si dovrebbe continuare a garantire il pagamento degli interessi per quella parte del debito in mano a cittadini e imprese italiane. E questo è ovvio perchè se lo Stato va a dire a 50 milioni di persone che i suoi buoni del tesoro sono quasi carta straccia e i conseguenti risparmi degli italiani vanno in cavalleria, scoppia la guerra civile. Napoleoni propone però di rinegoziare il debito con gli investitori esteri (che sono poi quelli che stanno nella City di Londra, le massime espressioni della speculazione finanziaria mondiale..) proponendo questo singolare accordo, cito testualmente: “Dato che i mercati hanno accettato uno sconto del 75% del debito greco nelle mani del settore privato, un taglio del 50% di quello italiano non sembra un’ipotesi assurda…”

A me pare invece assurdo che un paese debitore, costretto ad accettare il commissariamento di Monti e il rigore per garantire il pagamento degli interessi a questi signori, detti le condizioni di pace ai creditori.. Questo compito spetterebbe, per Napoleoni ad “abili negoziatori”. Dunque un paese a rischio default, screditato dal ventennio berlusconiano e costretto ad applicare sotto dettatura le rigide politiche del rigore, come ben descrive Napoleoni in tutto il suo libro, manda poi “abili negoziatori” a convincere gli strozzini stessi ad abbuonargli metà del debito… Con quali possibilità di successo?
Non solo. Parliamo dell’uscita dall’euro: certi slogan possono andar bene a Beppe Grillo per scaldare la piazza, trovo però politicamente irresponsabile proporre soluzioni al buio, sulla pelle dei lavoratori e delle imprese produttive, senza prendere in considerazione cosa succederebbe dopo.Esci dall’euro? Bene. Ti scontano il debito? Ma non scherziamo...se non paghi, succede come con  gli strozzini che applicano il pizzo, quelli si prendono tutta la baracca.  L’Italia non è la Grecia: ha una grande industria, ha delle banche, ha patrimonio immobiliare, ha un immenso patrimonio culturale, ha risorse naturali, ha territorio, ha un mercato interno importante ed è uno dei paesi a più alto tasso di risparmio accumulato. Boccone ghiottissimo. Daltronde è la stessa Napoleoni a spiegare molto bene come funziona questa appropriazione e la conseguente svendita del patrimonio pubblico e dei beni comuni nelle sue analisi sulla formazione del debito e sulle politiche d’austerità.

Infine: forse a qualcuno sfugge che gran parte della nostra economia è inquinata dalla corruzione o addirittura direttamente prodotta da una delle principali imprese del paese: la criminalità organizzata. Se esci dall’euro in posizione di estrema debolezza, senza alcun paracadute politico, e inventi una nuova moneta, questa in men che non si dica si svaluterà moltissimo creando un’iperinflazione. Per mandare avanti imprese e settore pubblico ci sarà un immediato bisogno di valuta forte. L’unica “banca nazionale” che ne dispone in modo ingentissimo (lo sanno bene le imprese in questi momenti di stretta del credito..) è la criminalità organizzata che entrerebbe così dal portone principale, e non più in modo occulto, in ogni ganglio dell’economia italiana diventando in poco tempo – legalmente – il vero player economico del paese. Il rischio concreto dunque è quello della trasformazione dell’Italia in uno Stato offshore, una piattaforma incuneata in Europa, ricettacolo di ogni traffico illecito e di ogni riciclaggio di danaro. Un paese controllato completamente, in tutti i suoi settori, dalla criminalità organizzata e dalla speculazione internazionale: ovviamente quella “pulita”, elegante e dal bell’accento, mica con coppola e lupara…Se queste sono le soluzione le lascio volentieri a Beppe Grillo e compagnia. La nostra proposta politica, ben sintetizzata dall’intervento conclusivo di Luca Basile si basa su un altro programma:
A queste regressioni, allo spread sociale e culturale,andrà contrapposto il rilancio del processo costituente europeo per gli Stati Uniti d’Europa. L’Italia come paese fondatore dell’Unione Europea deve tornare a essere protagonista non solo attraverso la costruzione di un’architettura di governo fondata sulla partecipazione diretta dei cittadini, ma anche e soprattutto attraverso il sostegno a politiche fiscali eque, che contribuiscano a redistribuire la ricchezza e rilanciare un piano europeo, un Green New Deal, che costruisca le basi per la buona e piena occupazione, per la conversione dell’economia e dei cicli produttivi, per politiche di welfare e di cittadinanza, per il reddito minimo su scala continentale. Al Fiscal Compact contrapporremo pertanto un patto dei cittadini per la democrazia, i diritti sociali, il reddito minimo, i diritti dei lavoratori, l’equità e la giustizia.

Particolarmente significativi mi appaiono questi tre punti:
1) Daremo sostegno ad un’Assemblea Costituente ed un processo
di revisione dei Trattati nel quale il Parlamento Europeo eletto nel 2014 avrà un ruolo centrale (..) La BCE dovrà sostenere i paesi in crisi operando come prestatore di
ultima istanza per i titoli di Stati, ed emettendo eurobond;

2) Sosterremo l’introduzione della tassazione sulle transazioni
finanziarie, allargando il numero di paesi sostenitori e
utilizzando il gettito per obiettivi di tipo nazionale (welfare,
politiche del lavoro etc) e internazionale (cooperazione allo
sviluppo, lotta ai cambiamenti climatici) nell’ottica di un
maggior coordinamento a livello europeo;
3) Chiederemo la rinegoziazione del Patto di Stabilità fissando i
parametri secondo i quali definire come produttivi specifici
capitoli di spesa (welfare, conversione ecologica, spese per
occupazione, innovazione, cultura) ed impegno alla revisione
della Golden Rule al fine di escludere tali spese dal Patto di
Stabilità;

Paolo Soglia
Candidato alla Camera per Sinistra Ecologia Libertà

ps
Un particolare ringraziamento, oltre ai partecipanti, va a Maurizio Tarantino che ha organizzato l’incontro e a tutti coloro che hanno contribuito a realizzarlo