La dura legge dei numeri…

Europee regionali

Alle regionali hanno votato solo 1.250.000 persone, il 38%, minimo storico assoluto e clamoroso per una regione come L’Emilia-Romagna che ha sempre fatto segnare la massima affluenza nazionale.
Alle scorse europee, solo pochi mesi fa, erano andati a votare 2.390.000 elettori, il 70%…. (- 1.140.000).

In un simile disastro le percentuali dicono il giusto: solo Lega e Sinistra (nel suo insieme) crescono. Se vediamo i voti assoluti è chiaro invece che cresce solo la Lega, tiene pur perdendo qualcosa la Sinistra e crollano tutti gli altri: dal -28.000 di Alfano al – 677.000 del PD di Renzi/Bonaccini.

 Paolo Soglia

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Voto L’Altra…

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Visto che domenica si vota, per quello che può interessare, dico pubblicamente cosa farò e perchè.
Primo: andrò a votare (in tempo di astensionismo meglio premetterlo..).
Secondo: voterò per L’Altra Emilia Romagna.
Non la faccio tanto lunga: chi mi conosce sa che avevo molti dubbi sull’opportunità di traghettare l’esperienza Tsipras alle regionali, dubbi dovuti ai tempi troppo accelerati dati dalle elezioni anticipate, che avrebbero inevitabilmente reso difficoltoso procedere a un (necessario) consolidamento e soprattutto all’allargamento dell’esperienza dell’Altra Europa.

Avvertivo il rischio di un frazionamento che purtroppo si è subito manifestato con la decisione di Sel di andare in coalizione col Pd. Decisione che non approvo e che trovo politicamente insostenibile, ma che sarebbe ingeneroso catalogare solo come mero opportunismo/poltronismo, anche perchè pure dentro Sel erano in tanti a volere una soluzione diversa.
Soprattutto mi spiace perchè la situazione era (ed è) tutt’altro che “incontendibile”: il PD è in gravissima crisi politica, il modello ereditato dal PCI si è prima logorato e poi è imploso, ma la crisi viene mascherata semplicemente dall’assenza di un fronte di opposizione sufficientemente forte, nei numeri,  per potersi proporre come alternativa di governo.
Mi spiace anche che non si sia realizzato un asse con altre esperienze nate dentro il movimento cinque stelle. Se guardassimo ai contenuti su 100 proposte probabilmente in 99 la pensiamo alla stessa maniera, o comunque non in modo diametralmente opposto.
Ma tant’è: in politica non è così semplice far quadrare le cose e le aggregazioni hanno bisogno di tempo, fiducia e condizioni per realizzarsi. Senza contare che nel campo della sinistra permane un virus sempre pronto ad attaccare gli organismi sani: il settarismo.

L’Altra Europa era nata proprio per combattere questi virus, in parte c’è riuscita, in parte no. Credo in ogni caso che chi nell’Altra Emilia-Romagna si è speso con tanta difficoltà per dare vita alla lista l’abbia fatto con un obiettivo giusto: seminare guardando avanti, a prescindere dalle difficoltà (e dagli errori) di percorso.

Voterò dunque per L’Altra Emilia Romagna, e se qualcuno che è ancora incerto, leggendo questo post farà lo stesso vorrà dire che ho dato il mio piccolo contributo.

Paolo Soglia

ps
Leggo in tanti post l’invito al voto disgiunto, tipo: “votate Sel o questo o quel candidato del PD, o un’altra delle listine di maggioranza collegate… E poi (per lavarvi la coscienza) date la preferenza alla candidata presidente dell’Altra Emilia Romagna.”
Cazzate, dispettucci tutti interni alla logica mediocre del “dare un segnale”, da parte di gente che o si vergogna o ha il mal di pancino.
Conta solo il voto alla lista: il voto al candidato Presidente (se non è in grado di sconfiggere Bonaccini) non conta un cazzo.
Se poi l’invito arriva da esponenti di forze politiche che prima scelgono un’alleanza e poi si vergognano di votarne il Presidente di renziana fede vien da dire che forse dovevano pensarci prima…

Le elezioni dello squalo

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Direi che ci siamo.
Alla campagna elettorale regionale, la meno sentita ed entusiasmante nella storia repubblicana, costellata di scandali e disinteresse diffuso, si aggiunge un tassello significativo, la ciliegina sulla torta: la riduzione di quanto resta delle elezioni a puro format televisivo, che ovviamente ha le sue regole, molto diverse da quelle previste dalle leggi della Repubblica. E queste regole hanno il sopravvento, certificando come ormai la rappresentanza e le procedure previste dalla normativa Repubblicana siano carta straccia.
Per presentare una lista alle elezioni bisogna infatti raccogliere migliaia di firme, in ogni provincia, certificarle, portarle in tribunale e aspettare che la lista sia regolarmente approvata e messa sulla scheda.
Ma è un rito antico, la comunicazione globale va per le spicce e decide da sola il chi e il come.
Sky, la tv satellitare dello “squalo” Rupert Murdoch, colosso globale dell’informazione, ha pensato quest’anno di dedicare spazi alle elezioni locali.
Ma il chi e il come lo decide lei: sei candidati presidenti? Troppi. Ne mettiamo a confronto solo quattro. I prescelti sono Bonaccini (Pd-Sel), Fabbri (Lega), Rondoni (Udc) e Gibertoni (M5S). Gli altri fuori, Per Quintavalla (Altra Emilia Romagna) e Mazzanti (Liberi Cittadini) non c’è posto.
La reazione dell’emittente alle proteste degli esclusi è di di una banale arroganza: “ci spiace, problemi logistici”. Tutt’al più organizzeranno una trasmissioncina a parte per gli esclusi, loro due soli, come se partecipassero ad un altro campionato.
E tutte le cosiddette agenzie di controllo a cui viene delegata con costi elevati la tutela delle pari opportunità (Agcom, Corecom, commissioni elettorali, etc etc)? Non pervenute.
Daltronde a Sky sanno benissimo che le regole si possono infrangere. Tutt’al più, dopo, si paga una piccola multa.

Il caso Sky è molto diverso dal famoso “conflitto d’interesse” berlusconiano con cui ci si è baloccati per vent’anni: lì c’era un contendente/editore che schierava le sue corazzate mediatiche a sostegno della sua forza in campo. Per Sky e per Murdoch il problema non è neanche quello: bisogna solo ridurre il tutto alle regole del proprio format. Se è pensato per un confronto a quattro e invece i candidati son di più, vabbè, pazienza.
E’ Sky a decidere chi sono i candidati prescelti alla presidenza della Regione,  tutti gli altri si adattino a fare le comparse.

Paolo Soglia

Ps
Logica vorrebbe che i candidati “prescelti” si rifiutassero di presenziare a un confronto pubblico che esclude altri candidati. Ma c’è da esser certi che questo non avverrà: a piccola politica corrispondono altrettanto piccole persone.

Le iene, gli ignavi e gli utili idioti

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Il massimo risultato possibile per chi predica odio e semina intolleranza è vedere come la malapianta attecchisca con tanta rapidità. Salvini è arrivato a Bologna con lo scopo di attizzare un incendio e ha ottenuto esattamente quello che voleva.
Matteo Salvini è una iena e gli zingari sono una preda perfetta: in un momento di crisi durissima offrire in pasto a chi sta male dei capri espiatori, indicare a chi ha paura il nemico da colpire, comporta una rendita di posizione invidiabile.
Daltronde è uno schema utilizzato tante volte nella storia. L’ascesa del nazionalsocialismo si basava sugli stessi meccanismi: alla popolazione stremata dalla crisi economica si propose un nemico da odiare: “l’ebreo usuraio e speculatore”, origine e causa di tutti i mali che affliggevano il popolo tedesco.
Sappiamo come è andata a finire.
Detto che in un paese veramente democratico la provocazione della Lega sarebbe stata proibita per istigazione all’odio razziale da chi ha l’autorità e la responsabilità di farlo,
detto che il leader della lega andrebbe indagato per aver deliberatamente investito alcuni manifestanti, va detto anche dell’altro.

C’è gente altrettanto misera d’intelletto che pensa di opporsi a questi disegni politici molto ben collaudati con quattro schiaffoni dati a caso. Essi confondono la forza con le esibizioni muscolari e barattano la determinazione nella difesa di un principio con l’ebbrezza di un gesto violento.
Questa mancanza totale di elaborazione politica, ma anche di semplice discernimento, lungi dal contrastarlo porta inevitabilmente ad alimentare il fenomeno che si intende condannare.
Non solo: la mera violenza, unita alla stupidità, rappresenta una miscela pericolosissima.
Qualcuno ora si batte il petto per aver “scacciato il leghista”, ma Salvini porta a casa quello che cercava: biada per gli ignavi a cui offrire qualcuno da odiare, tutta pubblicità elettorale da incassare in termini di voti nelle urne. Il suo disegno è infatti molto semplice: diventare il Le Pen italiano traghettando l’usurato leghismo bossiano in un nuovo movimento di estrema destra che assorba anche le galassie neofasciste che gli gravitano attorno. E il disegno sembra funzionare benissimo.

L’operazione bolognese è stata ben preparata e ovviamente qualcuno ha abboccato. Salvini prima si è messo in mostra facendosi vedere solo soletto nei pressi del campo Sinti, poi ha travolto con la macchina un paio di manifestanti beccandosi qualche sassata. Subito dopo si è concesso ai microfoni dei cronisti lamentandosi dell’aggressione subita e chiedendo la “solidarietà delle Istituzioni”. Ha fieramente rivendicato il tentativo di “investire i balordi” e infine ha insultato sui social “i bastardi” che gli hanno rovinato la macchina. Tutto perfetto: i sondaggi lo premiano e lui gongola…
Alla fine a farne le spese, come spesso accade, è stato un bersaglio preso a caso: un povero cronista, braccato e pestato per il semplice fatto di lavorare al Resto del Carlino.
Stavolta, perlomeno, ho sentito anche voci che certo non possono essere annoverate tra i “nemici dei centri sociali” non solo prendere nettamente le distanze, ma parlare espressamente di atti sbagliati, controproducenti, che di fatto emulano quella stessa mentalità squadrista che si vorrebbe contrastare.
Ovviamente gli immancabili “avvocati difensori” di ogni cazzata rivendicano che a fare opposizione alle scorribande razziste e fasciste ci siano in campo ormai solo i centri sociali, mentre i “parolai” se ne stanno a casa. La qual cosa spesso è anche vera, ma è un teorema che potrebbe pure essere ribaltato: c’è gente che a forza di autoproclamarsi l’unico e solo rappresentante dell’antifascismo militante a suon di schiaffoni ha creato un gran vuoto attorno a sè, e i risultati politici si vedono tutti…

D’ora in poi, comunque, è bene che ognuno si prenda le proprie responsabilità: sia chi va in piazza, sia chi non ci va. Senza silenzi e senza sconti.
La deriva xenofoba e neo fascista che avanza non è più strisciante: è alla luce del sole e mira a generare anche in Italia un’Alba Dorata.
Questo disegno può essere contrastato solo con la più ampia partecipazione popolare possibile, a cominciare da quella delle associazioni, dei sindacati e dei partiti che formalmente si richiamano ai valori costituzionali ma che ormai sembrano slegati da ogni contesto sociale: semplici macchine elettorali al servizio del leader di turno, macchine da “accendere” solo quando in ballo c’è un’elezione e dei seggi da conquistare.
La situazione dunque è molto seria, complessa, e riguarda tutti: troppo seria per lasciare che a occupare la scena siano solo le iene, gli ignavi o gli utili idioti.

Paolo Soglia