Fantacrisi: se si ritorna alla guerra fresca la soluzione è un’asta…

obama-clown1La situazione Ucraina ha riportato in auge scenari da guerra fredda. Oddio, proprio fredda magari no, però “freschina”.
Vedendo Obama che si sbracciava ieri per ribadire che bisognava assolutamente comprare gli F35 (che era poi l’unica cosa di cui gli interessava parlare con il Governo italiano, visto che contiamo come il due di coppe quando briscola è a bastoni) mi è venuta un’idea talmente del cazzo che potrebbe pure funzionare.
Per uscire dalla crisi potremmo cominciare a far sapere in giro che stiamo pensando di mollare la UE per aderire con un patto di alleanza strategica alla Federazione Russa. Mica vero ovviamente, ma tanto per buttarla lì.

Per rendere la cosa un minimo seria bisognerebbe creare un po’ di inquietudine e allarme nelle cancellerie occidentali: ad esempio si potrebbe nominare Giulietto Chiesa Ministro degli Esteri al posto della Federica (chi?) Mogherini . Sarebbe già un bel segnale…
Poi, subito prima del G7 dell’Aia senza la Russia,  bisogna invitare Putin in Italia, ma non a Roma: lo si fa girare un po’ qui un po’ la in luoghi ameni (Aviano, Maddalena, Golfo di Napoli…) chiedendogli se gli interessano delle aree per parcheggiare qualche sottomarino e qualche aereo. Così, tanto per sapere…

Una bella asta dunque: “AAA affittasi piattaforma nel Mediterraneo, posizione esclusiva, riservatezza garantita e pagamento anticipato,  chi offre di più?” Ebbene, credo che nel giro di qualche giorno ci verrebbe abbonato gran parte del debito: l’FMI che si appresta a dare all’Ucraina 30 miliardi di euro a noi ce dovrebbe dare almeno 300. E in quanto al fiscal compact e al tetto del 3%… Beh, ne parliamo poi un’altra volta con tanti saluti alla signora Merkel.

Paolo Soglia

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Per far quello che dice Renzi è necessario che vinca Tsipras

troika

Siamo realisti: Io prendo 1.300 euro al mese. Mi chiedete se son contento di arrivare a 1.380? Naturalmente si, e che ciò sia strettamente connesso al fatto che Renzi ha un maledetto bisogno di far risultato alle europee non toglie nulla alla mia personale situazione. Tuttavia non vi sfuggirà una cosa: il cuneo fiscale l’aveva già tagliato Letta: una miseria, 15 euro al mese perchè diceva che non si poteva far di più non avendo i soldi. Ebbene, mi chiedo: i soldi che non aveva Letta dove li ha trovati Renzi? E’ questo il mistero: oltretutto Renzi promette anche la restituzione totale del debito della PA che sono una paccata di miliardi.
La BCE e l’allegra compagnia della Troika (non noi “disfattisti”) hanno subito fatto presente all’Italia che non ha un euro, anzi, chiedono ulteriori rientri.

Dunque io penso questo: giusto tagliare il cuneo ma non sufficiente perchè ci sono in Italia milioni di poveri e disoccupati a cui una detrazione fa un baffo visto che non prendono la busta paga. Serve pertanto sia quello che il reddito minimo garantito e per farlo bisogna sforare i paletti di Maastricht.
Serve dunque esattamente quello che chiede e vuole Tsipras: rimettere tutto in discussione a livello Europeo con una grande conferenza sul debito e la trasformazione della BCE in prestatore d’ultima istanza (come sono tutte le altre banche centrali) in modo da permettere agli stati di investire.
Altrimenti il giochetto dell’amico Renzi ha le gambe corte e appena arriva il bidello Olli Rehn tornano tutti in classe a fare i compiti con le orecchie basse .

Paolo Soglia

Quello che ho da dire su Flores, Camilleri e la lista Tsipras

tsipras_EUROPAFlores e Camilleri, dimettendosi da garanti hanno compiuto un gesto grave e sbagliato.

Quando Alexis Tsipras è venuto al Teatro Valle ha detto una cosa semplice, lineare e inequivocabile. Il candidato alla Commissione Europea aveva rimproverato la nostra sinistra “divisa ed errante”, invitandola a mettere da parte le “differenze” e a fare qualcosa “tutti insieme”.
“Ho accettato di essere qui” – disse Tsipras – “non per entrare a far parte della politica italiana o per mettermi in mezzo alle vostre contrapposizioni, ne’ tantomeno per essere a capo di un nuovo partito politico. Sono tra voi come uno di voi, solo per portarvi l’esperienza di chi è arrivato a un passo dal governo, per unire e non per dividere.
Un concetto tradotto con un semplice slogan: bisogna fare tutti un passo indietro per farne due in avanti.”

Ecco: Camilleri e Flores non hanno avuto né la sensibilità politica né l’intelligenza umana di convivere con le contraddizioni che inevitabilmente il loro progetto avrebbe generato, e che andavano condivise faticosamente, direi con sofferenza.
Hanno preferito percorrere il facile solco tracciato in tutti questi anni dal frazionismo e dal settarismo, comportandosi come antichi capipartito bizzosi e irascibili: non vedendosi accontentati si sono prima offesi poi pubblicamente tirati fuori, cercando come sempre in questi casi la più ampia risonanza mediatica possibile in modo da fare più danno possibile.
Bravi.
Qualcuno a questo punto mi chiederà del merito. E il merito sono le candidature, un banco di prova delicatissimo in cui ovviamente sarebbero venute a galla tutte quelle contraddizioni che è molto più facile annullare in un documento astrattamente unitario, o sedare in un’assemblea, che gestire giorno per giorno.
Invece non è possibile annullarle come per incanto: bisogna conviverci. Che senso ha avuto l’alzata di scudi di Camilleri per Sonia Alfano quando era stato enunciato fin dal principio che non si poteva presentare chi aveva avuto un incarico elettivo regionale o nazionale negli ultimi 10 anni? Derogare su Alfano avrebbe avuto come immediato effetto quello di ritirare dentro tutto il vecchio ceto politico che giustamente si voleva lasciar fuori.

E veniamo al caso Battaglia. Dico subito che nel merito del caso Ilva non ho certo una posizione politicamente benevola nei confronti di Vendola. E questo può essere ben riassunto con quanto scrissi all’epoca dello scandalo delle intercettazioni. Ma come si può pensare che un partito come Sel che con grande fatica (e sorpresa) si spacca al congresso decidendo di non presentarsi alle elezioni per appoggiare il progetto Tsipras, che decide di annullarsi completamente come lista, non abbia a quel punto neanche il diritto di presentare delle candidature di persone incensurate e senza incarichi parlamentari?
Come si può inoltre accettare che un candidato (qualunque esso sia), in questo contesto ponga l’aut aut: “io dentro e tu fuori”, come in una qualsiasi lotta intestina tra correnti? Ha senso in una lista che presenta candidature che tengono dentro dai No Tav a Curzio Maltese un atteggiamento di totale contrapposizione?

Allora tanto valeva che la lista Tsipras si presentasse da sola facendo la fine dell’ennesimo frammento di sinistra in competizione con tutti gli altri. Invece la posta in palio è molto più alta, ambiziosa e vitale, anche per il futuro del Paese.
La linea passata a Rimini ha spiazzato tutto il ceto politico Vendoliano, in particolare quello che non vede altro approdo che una confluenza nel Pd (Questo Pd, quello di Renzi…). Un risultato a mio modo di vedere insperato e salutare.

Ebbene, anche a fronte della fortissima contraddizione che c’è a Taranto sull’Ilva bisognava che Flores e Camilleri dessero come garanti della lista una prova ben diversa di unità e compattezza: gli altri garanti hanno provato in tutti i modi a convincere Battaglia a convivere con quella che sicuramente per lei è una contraddizione lacerante. Non ce l’hanno fatta.
Il problema però non è la scelta della Battaglia ma quella compiuta da Camilleri e Flores, che hanno deciso su questa vicenda di vanificare quanto sin qui avevano contribuito a costruire consumando il loro malessere montato sui casi Alfano e Casarini.

La costruzione di una lista unitaria fra soggetti diversissimi e molto conflittuali fra loro è una scommessa difficilissima, non un pranzo di gala: ci vogliono cabeza, corazon y cojones.
Flores e Camilleri hanno dimostrato di non averli e di non aver capito nulla di quanto detto e auspicato da Alexis Tsipras.
Peccato.

Paolo Soglia

Le brevi: la perfetta sintonia

berlusconi_renziIl pifferaio di Firenze prima pugnala la parità di genere affidando a 60 franchi tiratori il compito di mantenere la “perfetta sintonia” con Berlusconi, poi fa la voce grossa quando c’è da votare le altre porcate (tipo la soglia di sbarramento all’8% e le liste bloccate): «Se qualcuno non vuole votare oggi, lo deve spiegare bene fuori da qui».
Allora: fuori di qui fra poco ci sono le elezioni europee. Da lì deve arrivare un segnale forte e chiaro, unitario e di massa a favore dell’Altra Europa con Tsipras, altrimenti è finita: perchè il Renzismo non è altro che la prosecuzione del Berlusconismo con altri mezzi.

Paolo Soglia

L’ANPI: un’encomiabile resistenza al mondo 2.0

anpi
Come ogni anno è venuto il compagno Masi per il tesseramento annuale.
Masi (sez. Barca, 78 anni ma non li dimostra) arriva sempre a piedi: l’uso del telefono è rigorosamente vietato, quindi quando trasferimmo l’ufficio da via Berretta Rossa a Mura di Porta Galliera vagò per diversi giorni alla ricerca della nuova sede rintracciandoci grazie a testimonianze orali. Può arrivare in qualsiasi momento del giorno e della notte e se non sei in ufficio si dispiace come se ti avesse sentito 5 minuti prima. Ne segue un vorticoso giro di telefonate e quando ti rintracciano e te lo passano e gli chiedi perchè non ti ha avvertito (che magari ti faceva pure piacere salutarlo) lui non fa una piega ma si stupisce, come se avessimo un appuntamento clandestino oltre la linea gotica. Oggi però c’ero e mi ha fatto la tessera. Ogni anno c’è una tessera nuova a cui vengono apposti i bollini e se gli chiedi perchè non si può usare sempre la stessa tessera aggiungendo solo i bollini anzichè stamparla anno per anno ti guarda e annuisce: la cosa evidentemente è già stata segnalata al CLN e sicuramente verrà presa in considerazione (tra una decina d’anni). Vi adoro: mi raccomando restate così.

Paolo Soglia