Per un Governo “Parlamentare” che duri a lungo

parlamentoLa bolla è esplosa, l’M5S è primo partito e il Centrosinistra, per governare, deve scegliere. A quanto pare Bersani e Vendola hanno intrapreso la strada giusta, quella di aprire un dialogo con il Movimento 5 Stelle in modo da capire se c’è la possibilità di formare un Governo. Mentre tutti i commentatori, o quasi, sono alle prese con il giochino delle nuove alleanze, mi si permetta di guardare la cosa sotto un altro aspetto. Lo scenario a cui stiamo assistendo deve far intendere la politica in modo nuovo. La questione che si apre in parlamento tra Pd-Sel e M5S non è, e non deve essere letta, col vecchio manuale delle alleanze di scopo, in cui il carro buoi di parlamentari veniva spostato in blocco sulla base degli accordi tra segreterie.

Più che di alleanza bisognerà parlare di “collaborazione” e il Governo che verrà dovrà sperimentare un nuovo approccio, molto più in linea con i dettati Costituzionali, in cui all’art. 67 si prescrive che Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Dunque il Centrosinistra che è la coalizione vincente deve esprimere ancor prima di una lista di Ministri un’agenda tematica precisa, da sottoporre al Parlamento, e concordata in primis coi membri eletti dall’M5S, in cui si ricerchi il massimo delle convergenze tematiche e che renda possibile aprire una collaborazione parlamentare.

Tra i programmi del Movimento 5 Stelle e Sel la convergenza tematica è fortissima e dunque il problema potrebbe essere facilmente risolto. Più complesso il discorso col PD, perché il partito di Bersani ha molte più divergenze sul piano delle scelte economiche, di difesa di interessi consolidati e sulle grandi opere. Il Pd ha pure grandi timidezze sul piano dei diritti civili (ma quello dei diritti civili non è il tema caro all’ M5S) e sulla tutela dei beni comuni che invece è uno dei cavalli di battaglia del movimento di Grillo. Ma da qualcosa si deve partire e anche il Pd deve capire che la sostanziale sconfitta non è dovuta solo a errori di comunicazione, o nella scelta del leader più o meno piacione (Renzi al posto di Bersani), ma anche e soprattutto a errori storici di linea politica: l’abbandono progressivo di politiche che tutelino le persone, i servizi pubblici, i beni comuni, la scarsa apertura alla partecipazione diretta. E poi lo scivolamento acritico sui modelli di vita più conformi alla società di “mercato”, così cara al neo liberismo: è questa la vera linfa che ha fatto crescere impetuosamente Beppe Grillo e il suo movimento che è diventato testimone “anomalo” di quei valori che la sinistra doveva rappresentare ma che ha progressivamente abbandonato. E Grillo non collocandosi a sinistra non ha neanche problemi ad attrarre su questi temi persone di diverso orientamento ideologico.

Bisogna dunque ripartire da un’agenda di collaborazione in cui dovrebbero trovare posto da subito alcuni punti: approvazione di una legge sul conflitto d’interesse, immediata approvazione della legge sul voto di scambio politico-mafioso così come proposta da Libera; legge anticorruzione con estensione dell’esproprio dei beni (come previsto dalla Legge La Torre) non solo per la criminalità organizzata ma anche per per i corrotti; legge a difesa dei beni comuni a cominciare dall’acqua così come sancito dall’esito referendario; rinuncia all’acquisto dei caccia F35 e taglio drastico alle spese della politica, a cominciare dagli emolumenti dei parlamentari e dai rimborsi elettorali, infine reddito di cittadinanza. Su queste basi si formerebbe un Governo che avrebbe il voto di fiducia Pd-Sel-M5S e che poi dovrà conquistarsi di volta in volta la maggioranza al Senato. Eventuali voti contrari non determinerebbero però la caduta del Governo.

Ebbene, a me viene da dire che un Governo siffatto lo vorrei il più a lungo possibile, e gli chiederei da subito di aprire una discussione a tutto campo sulla legge elettorale e sulla riforma del Parlamento, che preveda un taglio dei parlamentari e un camera unica. Aggiungo che mi piace molto questo Parlamento: il più giovane di sempre, con più donne e sicuramente il più “pulito” degli ultimi vent’anni. Siamo proprio sicuri di volerlo sciogliere nel più breve tempo possibile?

Paolo Soglia

11 pensieri su “Per un Governo “Parlamentare” che duri a lungo

  1. Concordo anche se non del tutto. Ho una curiosita’, cosa signiifica riferito al parlamentare “esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” ?

    • che il parlamentare non è legato alla nomina ricevuta dal partito che lo ha eletto ma risponde solo in nome del popolo che lo ha eletto. In pratica ogni parlamentare non può essere “revocato” dal partito o dalla lista in cui è stato eletto: il partito può espellerlo, ma lui resta sempre parlamentare. Questo, che è un principio giusto perchè sancisce l’indipendenza di ogni parlamentare, nel nostro paese ha causato anche degenerazioni: gli innumerevoli “cambi di casacca” da un partito all’altro a legislatura in corsa per intenderci…

      • la cosa avrebbe ancora piu’ peso se si potesse scegliere direttamente il parlamentare.

      • Non c’è dubbio Carmela, le liste bloccate sono uno scandalo che va avanti dal 2006 e che bisognerebbe subito cambiare con un a nuova legge elettorale, spero che l’M5S dia il suo contributo.

      • La Costituzione l’ha vista lunga ma la “nostra” vista spesso e’ miope e corta…. (scusa il gioco di parole :-))…

  2. aggiungo. ci sono anche motivazioni nobili e positive: significa infatti che un parlamentare è libero di votare secondo coscienza ciò che ritiene giusto anche contro la lista che lo ha eletto, senza correre il rischio di vedersi revocato il mandato.

  3. fa piacere notare che siamo in un certo numero a pensarla cosí (e, scevri da complessi di inferioritá, non da dopo le elezioni). il punto semmai é: come e dove siamo rappresentati in questa opinione, da quale iniziativa? paolo vai avanti tu?

    • ciao Straz: intanto come SEL adesso abbiamo una rappresentanza parlamentare. Dobbiamo giocare la partita innanzitutto li, ma anche facendo da fuori un’operazione di “coscienza pubblica”, di informazione. contemporaneamente va fatta pressione sui parlamentari M5S per aprire un dialogo. Queste direi che sono le tre azioni necessarie e contemporanee da subito.
      Bersani ha annunciato che farà il Governo “di scopo”. Per il momento è congelata l’idea deleterea del governissimo, ma non basta. Bisogna proporre anche un Governo diverso, anche perchè Grillo non darebbe mai la fiducia a un esecutivo come aveva in mente il Pd prima delle elezioni: coi D’alema o le Bindi o i Monti boys. Luca Basile propone in Governo “Sbilanciamoci”, ipotesi interessante…

      • Come e dove partire? Dalla città di Bologna, in cui SEL governa all’interno della maggioranza del consiglio comunale e nei consigli di Quartiere (in cui, se si vuole, si può fare TANTO).
        L’importante e’ che SEL, SEL solo con Vendola, per la città di Bologna, cominci a difendere ed affermare le proprie proposte FUORI dagli accordi al ribasso con quella parte del PD ancora “pigra”….
        Come la vedi, Paolo?

      • La vedo così: a Bologna è un conto, in Italia un altro. A Bologna c’è una lista civica partecipata da SEL che è entrata in Giunta, credo che con questo voto nazionale per i consiglieri di SEL sarà più facile lavorare perchè il vento è cambiato. Su un piano più generale il PD che ha la forza dei numeri, ma non sempre quella della ragione, su molte cose ha sottovalutato o osteggiato posizioni alla sua sinistra che riprese in parte dall’M5S appaiono oggi maggioritarie. Ma il punto Piero è un altro: “SEL solo con Vendola” per me non va da nessuna parte. La sconfitta della coalizione è anche di Vendola ed è dovuta al fatto che SEL non ha convinto nessun elettore di sinistra o un giovane disoccupato, o un arrabbiato o un deluso, che rafforzando SEL si sarebbe spostato qualcosa. E quindi hanno tutti votato Grillo: non perchè molti ritenessero le posizioni di SEL non condivisibili, ma perchè ritenevano che un partito piccolo come SEL sarebbe stato sostanzialmente ininfluente, non determinante e non avrebbe avuto alcun ruolo nella strategia politica della coalizione. Giusto o sbagliato è così e bisogna ripartire da lì.

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