Le brevi – In ansia per il Cavaliere

Disperata corsa contro il tempo dei dottori della Cassazione per rianimare il Cavalier Silvio, colpito prematuramente da sentenza d’appello ormai in procinto di passare in giudicato. Il Primario, Professor Napolitano, però non si sbilancia: “speriamo di salvarlo, ma la sentenza per il momento rimane riservata”. A casa Letta i familiari del Pdl e i parenti stretti del Pd attendono notizie scambiandosi preoccupati sguardi di larghe intese.

(Paolo Soglia)

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Bye bye Bologna

nettuno 2Quello che è successo a Bologna ha qualcosa di emblematico, in linea coi tempi. Il processo politico democratico basato sul suffragio universale in cui “la sovranità appartiene al popolo” è al capolinea.

La sovranità non appartiene più al “popolo”, per il semplice fatto che è stata sussunta da istituzioni economiche e politiche transnazionali che esercitano il proprio potere senza legittimazione elettorale, mentre a livello locale i contenitori (Parlamento, Consigli) e gli strumenti di rappresentanza o di indirizzo (elezioni, referendum) vengono svuotati di ogni reale incidenza.
In queste condizioni, dice oggi Pieralisi, esistono solo due strade per sbloccare la situazione: “o con processi istituzionali e politici forti e grandi svolte elettorali, oppure, quando la democrazia non riesce a dare risposte, il campo si riempie di un’insorgenza popolare“.
Bene, a Bologna è improbabile che la gente scenda in piazza in maniera così massiccia e compatta da spaventare il Palazzo, facendolo sentire delegittimato e assediato.

Resta dunque la prima strada, peraltro assai impervia:  avviare un processo politico nuovo, che metta in discussione l’esistente. Per poter incidere bisogna tuttavia essere legittimati da una grande forza elettorale e saper fare politica.
Il referendum eclissato è una sorta di spartiacque che può servire a fare chiarezza.
Molti chiedono che Sel esca dalla maggioranza, ma in effetti quella “maggioranza” non esiste più da un pezzo. Perché non esiste più quel Pd del 2011, già in crisi ma emilianamente convinto di essere il solo dominus sulla scena politica, ancorato ai suoi riti e al suo apparato, innamorato della sua autoreferenzialità e del suo piccolo cabotaggio.
E’ stato spazzato via dalla crisi, dall’affermazione dei 5 stelle e dall’implosione post elettorale del partito. Nel dramma, tutti ora rinnegano i loro leader ormai logori (Bersani, Errani) e si attaccano a Renzi, vogliono “resettarsi” sperando torni tutto come prima: per continuare col buonsensimo conservatore a tutela delle corporazioni economiche e delle nomenclature di riferimento.

Ma anche l’altro pezzetto di maggioranza è mutato geneticamente: nel 2011 l’alleato del Pd non era “Sel”, ma la lista civica di Amelia Frascaroli, primarista Pd, appoggiata in corsa da un piccolo partito (Sinistra Ecologia Libertà).
Era un esperimento interessante, ma è finito da tempo, senza neppure un’elaborazione politica di quello che è successo. In Giunta la capolista Frascaroli e Riccardo Malagoli (in quota Sel) ormai rappresentano sé stessi.
Per quanto riguarda i consiglieri, due sono dirigenti di Sel (La Torre e Cipriani), uno è un indipendente entrato in lista con Amelia (Pieralisi) con una storia di movimento e di impegno civile sulla scuola, e l’ultimo è un giovane di belle speranze vicinissimo a Frascaroli (Sazzini) di cui da tempo si son perse le tracce.

Disquisire sull’uscita di Sel dalla maggioranza è legittimo ma può anche esser fuorviante: quale maggioranza? Quale Sel? Tutto il blocco dell’ex lista civica (che non esiste più)? Solo il consigliere indipendente? Con o senza i consiglieri dirigenti di Sel? Se si pensa che una compagine abbia esaurito il proprio ruolo si può legittimamente “togliere il disturbo”. Un atto altamente simbolico, ma che – ricordiamolo – non produrrebbe una crisi di “maggioranza”, visto che il Pd con l’ex Idv è autosufficiente anche senza larghe intese.
Forse sarebbe più utile guardare avanti: il Comitato Articolo 33, per esempio, si è sciolto avendo esaurito il suo mandato. Giusto.
Tuttavia, se non si vuole dissipare l’energia che ha prodotto e le empatie politiche e umane che ha generato, sarebbe opportuno che chi vi ha partecipato possa ritrovarsi in altre forme: un contenitore progettuale aperto, che incalzi fin d’ora la Giunta e il Consiglio Comunale e che sia capace di arrivare alle prossime elezioni con credibilità e idee innovative (non solo sulla scuola), indicando persone in grado di proporsi per amministrare tutta la città.
D’altronde sperare che i miracoli non capitino solo a Messina non è chieder troppo.

Paolo Soglia

L’invasione degli UltraRenzi

bdysntchUn fenomeno inquietante si sta propagando nel Pd emiliano, le voci sempre più preoccupate si rincorrono di circolo in circolo e i timori si fanno via via più insistenti. Pare che una misteriosa civiltà extraterrestre, i renzidi, si stia insediando nel nostro territorio utilizzando una tecnica di dissimulazione perfetta.

I funzionari del Pd, i dirigenti, gli amministratori, perfino i consiglieri di quartiere, vengono sostituiti da copie esattamente identiche all’originale, in tutto e per tutto (sembianze somatiche, voce, propensione a rispondere a ogni richiesta dei cittadini “non è la priorità”, etc,). L’unica cosa che sembra differenziare la copia rispetto al funzionario originale di cui ha preso il posto è un appassionato e entusiastico appoggio al nuovo leader del momento: Matteo Renzi.

Le prime avvisaglie di questa invasione si sono avute alle recenti amministrative e secondo i rapporti segreti redatti dal S.I.F.P.E. (Servizio Informazioni sulle Forme di vita Politica Extraterrestre) interi paesini dell’Emilia-Romagna sarebbero già stati colonizzati.
Ad Imola, per esempio, l’intera classe dirigente del Pd (tutti bersaniani ortodossi di provata fede fino alle politiche 2013) dopo aver incoronato Manca candidato Sindaco sono andati a letto sereni e la mattina seguente, incredibilmente, si sono svegliati tutti renziani.

A un cronista che dopo il voto gli chiedeva se si fosse sentito con i leader del partito pare che il Sindaco riconfermato abbia risposto così: “Certo, ho sentito subito Matteo, ma naturalmente anche Epifani..”
E Bersani?
“Il cantante? No, non mi sembrava il caso…”

L’invasione dei renzidi potrebbe avere effetti catastrofici sul Pd: abituati a dividersi su tutto, anche sul colore delle tovaglie alle feste dell’unità, ora paiono contagiati da un singolare unanimismo. Niente più guerre tra ex pidiessini e ex margheritini, tra dalemiani e prodiani, tra veltroniani, mariniani ed erraniani, niente più frizioni correntizie.  In un circolo di Massa Lombarda, dove solitamente l’ultimo gruppo che lasciava la sede dopo una riunione cambiava la serratura della porta, si registrano ormai da settimane discussioni silenziose che finiscono con mozioni approvate all’unanimità e l’unica immagine che troneggia nella grande sala conferenze è quella del sindaco di Firenze vestito da Fonzie. Al recente direttivo era presente anche una delegazione bulgara che prendeva appunti.

L’ultimo caso sospetto è quello del segretario regionale del Pd, Stefano Bonaccini. Da quando è diventato renziano ed è stato incoronato da Matteo in persona i suoi amici sono diventati sospettosi e temono si tratti di un renzide che ha sostituito il Bonaccini originale. Ad alimentari i dubbi è stata la grigliata organizzata dal Pd di Anzola la scorsa settimana dove Bonaccini, da sempre mattatore incontrastato e gran divoratore di spiedini, è stato visto ordinare solo fave che peraltro ha buttato via mangiandosi solo il bacello.
Singolare invece il caso del Sindaco Merola: è l’unico che pare immune al contagio. I maliziosi sostengono che era già un renzide anche se non lo sapeva…

I più preoccupati a questo punto appaiono però i renziani originali della prima ora: hanno seguito Matteo fin dagli albori, quando ancora per farsi invitare a una festa del Pd doveva spacciarsi per il sosia di mister Bean e ora hanno una paura matta di andare a letto renziani e risvegliarsi renzidi, senza peraltro che il giorno dopo nessuno attorno a loro si accorga della differenza.

Paolo Soglia