Tutti con Matteo, il lato bischero della forza…

Fener Pd
Dopo l’endorsement di Baffino D’Alema e il bacio della pantofola di Stefano Fassina (che simpaticamente dal 26 maggio ogni volta che lo chiamano risponde: “chi?”), continuano a giungere al Premier copiosi attestati di stima, anche in campo internazionale.
Ecco i più significativi:

Jenni a Carogna: “Son d’accordo con Veltroni: Matteo ha la cattiveria necessaria per guidare la curva del Napoli”.

Antonio Razzi: “Renzi è cuul e ci ha un gran saver fer: Con tutto il rispetto per gli uomini sessuali tira più lui della Minetti”.

Silvio Berlusconi: “Ha perso Forza Italia ma io no : ho convintamente votato per Matteo Renzi”.

Le olgettine: “è un po’ contrario alla nostra deontologia professionale, ma a Matteo gliela daremmo anche gratis”.

Giornalisti Rai, Mediaset, la7 a reti unificate: “matteorenzi, matteorenzi, matteorenzi, matteorenzi, matteorenzi, matteorenzi, matteorenzi, matteorenzi, matteorenzi, matteorenzi…..”.

Josè Mourinho: “Renzi è come me: vuol sempre vincere. Adesso però deve rottamare Prandelli e darmi l’Italia così vinciamo tutto: Mondiali, Europei, Coppa d’Africa, Intertoto, promozione in B e il torneo della bocciofila di Scandicci a cui tiene molto…”.

Papa Francesco: “Peccato che ho già fatto emerito Ratzinger, altrimenti su Matteo ci facevo un pensierino.. Magari al prossimo giro.”

Kim Jong Un (presidente della Corea del Nord): “seguo da tempo Renzi, è giovane ma sta già facendo bene. Non male il 40%: io comunque alle ultime elezioni ho preso il 99,99%… Un solo consiglio: non si monti la testa e abbia sempre grande rispetto per le minoranze”.

I Rettiliani: “dopo il 25 maggio prendiamo atto del risultato. Siamo sulla terra da mille anni a ordire trame e non abbiamo ancora combinato un cazzo: basta, bisogna cambiare! Da domani tutti i siti di dietrologia e di complottismo sono pregati di modificare il nostro nome in ‘Rettilenziani’ “

Dart Fener: “l’ho sempre detto che quella pippa di Casaleggio quando parlava di Guerre stellari si riferiva al bar. Ho votato Matteo perchè è il lato bischero della forza, quello meno prevedibile: il lato oscuro ormai lo conosce anche Gasparri”.

Paolo Soglia

(nella foto Ansa-MRenzi: Dart Fener mentre consegna al presidente di seggio la scheda elettorale durante le scorse elezioni Europee)

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Renzi ha vinto troppo?

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Altolà!
Prima che qualche lettore Pd imbracci il fucile per leso renzismo chiarisco: stavo ascoltando ieri a Radio Pop l’analisi sui flussi del Professor Corbetta dell’Istituto Cattaneo.
Corbetta da serio professionista qual’è stava spiegando da dove arrivano questi 11 milioni di voti al PD.
In questa che è stata l’elezione con la più scarsa affluenza dal dopoguerra Corbetta sottolineava, innanzitutto, che il Pd di Renzi ha tenuto i suoi. E qui già c’è una vittoria perchè se tutti calano e tu tieni almeno i tuoi hai già vinto. Poi non ha perso nulla a sinistra: solo qualche rivolo sulla lista Tsipras, ma bilanciato da rivoli in entrata da Sel, quindi inezie.
Ma la vera ragione è – secondo Corbetta – che Renzi ha fatto il pieno al centro: ha inglobato praticamente tutto il blocco Monti (quasi 3 milioni di voti nel 2013), tant’è che Scelta Civica è scomparsa. Infine ha rosicchiato qualcosa anche al Cavaliere, anche se la debacle di Berlusconi si è manifestata soprattutto con l’astensione, un prezzo analogo pagato caramente anche da Grillo che ha consolidato il suo elettorato più fedele ma ha invogliato molti a stare a casa o addirittura a tornare al Pd.
Corbetta ha concluso il suo ragionamento così: “forse Renzi ha vinto troppo, un successo che nemmeno lui pensava essere così rotondo e che adesso avrà il compito non facile di gestire perchè è presumibile che in un’elezione politica, con una partecipazione più alta e una polarizzazione forte, non potrà che calare”.
Infatti adesso Renzi, assieme a una grande agibilità e un suffragio elettorale che gli mancava (essendo arrivato a Palazzo Chigi silurando Letta)  qualche problemino ce l’ha. Paradossalmente, sarà sempre più difficile rinnovare quei patti siglati prima del cambio del rapporto di forze che ora potrebbero rivelarsi carta straccia (Italicum, riforme istituzionali) perchè non più condivisibili nè convenienti per i “perdenti”: in primis da Berlusconi, ma sotto sotto anche da Alfano, in caduta libera, e molto vicino alla soglia del limbo politico.
Una vittoria così netta di Renzi impone però una riflessione non viziata da pregiudizi e partigianerie. Renzi ha vinto perchè è riuscito abilmente a cavalcare una voglia di cambiamento e al tempo stesso di stabilità, dote fondamentale in un paese estremamente conservatore come il nostro. E’ riuscito a intercettare, almeno in parte, anche alcune “istanze” dei 5 stelle facendole proprie (deideologizzazione della sua formazione politica trasformata da “partito di sinistra” a partito trasversale, abbattimento delle spese della politica, tetti agli stipendi pubblici e sburocratizzazione della macchina statale).
Ha dato gli 80 euro (potendo così indossare i panni del redistributore di “sinistra”) ma si è presentato pure con il Job Acts (provvedimento che intercetta l’esigenza neoliberista di una definitiva deregulation del mondo del lavoro).
Insomma, mentre Beppe Grillo predicava il suo “nè di destra nè di sinistra”, attorcigliandosi sempre più in un solipsimo livoroso e inconcludente, Renzi (che a differenza di Grillo sa far politica) questa sorta di immagine “bipartisan” se la spendeva ogni giorno: la metteva in pratica, presentandosi come alternativa pragmatica e non rancorosamente ideologica al berlusconismo.
La demenziale campagna elettorale di Grillo tutta tesa allo “scontro finale”, all’evocazione dell’Apocalisse (o noi o loro), al referendum su chi prendeva un voto in più ha fatto il resto compattando sul partito la minoranza interna del Pd (quella più incline a far qualche “dispetto” nel segreto dell’urna..), portando inoltre in dote tutto il centro (e in parte un voto di destra orfano di Berlusconi).
Renzi ha senz’altro il merito di aver trasformato l’immagine del PD: da Ditta Immobile, appannaggio dello stesso ceto politico formatosi negli anni ’70, a partito “dinamico” che intende occupare lo spazio politico ponendosi al centro, come motore di una trasformazione di stampo modernista/liberale.
A questo punto la domanda d’obbligo è: perchè molti elettori che si ritengono comunque “di sinistra” hanno votato Renzi? In parte ha funzionato il richiamo del voto utile nel ballottaggio con Grillo, ma soprattutto perchè le persone di sinistra, per primi, sanno perfettamente che non esiste più una sinistra politica nel Pd capace di interpretare una politica di cambiamento, e quindi non avevano alternative.
Quella che ostinatamente i giornali chiamano “sinistra interna” altro non è, infatti, che il vecchio mandarinato diessino di cui gli stessi elettori di sinistra sono disgustati da anni e di cui certo non sentono la mancanza.
Dunque anche chi, in cuor suo, condivide poco o per nulla le politiche neoliberal di Renzi non si è certo strappato i capelli per il ridimensionamento della minoranza interna, nè si è indignato più di tanto per l’attacco alla CGIL, interpretandolo più come un attacco all’apparato burocratico sindacale che non ai diritti in quanto tali.

In conclusione: si è aperto un nuovo ciclo politico e la nuova balena biancorossa renziana si presenta come una sorta di DC postmoderna che contiene dentro tutto: dal governo all’opposizione, ed è pronta a gestire il potere spartendolo tra le sue varie componenti, compreso il giovin Civati, che non passa giorno che non dica che questo non è “il suo Pd” ma che alla fine pare trovarsi anche lui piuttosto bene.
Renzi si propone come modernizzatore del paese, e su questo il suo intervento può avere su singoli aspetti anche effetti positivi e terapeutici. Bisognerà infatti valutare ogni sua singola azione politica senza lasciarsi andare al vetusto preconcetto che ha già portato a tanti errori, quello che identifica il nemico in chi non è “di sinistra” e quindi condanna di default tutto quello che fa come sbagliato (come se poi tutto quello fatto da qualcuno che si proclama “di sinistra” fosse automaticamente giusto e santo…).

Ma una cosa deve essere chiara: la visione politica di Renzi resta saldamente ancorata a un sistema di valori e di relazioni economiche di impronta neoliberista, neoblairiana, la stessa impronta  che sta portando al collasso la società Europea.
Un conflitto strisciante che ha spinto molti elettorati nazionali impoveriti, impauriti e confusi a dare risposte assai diverse: il dinamico neocentrista Renzi in Italia (ma anche Merkel e le larghe intese in Germania), Marine Le Pen e il crollo dei socialisti in Francia, l’euroscettico Nigel Farrage in Gran Bretagna o, all’opposto, Alexis Tsipras e la sinistra radicale (ma di Governo) in Grecia.
Senza dimenticare le varie formazioni più o meno “anti euro” e populiste, o peggio, quelle più o meno nazistoidi che si sono fatte breccia e che porteranno dei loro rappresentanti in Europa.
La sfida al “renzismo” non è dunque un regolamento di conti elettorale nel condominio Italia ma è parte integrante del grande conflitto sociale che si è aperto in Europa.

Paolo Soglia

Per contare in Europa porta L’Italia nell’Altra Europa

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In Europa la Sinistra Europea c’è già, in Italia dipende solo da te:
Italia: ?
Grecia 29.6%
Irlanda 16,2%
Portogallo 15,6%
Repubblica Ceka 13,0%
Olanda 11,24%
Francia 11,0%
Spagna 9.7%
Finlandia 8.44%
Germania 8.33%
Svezia 7.18%
Croazia 6,7%
Austria 4,3%
Slovenia 4,3%
Belgio 3,45%

(dati PollWath2014 sulle elezioni di domenica prossima)

Alzare il livello (dello scontro..)

Il livello della politica italiana è questo:
Berlusconi attacca chi gli vuole vivisezionare il cane: “Grillo vuole fare del male a Dudù…”
Grillo intanto avverte Renzi che rischia la Lupara bianca: “Prevenire è meglio che curare. La lupara bianca attende Renzie che in fondo è uno smargiasso, ma va avvertito…”.
Renzi, mentre si scalda per la partita del cuore, tuona: “Non mandate i buffoni in Europa, domenica prossima si vota tra due schieramenti: da un lato i gufi – che sperano che il Pil vada male – e dall’altra ci siamo noi, che siamo imperfetti, ma siamo dei ragazzi che hanno cercato di fare qualcosa in 80 giorni”.
Insomma: Dudù, la lupara e le (poco) velate minacce, i Gufi e quei bravi ragazzi.. il livello è questo: e i personaggi sono povera cosa, rimestatori di consenso ma non costruttori di senso.
Misure di austerità insostenibili, discussione del debito, povertà e ricchezza, redistribuzione delle risorse: sono per loro discorsi alieni, e la tristezza è che questi discorsi appaiono alieni anche a chi li vota e queste cose le subisce: è come se uno volesse risolvere i suoi problemi affidandosi a Wanna Marchi e al mago Do Nascimiento.
La realtà è che nei prossimi anni in Europa ci sarà uno scontro sociale di vaste dimensioni: bisogna prepararsi a tutto questo e alzare il livello altrimenti si resterà schiacciati non solo dalla miseria ma anche dall’ignoranza (che in qualche misura è pure peggio).
E’ per questo che alle Europee voterò per Alexis Tsipras e per la lista dell’Altra Europa che in Italia lo rappresenta, scegliendo di dare la preferenza (quella che hanno tolto in tutte le altre elezioni..) a quei candidati che più apprezzo. Sapendo benissimo, peraltro, che questa lista non è la panacea di tutti i mali e che la politica è fatta anche di contraddizioni, ma consapevole del fatto che, quantomeno, mi sono del tutto chiare le motivazioni che mi spingono a schierarmi.

Buona fortuna a tutti noi,
Paolo Soglia