Le Brevi: pronto, sono Bergoglio…

Oggi mi ha telefonato il Papa:

“Come va Paolo, tutto bene?”
“Non c’è male. E lì a Roma? Com’è il tempo?”
“Bello dai.. non ci lamentiamo”
“Qui invece un po’ nuvolo…”

Insomma le solite cose…

Annunci

Le Brevi: Violantemente

Neanche il tempo di abborracciare una strategia e per il Cavaliere condannato c’è subito l’amorevole soccorso del “saggio” Violante: congelare tutto con un bel ricorso alla Consulta sulla legge Severino che metta la pratica in naftalina poi, col tempo, una bella grazia e non se ne parla più.
Non capisco come mai con tutti i magistrati faziosi, comunisti e antiberlusconiani che ci sono in giro l’unico (ex) magistrato (ex) comunista, fazioso e appassionatamente berlusconiano – Luciano Violante – se lo tenga il PD.

Si vede che ci tiene…

Burocrazia In-vasata

pitaleC’è qualcosa di surreale nel divieto che la Soprintendenza di Bologna ha notificato a un gruppo di artisti impedendogli di poter svolgere il loro spettacolo per bambini in un teatro gonfiabile a forma di vaso da notte posizionato alla Montagnola.

“Questa soprintendenza” scrive la responsabile Paola Grifoni per motivare il diniego “tenuto conto del rilievo artistico e architettonico del complesso monumentale in argomento ritiene che la collocazione di un “Pitale” (scritto così, con la maiuscola..) non possa essere compatibile con i principi di decoro e valorizzazione conformi alla natura del bene tutelato”.
In queste poche righe, perfette, c’è tutto: la Russia zarista con la sua burocrazia implacabile narrata da Gogol, l’Inghilterra vittoriana in cui si coprivano le gambe dei tavoli considerate “impudiche e sconvenienti” , ma anche la Sicilia del Gattopardo con le sue amministrazioni borboniche, non molto dissimili da quelle attuali, in cui tutto e nulla è possibile a seconda degli insindacabili giudizi emessi dai funzionari del regno.

E’ l’immagine migliore per descrivere la decadenza di questa città.
Con un esercizio di fantasia immaginiamo per un attimo di assistere alla laboriosa riunione nella sede della Soprintendenza: ore e ore a distillare permessi e dinieghi su tinte e dehors, sulla forma dei cassonetti e sull’altezza delle parabole e poi, a un certo punto ecco arrivare il turno del “Pitale”.
Quali pericoli hanno intravisto questi occhiuti funzionari in un questa specie di pallone gonfiabile da montare e smontare in una settimana? Quali oscuri presagi? Quale inconfessabile prurito e quale offesa al pubblico senso del pudore o allo stesso concetto di “bellezza”? Un concetto peraltro così complesso e sfuggente che spesso trascende anche la mente degli artisti più concettuali e addirittura degli stessi funzionari di altre soprintendenze che hanno concesso al “Pitale” asilo nella prestigiosa sede della Reggia di Colorno.

Va detto che la città in cui si discute (e si nega) la presenza del suddetto Pitale è la stessa in cui si trasforma temporaneamente in discarica il piazzale delle Sette Chiese, dove non si nega a nessuno di costruire un bel sarcofago in cemento da qualche parte e dove innumerevoli palazzi storici e complessi monumentali ormai marciscono per assenza di idee, progetti di rilancio, e naturalmente soldi.

Vogliamo però sempre essere ottimisti. Lungi da noi pensare che i validi funzionari abbiano voluto esprimere un mero giudizio estetico, pensiamo altresì che la loro determina sia invece frutto di una legittima preoccupazione sanitaria: vista la cronica assenza, ormai più che trentennale, di bagni pubblici nel centro cittadino, hanno avuto paura che la cittadinanza ormai esasperata potesse finalmente dar sfogo alle sue necessità fisiologiche utilizzando allo scopo il vasino gigante.
Un enorme catino di raccolta dei “bisogni” dei cittadini.
E questo affronto, signori, la nostra Soprintendenza non poteva permetterlo!

Paolo Soglia

Le Brevi: formidabile Capanna

Insigni giuristi di tutto il mondo insorgono alla richiesta di Mario Capanna di affidare Berlusconi alla Fondazione “Diritti Genetici”, di cui lo stesso ex leader di Democrazia Proletaria è Presidente.
“Per quanto sia colpevole e debba pagare” – specificano  – “a tutto c’è un limite: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”.
Nei progetti di Capanna c’era infatti la pubblicazione di un nuovo libro-intervista sulla vita del Cavaliere dopo la condanna, titolo provvisorio: “Formidabile quell’anno”.

Berlusconismo: il coraggio di uscirne

2. il comitato di liberazione nazionaleNonostante molti si crogiolino sulla condanna di Berlusconi, il Cavaliere azzoppato continua ad avere in mano il suo destino e a ricattare un intero paese costringendolo a occuparsi di lui.
Un paese sfinito e impoverito che si occupa ossessivamente delle sorti di un miliardario…

Il suo mesto crepuscolo dunque è infinito. Questo dipende dal fatto che Berlusconi ha un’idea deteriore e deteriorata di paese, ma pur sempre un’idea e che su quest’idea ha plasmato per vent’anni la sua azione coniugando in una sola figura potere economico, mediatico, politico e criminale.
L’effetto ottenuto è che il berlusconismo come fenomeno sociale e culturale è ben più persistente del suo peraltro coriaceo inventore e sta tentando ora di reincarnarsi per via dinastica.
Al resto dello scenario politico, in particolare ai suoi oppositori, manca invece in tutto o in parte un’idea di paese e di mondo.
Da qui l’estrema debolezza della politica, che ricorda le parole di De Andrè usate in ben altro contesto: “non brillando in iniziativa le contromisure si limitavano all’invettiva..”

A fronte di una condanna che mette Berlusconi comunque fuori gioco sul piano personale, sarebbe invece necessario ragionare sul da farsi.
E il “da farsi” non può che avere un obiettivo che in qualche modo prenda in considerazione le minacce (peraltro ridicole) di “guerra civile” evocate da Bondi.
Cos’è una guerra civile? E’ un conflitto in cui il prevalere di una parte presuppone l’annientamento della parte avversa. Non c’è più mediazione, né maggioranze e minoranze, saltano le logiche del “confronto democratico” e la parola passa alla forza che i contendenti sono in grado di mettere in campo.

Ebbene, l’idea di “guerra civile”, come quella di “pacificazione”, è ampiamente evocata nell’immaginario berlusconiano. Per lui e i suoi sodali ogni atto giudiziario sul Berlusconi imprenditore o il Berlusconi cittadino è un atto di “guerra politica” nell’ambito di un contesto in cui si sottende un conflitto a bassa intensità, magari non di violenza pubblica per strada ma combattuta a colpi bassi su tutti gli altri piani (politici, economici, mediatici e verbali).
Dunque per arrestare questa deriva e non lasciare il paese ostaggio di Berlusconi e dei suoi colpi di coda andrebbe presa una decisione netta e inequivocabile. Tutte le forze politiche che sinceramente vogliono mettere fine a vent’anni di berlusconismo dovrebbero porsi il problema di come annientarlo e voltar pagina (non annientare Berlusconi/uomo, ovviamente, ma il berlusconismo… ndr), anteponendo un bene superiore ai propri interessi, spesso meschini o addirittura inconfessabili (tali da aver spesso portato molti presunti “antiberlusconiani” a macroscopiche intese e “intelligenza col nemico”).

Questo in genere è il presupposto e il collante che lega insieme i CLN di ogni paese in diverse situazioni storiche.
Partiti molto diversi tra loro, e spesso antagonisti, uniti in un preciso momento storico dall’obiettivo di ristabilire le condizioni di agibilità politica: prima ci si sbarazza delle condizioni ostative per tutti (“uomini forti”, dittature, regimi autoritari o criminali, etc etc) poi si riprende il confronto, da avversari magari, sulle varie situazioni e sull’idea di paese e di mondo che si intende perseguire.

In sintesi: per reagire ai colpi di coda del berlusconismo bisogna tagliare la testa al serpente e non sperare che se ne vada da solo nella tana o che addirittura si trasformi in un simpatico peluche.
Per togliergli l’attuale centralità andrebbe immediatamente congedato il disonorevole e complice governo Letta/Alfano delle larghe intese e creato un governo di emergenza aperto a tutte le componenti che nella loro diversità sono da considerare legittime sul piano democratico.

In particolare nelle condizioni date il nuovo esecutivo non può che basarsi su un asse portante PD – Sel – M5S e dovrebbe impegnarsi in un progetto a termine, ma non di basso profilo tipo le 3 o 4  cose minime e poi la legge elettorale per andare al voto.

No. Dovrebbe invece porsi il problema di come comporre un esecutivo costituente d’alto profilo per dare la scossa a un paese esausto, determinando i presupposti per una definitiva uscita dal berlusconismo e per un cambiamento di scenario, sia sul piano economico che su quello sociale e dei diritti civili.
Per farlo tuttavia manca la risorsa più rara nell’attuale panorama politico, sempre più rattrappito su se stesso e ostaggio delle rispettive consorterie di piccoli e grandi interessi.
Non sono solo i soldi che mancano, più di tutto manca il coraggio.

Paolo Soglia

Le Brevi: La guerra di Don Silviotte e Bondi Panza

Il fido scudiero Bondi ha smesso di scrivere poesie e adesso evoca la guerra civile: difficile immaginare il mondo cafonal che circonda l’ex Cavalier Silvio prepararsi alla battaglia di piazza, ma tant’è…
Comunque l’idea in fondo in fondo non mi dispiace.  L’ultima volta abbiamo liberato il paese dai tedeschi ma in casa nostra non si è fatta una gran pulizia. Troppi conti lasciati in sospeso e poi si è visto com’è andata a finire.
Quindi questa volta mi raccomando ragazzi: cattivi.

Le Brevi: il 2 agosto di Merola

2 agosto 2013. Il Sindaco Merola è da un po’ che quando parla non si commuove neanche più, in cambio arranca spesso.
Oggi alla commemorazione della strage è riuscito a iniziare il discorso con un elogio della stazione dell’alta velocità: preferivo il ghostwriter dell’anno scorso…