Eliminazione dell’Italia: trovato il colpevole

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Il cerchio si stringe attorno al responsabile dell’eliminazione della nazionale ai mondiali brasiliani.
Gli investigatori, coaudiuvati dai RIS di Parma, sembrano ormai aver identificato con certezza il colpevole. Fondamentali per l’indagine le tracce ematiche lasciate su una cravatta di mister Prandelli: gli specialisti hanno identificato il DNA di due persone: uno è Antonio Cassano che ha spiegato agli inquirenti la sua simpatica abitudine di sputare addosso al CT ogni volta che lo tiene giù. L’altra traccia sarebbe stata lasciata dal sudore di un insospettabile professore di diritto canonico dell’Università Cattolica di Milano: Augusto Minervini.

Il Minervini è un austero studioso che mai si è interessato di sport e di calcio in particolare: i colleghi all’Università lo descrivono come completamente alieno da ogni interesse sportivo, preso solamente dai suoi studi e dalla passione per la musica barocca.
Ma le indagini della Magistatura di Milano hanno rivelato ben altro: nella casa di Minervini sarebbero state rinvenute le collezioni complete del Guerin Sportivo dal 1950 ad oggi e una compromettente cassetta con le registrazioni di tutte le “bombe” di Maurizio Mosca.

Il Professor Minervini avrebbe dunque una doppia vita: suo nonno sarebbe niente meno che Osvaldo Minervini, calciatore della serie cadetta uruguagia negli anni ’30, presente sugli spalti del Maracanà alla finale mondiale vinta a Rio dalla Celeste nel 1950.
Augusto Minervini avrebbe cullato per anni il sogno di rivivere le emozioni del nonno: quando però la Celeste è stata sconfitta a sorpresa dal Costa Rica il mondo gli è crollato addosso ed è scattato il piano criminale.
Minervini si è messo in aspettativa ed è volato in Brasile, giunto a Salvador (Bahia) ha contattato una famosa macumbera commissionandogli un rito voodoo per spompare gli azzurri.

La macumbera,  ritracciata dalla polizia brasiliana, conferma di aver ricevuto l’incarico dal Minervini per preparare una pozione “affaticante”, dichiarando di avergli fatto pure un po’ di sconto perchè, dice, se l’è cavata con poco: “Trabalhei pouchinho: ‘os jogadores Italianos  ja estavan cozidos”.
Successivamente il Minervini si sarebbe confuso tra i fan della nazionale in ritiro a Recife e avrebbe sparso la pozione sulla cravatta del mister con la scusa di asciugarsi il sudore per il gran caldo: una mossa che gli è stata fatale.

Ora la magistratura italiana ha spiccato un mandato di cattura internazionale nei confronti di Augusto Minervini che secondo fonti dell’Interpol si sarebbe rifugiato a Montevideo.
Un plauso per il lavoro degli investigatori è stato espresso dalla Federcalcio e anche dalla squadra e dal CT finalmente liberati dai sospetti e dalle accuse infamanti di questi giorni: “Siamo un gruppo fortissimo e molto unito – ha dichiarato capitan Buffondove vecchi e giovani si danno una mano. Senza macumba avremmo senz’altro fatto zero a zero con l’Uruguay e saremmo stati eliminati agli ottavi come da programma. Ringrazio in particolare fratello Mario per essersi caricato sulle spalle la squadra e mister Prandelli che finalmente, nel secondo tempo, gli ha tolto quel peso di dosso…”

Paolo Soglia

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Le contromosse di Cesarone

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Dopo la sconfitta col Costarica Prandelli studia la riscossa dell’Italia, ecco in esclusiva le mosse che ha in testa il CT per passare il turno:
Dopo aver chiesto inutilmente i time out (o in alternativa almeno un coffee break) Cesare Prandelli si scaglia nuovamente contro la Fifa e rilancia alcune clamorose proposte:
1) Ossigenazione: possibilità di fare il ricambio del sangue totale ad almeno 3 giocatori tra il 1° e il 2° tempo.
2) Ventilazione: il mister si chiede perchè il cavo montato sopra lo stadio che copre tutto il campo debba servire solo per farci scorrere un’inutile telecamera e propone invece di attaccarci delle pale di ventilazione di dieci metri di diametro per areare e rendere gradevole l’atmosfera  in campo.
3) Mobilità: l’innovazione più straordinaria richiesta da Prandelli consiste però nei tapirulan che il CT vuole siano montati a bordo campo lungo la linea laterale, a sensi alternati: questo consentirebbe alle ali di scattare verso l’area molto più velocemente ma anche ai difensori di fascia di rientrare con maggiore facilità. L’Italia lo ha provato lungamente in allenamento con grande entusiasmo di Chiellini che è riuscito a passare per ben due volte la metà campo in soli 5 minuti. Da registrare però anche alcune difficoltà: Abate lo prendeva al contrario trovandosi spesso a crossare all’altezza della propria area di rigore.  Assicura comunque il tecnico che queste difficoltà saranno superate una volta assimilato lo schema.

La formazione – Prandelli non si limita però alle innovazioni regolamentari e studia anche la squadra da metter in campo contro l’Uruguay. Nella partita col Costarica ha infatti notato alcune cose che non funzionavano: “Ci sono ancora troppi giocatori che giocano nel loro ruolo”, afferma il CT, “noi dobbiamo confondere l’avversario, stupire e non dare punti di riferimento”. I bene informati dicono che Cesare contro la Celeste stia studiando una mossa geniale e voglia schierare Sirigu in porta e Buffon centrale difensivo, lasciando però addosso all’anziano capitano la maglia da portiere in modo da disorientare le punte uruguagie che non capiranno mai bene chi dei due para e chi difende.
La stampa brasiliana ha già ribatezzato il nostro CT “Praundhini” in onore al grande illusionista. Solo Rete Globo, caustica e invidiosa, lo ha definito “Coglioncelli”.

Da segnalare infine le parole del mister Nereo Rocco: intervistato nel post partita col Costarica da Marco Mazzocchi durante una seduta spiritica a casa di una macumbera di Recife, ascoltando Prandelli che affermava “abbiamo dato il massimo”, l’indimenticato Paron ha commentato: “Sperem de no…”.

Paolo Soglia

 

Le Brevi: Renzi Mundial

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Il CT dell’Inghilterra Hodgson vuole battere l’Italia, lo sdegno di Renzi: “Non possiamo farci ricattare da chi avendo perso le Europee cerca la rivincita coi piedi”.
Monta la rabbia anche tra i renziani che avvertono: “L’Inghilterra prenda atto che abbiamo il 41% , Hodgson non può occupare il campo con 11 giocatori bloccando il passaggio del turno: si adegui al volere della maggioranza”.

Paolo Soglia

Le Brevi: Meteo Renzi

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Nubifragi e grandine nel week end, lo sdegno di Renzi: “Non lascio il paese in mano alle correnti atlantiche del Nord Europa”.
Monta la rabbia anche tra i renziani che avvertono: “il tempo prenda atto che abbiamo il 41% e si adegui al volere della maggioranza”.

Paolo Soglia

Tavor e sangue freddo…

Il delirio psicotico che si è impadronito di molti militanti della lista Tsipras nel recente caso Spinelli mi ha appassionato pochissimo.
La situazione politicamente era difficile, così come era chiaro che sarebbe stato difficilissimo evitare di fare una figura di merda.
Quando in una partita un arbitro non dà un rigore netto all’inizio e poi, per compensare, subito dopo ne dà uno inesistente, magari alla fine fissa il risultato giusto ma non mette le cose a posto: semplicemente commette due errori.
Dunque è difficile pensare che all’errore iniziale di Spinelli di candidarsi “pro forma” si potesse poi rimediare facilmente rendendo quella candidatura effettiva.
Non so perché abbia preso quella decisione iniziale, evidentemente pecca anche lei di inesperienza perchè il senso di responsabilità in politica deve sempre accompagnarsi al concetto di opportunità: in politica infatti servono leader autorevoli e non Santi Patroni.
Forse Spinelli, inizialmente, aveva il timore che una presenza troppo invadente nelle liste dei Garanti avrebbe ipotecato i pochi posti disponibili acuendo le resistenze e gli scetticismi che albergavano (e albergano ancora) dentro i partiti che la sostenevano.
Tant’è. Compiuto il primo passo tornare indietro si è quindi rivelato assai doloroso e sanguinoso, anche se io continuo a pensare che per la Sinistra Europea la presenza di Spinelli a Bruxelles è – e resta – un valore aggiunto, e non è un caso che Tsipras l’abbia fortemente voluta al suo fianco.
Naturalmente sul piano italiano sarà invece tutto più difficile: il campo che per tre mesi abbiamo cercato pazientemente di tener unito e pulito da antichi e recenti livori adesso si è nuovamente inquinato e il fatto che ci siano finiti dentro i cosiddetti “garanti” non agevola le cose.
Si poteva almeno sperare che al di là delle “ole” e degli appelli su change, pro l’uno o l’altra, qualcuno si ponesse il problema di fare anche un ragionamento un po’ più a lungo termine.
Al netto di quanto da tanti già rimarcato sulla coerenza e sulla linearità di quest’ultima fase del percorso bisognerebbe infatti ricordarsi che la lista è nata per alimentare un progetto di svolta europea: dilaniarsi per chi va o chi non va a Bruxelles non porta bene a nessuno. Il caso doveva rimanere, a mio avviso, subordinato agli obiettivi e non diventare la questione dirimente.
Invece così non è stato e le tifoserie animate da tanti (troppi?) capipopolo si sono eccitate cercando nello scontro virtuale di fare il massimo danno possibile, ovviamente riuscendoci.
Abbiamo assistito a un valzer di dichiarazioni e stilettate da far rimpiangere i vecchi congressi democristiani, il personalismo ha preso il sopravvento e il tutto è stato condito dalle immancabili prese per il culo arrivate da destra e manca (soprattutto da manca..) che rimarcavano con buone ragioni – come sempre – gli aspetti più caricaturali delle faide che si aprono a sinistra.
Ci sta, anche se gran parte dei maestrini, giornalisti a la page e blogger denoantri che adesso pontificano a sinistra e danno la linea, o infliggono scomuniche, non credo sarebbero in grado di riempire Piazza Maggiore, forse nemmeno sarebbero in grado di riempire il salotto di casa loro e certo se si presentano alle elezioni porterebbero a casa i voti dei familiari. Forse neanche quelli.
Ma di loro non c’è di che preoccuparsi.
Il dato vero è il grado di costruzione politica che questa esperienza ha prodotto e quello che può produrre in futuro, e su questo pesano diverse incognite

Io non ho partecipato agli scontri, un po’ perché ero stanco dopo un tour de force iniziato a gennaio e finito a maggio, un po’ perché era evidente che sarebbe finita in zuffa e non ne avevo voglia. Era evidente che si giocava a farsi del male e così ho evitato di buttarmi nel mucchio a tirar pugni. Non che sia servito a molto, peraltro.
Quando fra qualche tempo la polvere sarà tornata a posarsi avremo una visione più chiara di quel che è successo e di quello che potrà accadere.
Quello che vedo, nella nebbia attuale, è una discreta confusione.
Il problema vero, al di là di chi va in Europa, è la prospettiva politica di questa lista.
Fino ad ora si è evitato di parlare di questo, così come pare un tabù affrontare sul serio il nodo dell’organizzazione. Però è un nodo inevitabile, tant’è che appena il Papa straniero Alexis si è allontanato e la spinta elettorale si è conclusa si è tornati a dare di sè spettacoli penosi.
Non ci eravamo detti che bisognava mettere l’unità d’intenti al di sopra delle contraddizioni che inevitabilmente sarebbero emerse? Non ci si era proposti di saperle governare con saggezza queste inevitabili contraddizioni, senza cedere immediatamente all’impeto della scomunica e della diaspora?
Ebbene, si cominci veramente a praticarlo questo percorso, sapendo che è lungo e periglioso e che i rospi da ingoiare saranno tanti e che magari per non ingoiarli tutti è meglio sapersi trattenere un attimo prima di premere il grilletto e sparare ad alzo zero.
Io credo che un movimento per essere credibile ed efficace debba essere democratico e trasparente, però l’ho detto e lo ribadisco: non credo nell’assemblearismo, non credo nei processi “dal basso” contrapposti a quelli “dall’alto”. Sono frasi fatte che spesso nascondono ambizioni ben più misere. Non credo nella funzione salvifica affidata a un imprecisato percorso “collettivo” di non meglio precisate “soggettività”.
Non credo nella mistica dei forum che si succedono uno dietro l’altro diventando ben presto autoreferenziali, nè che da queste assise escano idee e progetti per partogenesi.
Non credo nei santi, nè alle madonne: credo che in politica ci vogliano dei leader autorevoli scelti in modo condiviso che poi si prendano delle responsabilità. E che ognuno che si impegna in un incarico abbia un mandato definito e a termine: bisogna scegliere sempre con grande attenzione i più capaci, i più responsabili e i più altruisti, possibilmente anche i più intelligenti, e non è affatto scontato che debbano essere scelti in un’assemblea improvvisata e votati plebiscitariamente.
Inoltre bisogna sciogliere un circolo vizioso che attanaglia la sinistra da troppo tempo: non è cooptando rappresentanti di comitati e movimenti che si costruisce una nuova esperienza politica. Questo meccanismo per cooptazione riduce il campo, tende a replicare logiche da anni ’70 da intergruppo e ad escludere – a prescindere – chi non è già inserito in forme di partecipazione organizzata: l’obiettivo dovrebbe essere, al contrario, diventare un punto di aggregazione per tutti coloro che organizzati non sono ma che potrebbero diventarlo o quantomeno condividere un pezzo di percorso, magari avendo l’ambizione di essere uno strumento utile al riscatto sociale delle nuove generazioni e degli esclusi che al momento, più che a noi, guardano e votano per i 5 stelle.
Bisogna quindi mettere in campo sistemi più sofisticati e trasparenti per eleggere e legittimare la propria rappresentanza: bisogna chiedere coerenza, poi però bisogna anche stargli accanto a queste persone e non giocare a impallinarli alla prima occasione.
Il limite di questa sinistra è che tutti si sentono in diritto di criticare gli altri, ma quando c’è da prendersi delle responsabilità, quando c’è da assumere delle decisioni, molti si tirano indietro e si guardano attorno spauriti: cercano conforto in quelle icone che evocano in continuazione ma che In realtà non esistono, sono entità astratte che vengono noiosamente evocate come dei mantra: percorsi “condivisi”, realtà “territoriali”, soggetti “collettivi”, etc etc) che non hanno mai un nome ed un cognome, una faccia, una parola autonoma, un pensiero da esprimere.
E quand’anche ce l’hanno non si sa mai per certo perchè stiano li, in nome e per conto di cosa. Mentre quelli (pochissimi) che si sobbarcano incarichi operativi pare che si debbano invece giustificare ogni momento, con chiunque passi di lì, per il semplice fatto di dover prendere delle decisioni.
Posso anche anche capire che a volte sia necessario sparare sul quartier generale, ma prima – quantomeno – che lo si crei questo quartier generale. Altrimenti si spara nel vuoto…

La cosa che però mi fa più rabbia di queste liti sguaiate per le poltrone è che distorcono l’immagine della lista e la distraggono dai suoi scopi: cosa volete che gli freghi a chi sta al di fuori ai nostri circoletti assembleari di chi va a Bruxelles? Si chiederà piuttosto cosa ci vanno a fare e come la propria vita può modificarsi in base alle battaglie e alle decisioni che assumeranno. Occorre però supportare queste lotte con una dirigenza credibile e una struttura stabile e capillare che le trasformi in pratiche quotidiane altrettanto credibili, e che soprattutto porti a risultati concreti. Mi chiedo: è mai possibile che in un paese con il 50% di giovani disoccupati e una corruzione che manda tutto in cancrena noi si stia lì a sbranarci per le nomine? Nessun cittadino normale si appassionerebbe mai alle nostre discussioni odierne, tutte improntate a far la punta alle matite.
Chi mai darebbe fiducia a una sinistra del genere per governare una città, un paese o l’Europa? E ancora: per cosa dovrebbero darci la loro fiducia, qual’è il programma che portiamo avanti giorno per giorno, quali i vantaggi reali per coloro di cui ci intestiamo la rappresentanza?
E soprattutto: con quali donne e uomini intendiamo incarnare queste istanze e queste speranze?
E dire che abbiamo di fronte delle autostrade con straordinarie possibilità di impegno e di crescita perchè gran parte delle nostre analisi sono lucide e credibili: se diciamo che bisogna rifiutare il fiscal compact facciamone un tema nazionale e spieghiamo dove e come quei soldi andrebbero investiti.
Se vogliamo ridiscutere il debito imponiamo questo dibattito a livello europeo mettendo da subito all’angolo il Pse. Se chiediamo un reddito minimo e garanzie per il lavoro e non per la finanza battiamoci per questo, incalzando il Governo e le forze politiche che adesso sono gonfie di consenso ma anche di non poche contraddizioni, certo ben superiori alle nostre.

Sono queste le domande che attendono risposta.

Paolo Soglia