Il ladro

Sono le 18 di un giorno qualunque, abbastanza di merda, giorni molto comuni in questo periodo. Sono tornato a casa da un’oretta e mia figlia quattordicenne è a casa, nella sua stanza, da un appena un quarto d’ora.
Decido di stendermi due minuti per riposarmi, ma non ne passa uno e mezzo che sento qualcosa che sbatte. “Che palle” – penso – “sarà la gatta che rimesta la cassetta…”.
Mi alzo controvoglia, appena imbocco il corridoio lo vedo: è fermo davanti alla cucina (che nella mia casa a piano terra è in realtà una veranda che dà sul giardino).

E’ entrato. lo vedo in controluce: sui 20/25 anni, altezza media, una maglietta azzurrina. Hai visto che era aperto, hai visto che c’erano le luci accese, sapevi che c’era qualcuno in casa, perchè sei entrato?
Unico pensiero: difendere il territorio e soprattutto difendere la “cucciola” che è nell’altra stanza dall’altra parte della casa. Lui è certamente più giovane e robusto di me, e se ingaggiasse battaglia probabilmente avrebbe la meglio, ma ha paura (il peso della colpa…) e quindi scappa cercando la fuga dal giardino, io lo inseguo urlandogli dietro di tutto.

Decide di scavalcare la rete nel punto più basso, travolgendo il telaio che sorregge il gelsomino. Non è agilissimo e faccio in tempo a raggiungerlo e a colpirlo con un pugno su un fianco mentre è a cavalcioni. Un colpo non certo da KO, più che altro lo spingo fuori e lui si dilegua per i cortili adiacenti.

Hai infranto il codice dei ladri: dovevi cercare di entrare nella casa incustodita. Se ci riuscivi potevi portar via tutt’al più un portatile o un ipad. E invece no, hai voluto entrare lo stesso. E mi hai rubato qualcosa di ben più importante: la libertà di stare con finestre e porte aperte, alla luce del sole o della luna.
Adesso sarà tutto ben più penoso. Perchè inevitabilmente il pensiero e le discussioni in famiglia vertono sulla circostanza.
E se tu non fossi stato in casa? E se trovava in casa la ragazzina, da sola (come accade quasi sempre), cosa sarebbe accaduto, come andava a finire?

E dunque da adesso porte sbarrate, serrature serrate e magari impianti anti-intrusione.
Mi costringerai a una vita più guardinga e più reclusa, che tu sia maledetto ladro cialtrone.

Paolo Soglia

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Alla ricerca dell’orgasmo perduto…

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Clamorosa e ferale notizia: il “Punto G” non esiste.
Ad affermarlo una coppia di sessuologi italiani, Vincenzo e Giulia Puppo (nomen homen..), che hanno pubblicato il loro studio su “Clinical Anatomy” parlando addirittura di “frode scientifica”. Per i Puppo l’unico orgasmo femminile possibile è clitorideo. Il punto G e l’orgasmo vaginale che alcune donne sostengono di provare non esistono: “È sempre e soltanto causato, invece, dalla stimolazione degli organi erettili circostanti [cioè il clitoride], che scatenano l’orgasmo femminile”. Sarebbero “privi di basi scientifiche” anche l’eiaculazione femminile e il cosiddetto Pgap (Persistent genital arousal disorder, cioè il disturbo persistente dell’eccitazione genitale). C’è anche però la lieta novella: “In tutte le donne  l’orgasmo è sempre possibile se gli organi erettili femminili, cioè il pene femminile, sono efficacemente stimolati durante la masturbazione, il cunnilingus, la masturbazione da parte del partner o durante i rapporti vaginali o anali”
Insomma: sessant’anni di studi, saggi, articoli, discussioni, ipotesi e ardite ricerche pratiche “sul campo” buttati nel cesso. O Come si suol dire con un’espressione volgare ma che rende l’idea: “per l’anima del cazzo…”.
Forte l’irritazione soprattutto nel mondo editoriale (cartaceo e on line), per il quale la vendita di guide e strumenti per la precisa individuazione dei “Punti G” costituiva una boccata d’ossigeno in un momento di fortissima crisi del settore.

Ma non tutto è perduto, la Scienza infatti non si dà per vinta.
Un’altra grande affascinante avventura è appena cominciata: la ricerca del “Punto H”

Paolo Soglia

+++ULTIMORA+++ Renzi cambia verso alla lingua nazionale.

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“Basta con l’Italiano, nel mondo non lo parla più nessuno”.

Queste le parole del Premier pronunciate a margine del summit europeo che ha presieduto in Turingia sul rilancio del mercato ittico e l’abbattimento selettivo degli ungolati.
Dopo la riforma del Senato, la legge elettorale e l’articolo 18 Matteo Renzi ha sollevato un altro tema destinato a scatenare polemiche: “Se in 150 anni d’Unità d’Italia la gente fa ancora strafalcioni e continua a parlare in dialetto una ragione ci sarà: inoltre l’uso dell’italiano discrimina tutti quegli stranieri che sarebbero disponibili a investire nel nostro paese ma poi desistono perchè non ci capiscono un cazzo.”
Il premier ha annunciato entro l’autunno un apposito decreto per cambiare la lingua nazionale: Renzi ha subito escluso che il nuovo idioma possa essere l’Inglese (troppo difficile) e l’Arabo, per non irritare la Lega e soprattutto gli alleati dell’NCD di Alfano.
In Italia dal 2015 si parlerà dunque il Cinese mandarino, una scelta che Matteo Renzi ha rivendicato per consentire di attrarre investimenti dalla maggiore economia mondiale.
Dura l’opposizione della minoranza PD che preannuncia battaglia al Senato: Civati pronuncerà il suo intervento in Esperanto mentre i giovani turchi si dicono fiduciosi di poter trovare un compromesso sul Tedesco.
Delusi invece i bersaniani che avrebbero preferito il Russo.

Paolo Soglia