Monster & Co: la fabbrica della governabilità

monsterCapita di leggere sempre più spesso dotti editoriali che dissertano di politica enunciando curiose teorie.
Quella che va per la maggiore, tra gli editorialisti e i politologi sia di area Pd che di area moderata e centrista, è che a sinistra si stia verificando uno smottamento di elettorato dal partito democratico a un’area ancora indistinta ma variamente definita come di “sinistra estrema”, “reducista”, “nostalgica”, “utopista” e via elencando.
C’è chi rozzamente evoca gli “Inti Illimani” e chi magari più forbitamente ne parla dalle pagine del Corriere della Sera, ma il senso è quello.
Ovviamente a supporto di siffatte definizioni non viene proposta alcuna analisi politica: basta che su un palco salgano due o tre personaggi per parlare di un “nuovo asse a sinistra”, basta criticare la svolta presidenzialista di Letta per diventare da esimi costituzionalisti a vecchi rincoglioniti, ottusamente chiusi nella difesa intransigente della Carta e ostili pregiudizialmente a ogni cambiamento.

La chiosa finale poi è immancabile. Si teorizza, in sostanza, che esista una sinistra incarnata dal Pd piena di problemi, divisa su quasi tutto, flagellata dalle correnti e priva di una visione politica, ma che in virtù dell’accettazione delle “larghe intese” e del fatto che ha in qualche modo fatto sue gran parte delle istanze del campo avversario, è l’unica sinistra a rappresentare la “modernità”.
Una sinistra balbettante, talmente confusa da non saper opporsi neanche alle distorsioni più macroscopiche generate dalla crisi, dai conflitti d’interesse, dagli abbracci consociativi più imbarazzanti, che però (guarda caso..) è quella che viene ritenuta adatta a governare.
Dall’altra parte c’è il coagulo ancora informe di una sinistra diffusa, sociale, che ragionando nel merito delle cose, e ponendole spesso in discussione, viene bollata come irresponsabile e massimalista.
Se da quest’ultima qualcosa dovesse in qualche modo prendere forma il risultato, secondo i dotti, è solo uno: impossibilità di vincere e impossibilita di governare.

Ebbene, a nulla vale ricordare che negli ultimi anni tutte le volte che una sinistra di massa è tornata a vincere (e a governare) questo è avvenuto solo in virtù dello spostamento del pendolo, all’interno del campo del centrosinistra, da una parte all’altra.
Spesso questo spostamento si è incarnato con figure dipinte durante le primarie esattamente in quel modo (utopiste, massimaliste, troppo spostate a sinistra, etc etc), salvo poi stupirsi e gridare al miracolo quando alla fine non solo spiazzavano tutti alle primarie, ma andavano a vincere le elezioni e a governare città e regioni.

Quello che in realtà non va giù e che viene percepito come estremo pericolo, è il fatto che prima queste episodiche vittorie dovevano sempre fare i conti con una struttura di partito orientata in ben altra direzione. I governatori, i sindaci, ancorchè vincenti, restavano comunque confinati a una dimensione civica e individuale.
Ora invece si comincia a pensare, seriamente, di mettere in discussione l’intero modello: c’è spazio per un partito di massa che non sia ostile al cambiamento, che non viva il prevalere delle proprie energie più significativamente critiche come “un rospo da ingoiare” per poi tornare sulla “retta via” delle intese strette o larghe coi centristi o addirittura col Pdl.
Anzi: se questo spazio venisse riempito si verrebbe a creare la base per significativi cambiamenti non solo nelle aree locali e periferiche ma proprio dall’interno del Governo centrale, con la possibilità reale di mettere finalmente in discussione anche il rigorismo suicida dell’Europa a trazione tedesca e più in generale gli effetti più deturpanti e nocivi prodotti dal neoliberismo selvaggio.

L’operazione dei “dotti” quindi è piuttosto scoperta: una “Monster&Co” per spaventare il più possibile il confuso e sfiduciato elettorato del centrosinistra raccontando loro che l’unica minestrina possibile è quella passata dal governo Letta / Alfano a Roma e dal sindaco Merola a Bologna.
Non è vero, e lo si è visto anche recentemente, quindi coraggio: si vada avanti ben sapendo che esistono insidie, fragilità, spinte centrifughe che portano spesso ad avvitarsi in un minoritarismo testimoniale, ma che la barra deve essere ferma e diretta a orientare un cambiamento reale, sia che lo si faccia dall’opposizione, sia quando (e questo è il vero obiettivo) si assumono responsabilità di governo.

Paolo Soglia

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