Donini rilancia il dibattito sul conflitto d’interesse: il suo.

donini--180x140Leggiamo un po’ stupefatti l’intervista sul Corriere di Bologna in cui il segretario dei democratici di Bologna Raffaele Donini annuncia candidamente di aver assunto la direzione di una testata giornalistica locale, nello specifico Radio International.
Ora: vorrei sgombrare subito il campo da possibili e spiacevoli considerazioni personalistiche: considero Donini una brava persona e pur non conoscendolo come giornalista non ho motivi per credere che non possa essere anche un buon direttore. Conosco anche molto bene l’editore di Radio International, Paolo Pedrini, con il quale ho sempre avuto ottimi rapporti.
Ciò detto, credo che il macroscopico conflitto d’interesse in cui si è infilato il segretario cittadino del Pd sia sotto gli occhi di tutti.
Anzi, non di tutti: ancora oggi leggevo (abbastanza incredulo..) i post di molti esponenti Pd che lodavano il segretario che “va a lavorare”, “Perché la politica non deve più essere un mestiere a tempo indeterminato…”
Ebbene: Donini è un funzionario a tempo determinato del partito democratico, regolarmente stipendiato (credo anche che abbia dichiarato che il suo stipendio è attorno ai 3.000 euro, ma potrei sbagliare..) per il lavoro che fa a tempo pieno. Il mandato a cui è stato eletto è temporaneo. Il fatto che Donini svolga un’altra professione retribuita quando avrà finito di fare il segretario (regolarmente retribuito) sarebbe normale e auspicabile.
Che tante persone  invece non comprendano che svolgere contemporaneamente il ruolo di segretario di un partito che governa la città e il direttore giornalistico di una testata comporti un notevole conflitto d’interesse, non è un buon segno.
Incalzato sul problema Donini afferma al Corriere che : «La regola anche con la mia redazione è semplice: non si parla di politica. La radio non segue la cronaca politica. Certo se viene approvata una delibera sui T days ne diamo conto. Ma non seguiamo certo il dibattito quotidiano nel Pd».
Tutto qui: amen. La cosa che sfugge a molti, e a Donini in particolare, è che non sia in discussione la buona fede o meno del soggetto in questione ma, appunto, il “conflitto di interesse” come stato di fatto, indipendentemente che se ne tragga profitto politico o si svolga in modo fazioso la professione giornalistica.
Già il fatto che Donini debba dire che non si occupa di politica come direttore di testata e che, esplicitamente, impedisca alla sua radio di occuparsene denota questa anomalia.
Mi chiedo: impedire a una redazione di occuparsi di politica è una corretta e trasparente scelta editoriale o è una conseguenza dovuta alla presenza del segretario? E se un domani un caso politico investisse il Donini Segretario come si ripercuoterebbe questa cosa nei confronti del Donini Direttore? Avrebbe un peso sulle sue scelte, su quelle dei redattori, su quelle dell’editore? E nel giudizio degli ascoltatori?

Insomma, il problema sussiste quando due attività sono in conflitto oggettivo per i ruoli che si ricoprono in quel momento.
Donini farebbe bene a fare una cosa alla volta e non mettere se stesso e il suo partito in costante imbarazzo rispetto ai molteplici ruoli che svolge in commedia.
Il problema del conflitto d’interesse, in Italia, non è solo un problema giuridico e normativo: è soprattutto un problema culturale. Moltissime persone entrano in uno stato di conflitto d’interesse senza nemmeno rendersene conto e si giustificano col fatto che si ritengono, fino a prova contraria, brave persone.
Ma il conflitto d’interesse non è un giudizio di merito, in cui incorrono solo le persone malvagie quando fanno o non fanno qualcosa: il conflitto d’interesse è uno “stato di fatto”, in cui ci si viene a trovare se si svolgono incarichi oggettivamente incompatibili o suscettibili di problemi di trasparenza, di interesse economico, politico o d’ordine etico e deontologico.

Il tema del rapporto tra politica e comunicazione in questo senso è tra i più delicati e non può essere addossato solo al macroscopico “conflitto vivente” rappresentato da Berlusconi.
Tra gli otto punti di Bersani da portare alle Camere, c’è anche quello del conflitto d’interesse. Si spera che la discussione sia ben più approfondita di quanto sta accadendo ora a Bologna e che prevalga un estremo rigore nel definire i corretti ambiti del “conflitto d’interesse” e le sue molteplici conseguenze .

Paolo Soglia

Un pensiero su “Donini rilancia il dibattito sul conflitto d’interesse: il suo.

  1. Pingback: Alcune differenze tra il compagno Maltese e noi… | paolosoglia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...