Le brevi: diario della crisi in una frase…

Le grandi frasi di oggi:
San Berlusconi martire: «Da 19 anni non ho mai fatto una scelta legata al mio interesse personale». (Battuta vecchia, non fa più ridere…).
Beppe Grillo come Mina ‘non gioca più’: “Se gli italiani votano ancora Pd o Pdl me ne vado..». (Sai che dispiacere…).
Quaquaraquàgliariello: «Se Forza Italia è questa, io non aderirò. Se ci sarà solo una riedizione di Lotta Continua del centrodestra ne prenderò atto e mi dedicherò, magari, a creare il Napoli Club del Salario». (A Napoli già si toccano…).
Angelino Alfano, diversamente paraculo«Se estremismi, sarò diversamente berlusconiano». (Essere diversamente fuori dalle balle no?).
Enrichetto Letta il pretino melenso: «Noi ce la metteremo tutta perché siamo determinati, ma se vi scapperà qualche preghiera per l’italia in questi tre giorni, sarà utile…» (Ma vai ben a c… Aggiungete voi una bestemmia a piacere).
Dario Franceschini: «C’è la possibilità di svoltare, di diventare un Paese normale in cui gli avversari politici si rispettano”. (Non capire un cazzo al giorno d’oggi è una fortuna…).
Epifani, detto il chiarificatore:  «il Pd non è interessato a “governicchi”, ma a lavorare per il Paese. Il che vuol dire, approvare la legge di stabilità e cambiare la legge elettorale» (Dai Guglielmo che non ci credi neanche tu… adesso che l’hai dettata alle agenzie torna pure a guardare le partite).
Napoleonitan, rispondendo ai giornalisti che gli chiedono se è preoccupato: «Fate domande di una ingenuità mai vista…» (Per una volta son d’accordo con lui, non era facile di questi tempi).

Paolo Soglia

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Scoop: Perchè Barilla ce l’ha coi gay

Abbiamo le prove: le recenti dichiarazioni di Guido Barilla non sono una “gaffe” ma una precisa strategia aziendale. Grazie al nostro lavoro d’inchiesta siamo in grado di anticiparvi  le foto in esclusiva sulla nuova campagna della multinazionale dell’agroalimentare italiano. Le parole di Barilla servono in effetti a lanciare un nuovo brand ispirato ai Sapori del Ventennio: si tratta della “Pasta Balilla”, un concept che ci riporta ai valori del passato, un simpatico richiamo ai “bei tempi andati”, un’epoca in cui gli uomini portavano i pantaloni e le donne servivano a tavola, tradizioni a cui la famiglia Barilla è da sempre affezionata.

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Ma non è tutto. In preparazione anche le paste regionali che puntano al pubblico giovane.
Per onorare il granaio d’Italia ecco la foto in anteprima dei “ricchioni pugliesi”, marchio che qualche commentatore malizioso ha interpretato come un gentile omaggio al governatore del tavoliere.


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In merito alle recenti polemiche suscitate dalla sua intervista a Radio 24, Il patron Guido Barilla ha voluto sdrammatizzare rispondendo alle aggressioni della lobby gay con una battuta: “Se si chiama Mulino ‘bianco’ una ragione ci sarà…  non mettevo i negri volete che adesso ci metta i froci?”

Paolo Soglia (in collaborazione con Amos Bonato)

AAA Italia vendesi

invasioniPrima di vendere Alitalia, azienda ampiamente decotta già da anni, la premiata coppia Berlusconi / Bossi ha imposto ai cittadini un esborso a fondo perduto di 5 miliardi per un finto salvataggio. Una somma maggiore di quella che si cerca affannosamente di raccattare ora tra Imu e Iva. Piccolo particolare: allora Airfrance era disposta a pagare Alitalia molto più di quanto non farà adesso. Precedentemente il Governo D’Alema e l’allegro centrosinistra avevano giocato con Telecom agevolando scalate temerarie pagate dalle banche (quindi senza metterci un euro, tutto a debito…). Il risultato attuale è la svendita di Telecom Italia a Telefonica, gruppo altrettanto indebitato. Ma la vera porcheria è che con Telecom danno via la rete.
Chi se ne frega del gestore di servizi, è la rete il valore strategico che bisogna tutelare, un bene comune che andrebbe reso nuovamente pubblico affidando ai vari gestori il suo uso a titolo oneroso.
Abbiamo una classe dirigente politica e imprenditoriale fatta quando va bene di banditi, quando va male di cialtroni o di prezzolati, pronti a vendersi il paese a pezzi pur di lucrare qualche vantaggio politico o personale. Finito con le aziende si venderanno i beni culturali e poi quelli paesaggistici, dal Colosseo alle spiagge, insomma tutto il vendibile. Tranne ovviamente il loro culo: quello l’hanno già dato via da un pezzo…

Paolo Soglia

Le brevi: scambio d’opinioni

Storico scambio di battute colto in un paesino dell’appennino tosco-emiliano.
Peppino, novantaduenne comunista, si rivolge al figlio giornalaio: “O te co’ quei capelli lunghi me pari un gay”
Figlio: “O che tu ce l’hai co’ i gay?”
Peppino: “No, io ce l’ho co’ D’Alema…”

Le brevi: fasciogrillismo

Che i 5 Stelle attacchino la Presidente della Camera, francamente, mi frega il giusto. Schermaglie parlamentari a cui siamo abituati da anni.
Il loro capo però sta rapidamente traghettando il movimento dal populismo al fasciogrillismo, e da buon macho-fascista motteggia e alimenta il disprezzo per le donne come ha sempre fatto.
Oggi in sole 20 righe è riuscito a trasudare montagne di bile per l’altro sesso: la Boldrini è “un oggetto d’arredamento del potere” (anche oggetto di piacere?) mentre la RAI è paragonata a “una vecchia sgualdrina senza più pudore”.
Evidentemente le “sgualdrine con pudore” sono solo quelli (uomini e donne) che si assoggettano a lui e continuano ad alimentare la sua smodata fame di potere. Se questo vecchio trombone barbuto continua nella sua deriva grillofascista  prima o poi bisognerà farci i conti.
In piazza…

Paolo Soglia

Sulla sfida all’O.K. Gardens

RenoLeggo le cronache fatte dai giornali sulla vicenda della megarissa avvenuta ai giardini Margherita tra adolescenti bolognesi e non tutto mi convince.. Intendiamoci: i cronisti hanno sicuramente fatto del loro meglio, non credo però che riescano a cogliere le cose nella loro essenza: solo stando dentro quelle dinamiche, a 15 o 16 anni, potremmo capire cosa è successo effettivamente e perchè. Dalla distanza siderale dei miei quasi 50 anni, posso metter giù solo alcuni pensieri sparsi.

In primo luogo penso che al di là delle migliori intenzioni (e delle peggiori disattenzioni) nessuna società può proteggere completamente gli adolescenti dalla loro età, che comprende ampie dosi di imbecillità e insidiosi pericoli ma anche esperienze intensissime e formative. In tanti ora dissertano e commentano, molti anche tra i miei coetanei: sono i compagni di un’adolescenza in cui capitarono un po’ a tutti anche cose “stravaganti”
Della mia adolescenza ho ricordi nitidi e potrei citare diversi episodi che certo non mi metterebbero in una luce tanto migliore rispetto ai protagonisti odierni. Eppure non ero certo un “cattivo ragazzo”: c’era ben di peggio.
Quando poi diventiamo uomini e ci si racconta a tavola le proprie prodezze/nefandezze del passato remoto il tono è sempre molto più indulgente rispetto a quello che si usa nel commentare le prodezze/nefandezze degli adolescenti contemporanei: “ti ricordi quando tizio buttò giù un banco dal terzo piano del Righi?” (il tipo fu sospeso, per la cronaca, manco denunciato e poteva uccidere qualcuno). Oppure quell’altra volta in cui spuntarono le lame? O ancora quella del sasso che centrò in pieno la Pantera prima del concerto e il poliziotto uscì sparando in aria… E poi c’è quella serata che finì rubando una macchina
C’erano anche le risse per strada, oppure tutti quei furti nei negozi del centro o alle feste private che facevano i ragazzi pieni di soldi, i fighetti della “bolobene” dell’epoca.
Senza parlare dell’uso e abuso certo non legale di una moltitudine di sostanze…
Insomma si ricordano immani cazzate fatte in passato come se fossero storie “pittoresche”, quasi accettabili, magari anche ammantate da un pizzico di nostalgia.
Poi si arriva alla “mega rissa” tra un gruppo di adolescenti e si accende il dibattito. Non voglio fare alcuna minimizzazione ma credo che una megarissa così enfatizzata dai media sia un po’ meno mega di quanto sia stato detto e raccontato (per fortuna…). Magari c’era molta gente che guardava lo spettacolo e questo ha amplificato la vicenda.
Quello che viene messo in luce però è il nuovo mezzo di aggregazione e il detonatore della devianza, e cioè l’uso dei social network come bacheca virtuale di innesco della provocazione e dello scontro.
In realtà trovo estremamente interessante che alle nuove esperienze di socialità virtuale (compresa la devianza virtuale che le fa da corollario) cominci a corrispondere un ineluttabile bisogno di incontro sul terreno “reale”.
La realtà fisica è un bisogno insopprimibile dell’essere umano: non puoi ingabbiarti per anni dietro un nick anonimo: a un certo punto scatta il bisogno del confronto sul piano reale. La devianza della “sfida all’OK Garden” rientra in questa necessità.
I “cartoni” virtuali diventano reali e fanno male. Arrivano anche i carabinieri, quelli veri, arrivano le schedature, le identificazioni, le convocazioni in questura e le denunce. Un vero bagno di “realtà” che sviluppa meglio di cento lezioni e di cento raccomandazioni il senso della responsabilità delle proprie azioni. E delle conseguenze: non ci sono più anonimi post idioti o insultanti ma lividi concreti e denunce scritte.
“Bolobene” o “Bolofeccia” non importa: ora sono cazzi.. (vostri). Poi fatevi coraggio, si cresce e potrete ancora dare il peggio di voi, ma anche il meglio: nulla è perduto.

Infine una considerazione sulla divisione netta tra i ricchi “viziati” e i poveri “sfigati”: non mi convince. Mai visti i “feccia” e i “bene” che si ritrovano tutti nello stesso posto, gli uni allo Chalet e gli altri ai tappeti elastici. Ci sarà certo anche una differenza sociale, ma molto meno netta di quel che si vuol far credere e le zone grigie sono molto più ampie. Però la distinzione denota un bisogno di riconoscimento, di creare comunità, che è sempre esistito e che in certe età della vita è particolarmente intenso.
Per trovare i veri “bolofeccia” forse è necessario andare in periferia, nella banlieue della città metropolitana, nei paesi del circondario.
In ogni caso mi permetto un consiglio di cui certo gli attuali protagonisti non sentono il bisogno (ma che dono loro lo stesso): i “bolobene” d’un tempo erano fighetti o fascistelli, e vivevano negli stessi quartieri di adesso, col culo sui colli o nei bei palazzi del centro. Alcuni si divertivano anche a fare i grossi in palestra e a cercar briga nelle feste, o per strada. Magari ti attaccavano per ragioni “politiche”, piccole imboscate fuori dalla scuola. Ma i maragli del Pilastro o della Ponticella non andavano certo a rimescolarli perché si può essere “Bolobene” (e stronzi) anche senza essere coglioni…

Paolo Soglia

Le Brevi: anche Togliatti con il compagno Renzi

Alla riunione dell’ultimo comitato centrale il “Migliore”, per l’ennesima volta, spiazza tutto il Partito e in apertura di seduta esprime il più vivo apprezzamento (anche a nome del Comintern) nei confronti del compagno Renzi.
L’apertura di Togliatti ha tagliato le ali sia alle manovre dei Secchiani, da sempre contrari alle pastoie parlamentariste (figuriamoci alle primarie!) e favorevoli a un deciso passaggio alle vie di fatto, sia alla destra del partito di Amendola che sosteneva apertamente la mozione del compagno Cuperlov.
Terracini per non smentirsi è rimasto isolato: dopo aver sempre difeso il compagno Renzi  dalle accuse di “deviazionismo” è parso molto irritato dalla svolta impressa dal “Migliore”, arrivando ad accusare Togliatti di trasformismo e ripudiando Renzi definendolo un “pupazzo populista al soldo della borghesia”.
La parole di Togliatti hanno comunque avuto l’effetto di una sferzata nel Partito: in meno di due ore in tutte le sezioni sono ricomparsi i ritratti del compagno Renzi, fotografato mentre assiste sorridente sulla Piazza Rossa alla parata del 1° maggio assieme a tutti i membri del Politburo.