“Alexis”, da febbraio in edicola…

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Dal prossimo mese esce “Alexis”, la nuova rivista sul culto della personalità dedicata al nostro caro leader. Nel primo numero:
– La raccolta degli aforismi storici: da “Proletari di tutto il mondo unitevi!” a “Socialismo o muerte”. E ancora: “Tito è il Partito, il Partito è Tito” , “No pasaran!”, “La rivoluzione non è un pranzo di gala”, “Hasta la victoria siempre!!”,  e tante altre frasi celebri per farvi fare bella figura nelle serate tra amici.
Corso di greco in dispense: Dì finalmente “basta” alle traduzioni simultanee e ai sottotitoli e goditi i discorsi di Tsipras in lingua originale!
– Sondaggio: Perchè le donne preferiscono Tsipras a Brad Pitt.
Inchiesta esclusiva sui deviazionismi: “kim Jong Un è molto malvagio perchè ha avuto un’infanzia difficile (e soprattutto non è mai stato in classe con Tsipras)”.
– Bricolage: 10 semplici illustrazioni per costruire un busto di Tsipras solo con Lego, Das e pan grattato.
– Pulizie di casa: Come togliere gli acari dal divano e i neoliberisti dalle poltrone usando prodotti ecologici.
Porca Troika!: il simpatico gioco di società che sta facendo impazzire l’Europa.

E in omaggio nel primo numero la fantastica App per fare un piano quinquennale comodamente sul tuo smartphone…
Corri in edicola!

Paolo Soglia

 

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Gatto bianco e gatto nero

“Non importa che il gatto sia bianco o nero; ciò che importa è se acchiappa i topi”
Deng Xiaoping

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Non passano neanche 24 ore è già per i commentatori italiani il pesce Tsipras puzza…
Ma come? Si è alleato coi nazionalisti indipendenti?
In casa Pd alcuni ridono beotamente. Molti renzidi infatti gongolano: “Visto? E’  proprio una merdaccia come noi che stiamo con Berlusconi e Alfano…”
Mentre nella sinistra purista iniziano i mal di pancia: abituati a viver d’apparenze e di frasi fatte, senza mai fare i conti con la sostanza, ad alcuni si è spento il sorriso.
Si è rianimato persino il Movimento 5 Stelle che non ne ha azzeccata una (e ormai conta come il due di coppe quando briscola è a bastoni) per giustificare a posteriori la sua alleanza in Europa con Nigel Farage.

I commentatori alla Scanzi chiedono invece a tutta la sinistra italiana di sentirsi imbarazzata e di fare pubblico vergognino (Ma perchè? Ma tu poi chi sei?).
Ora: di cose di cui imbarazzarsi a sinistra ce n’è a iosa, su questa però non provo il minimo imbarazzo.

Mi chiedo infatti dove sia il problema. Se Tsipras avesse fatto un’alleanza al centro, tipo col Pasok, annacquando la sua linea di intransigente battaglia contro il neoliberismo ci sarebbe stato di che preoccuparsi.
Non avendo l’appoggio dei comunisti del KKE, che odiano Tsipras e Syriza, e avendo mancato di due voti la maggioranza assoluta ha stretto un’alleanza con i “greci indipendenti”, costola fuoriuscita da Nea Demokratia, fatta di conservatori di centrodestra, il cui programma anti troika è però molto simile a quello di Syriza.
Qual’è la sostanziale differenza con la situazione italiana? Che Tsipras ha quasi la maggioranza assoluta e che a differenza di Renzi non fa un’alleanza con una piccola formazione di destra per fare una politica di destra, ma fa un accordo che gli dà la possibilità di sviluppare un programma di sinistra.
Mi sembra un punto piuttosto dirimente.. Inoltre mancandogli solo due voti non si è messo a fare campagna acquisti per far cambiar casacca a qualcuno (come avrebbero subito fatto da noi).

La mossa era evidentemente già stata preparata perchè si è giocata in pochissimo tempo: Tsipras può dunque diventare immediatamente Primo Ministro con tutti i poteri e non incartarsi in una logorante ricerca di alleanze a destra, al centro o a sinistra sottoponendosi ai ricattini e alle mediazioni.
Il tempo in questi casi è fondamentale: l’FMI, la Bundesbank, e tutta la compagnia di giro hanno già iniziato a lanciare colpi di mortaio e si apprestano alla controffensiva.
Tispras non può permettersi di temporeggiare: deve avere alle spalle un governo già in carica per fronteggiare l’attacco, che si svilupperà attraverso minacce e blande promesse. Lo scenario di uno strangolamento finanziario della Grecia però non è da sottovalutare.

Tsipras si è dunque preso l’onere di una alleanza alla luce del sole con un (piccolo) partito di destra antiliberista, che difficilmente potrà condizionare più di tanto la sua azione. Adesso che ha messo a posto il fronte interno può concentrarsi sul fronte esterno che è ben più preoccupante e aggressivo.
L’operato di Tsipras non va giudicato su questa che è una mossa obbligata, ma andrà giudicato sulla base di cosa saprà fare o non fare. Il guanto di sfida è sul tavolo: o cambiano gli equilibri e le politiche in Europa innescando una grande offensiva antiliberista e neo socialista a livello continentale o l’esperienza di Syriza perirà miseramente.

Quindi o ne esce vivo portando la Grecia fuori dal tunnel o non ne esce affatto…
Certo per me è preferibile uno che rischia e si gioca tutto, facendo i conti con la realtà data,  rispetto a chi non rischiando mai nulla non ha mai nulla da perdere.

Paolo Soglia

Social e scrittura: non solo letame…

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E’ ormai un luogo comune stigmatizzare le schifezze che si trovano on line sui social. Come in ogni luogo comune dietro c’è una grande verità: siamo nauseati dal talebanismo, dal trollismo, dagli insulti gratuiti distribuiti a iosa, dalle violenze verbali e soprattutto dagli idioti banali che infestano la rete.
Tutto vero.
Però… come sempre succede c’è un’altra faccia della medaglia. Tanta gente che sa scrivere, e bene ! Spesso mi stupisco nel leggere articoli e post di emeriti sconosciuti, o di amici che conosco sotto altre vesti e mestieri, che pubblica pezzi lucidi, precisi, ma soprattutto ben scritti e brillanti.
Immediatamente il pensiero corre alla mia disgraziata categoria e alla sensibile perdita di qualità complessiva della scrittura nel giornalismo professionale: pezzi abborracciati, confusi, scritti in fretta e senza alcuna verifica. Per non parlare di grammatica e sintassi…

E che dire dell’arte dello scrivere? Un tempo c’erano “penne” sui giornali che leggevo a prescindere… Ora dopo 5 minuti che ho in mano un quotidiano mi addormento. Sul web invece trovo, a volte, anche piacevolissime sorprese: e non occorre che siano dei Fenoglio o dei Calvino, dei Bocca o delle Fallaci (Si proprio lei: la Fallaci ossessionata dall’islamismo era politicamente assai indigesta. Ma quella donna, come giornalista, scriveva da Dio…).

E’ un peccato che  gente così non venga valorizzata, ma tant’è.. I giornali seguono altre logiche (e visti i risultati delle vendite e dei bilanci non è che queste logiche stiano proprio pagando… ).
Quindi in alto i cuori: nel grande fiume si trovano a volte anche delle pepite d’oro…

Paolo Soglia

I controcomplottisti (e i ragionevoli dubbi..)

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I tragici fatti parigini hanno fatto emergere sui social una nuova tendenza: il controcomplottismo.
Si tratta di persone, la maggior parte in buona fede, che evidentemente nauseata dalla marea di teorie del complotto che investe ogni singolo fatto (dal gol in fuorigioco all’attentato alle torri), hanno assunto un atteggiamento di rifiuto anche di ogni possibile dubbio.
Il complottista infatti, pur non avendo alcuna fonte diretta o reale esperienza dei fatti, piega ogni accadimento alla sua logica ascrivendo la responsabilità non ai presunti responsabili ufficiali ma a un soggetto terzo che segretamente tira le fila di tutto: la CIA, la Massoneria, i Rettiliani, etc. etc.
Il complottista ha fatto molti danni, anche perchè i più sofisticati riescono abilmente a mischiare fatti certi, teorie verosimili e conclusioni azzardate e non sempre sono riconoscibili a prima vista. Inoltre il complottismo è un business editoriale notevolissimo e quindi, per alimentare il mercato, servono sempre nuove teorie e nuove clamorose rivelazioni.

Evidentemente, per reazione, adesso sta prendendo piede la figura del “controcomplottista”. Esso si distingue per avere un atteggiamento di accettazione incondizionata delle apparenze o delle fonti ufficiali rilanciate dai media mainstream. Guarda con sospetto non tanto i complottisti, ma chiunque possa sollevare dubbi o porsi interrogativi sulle notizie fornite dalle fonti governative o istituzionali su un determinato fatto.
Porsi un legittimo dubbio, verificare e confrontare le fonti, acquisire fonti non ufficiali (testimonianze dirette, documenti non ufficiali, gole profonde al’interno dei servizi, etc etc) dovrebbe essere il pane quotidiano di ogni giornalista serio.
Ma il giornalismo serio costa, e spesso non è ben visto da chi Governa nè da chi i media li finanzia.
Eccoci dunque stretti nella morsa tra le “versioni ufficiali” (per alcuni incontestabili) ripetuta a pappagallo da giornalisti-oche e diffusa incessantemente dai media mainstream e il “giornalismo fai da te”, che poi non è giornalismo ma chiacchiericcio fatto solo per sentito dire, che vive di commenti su quanto diffuso dalle fonti ufficiali. Si sente fortemente la mancanza dell’elemento terzo, il giornalista d’inchiesta che lavora professionalmente per appurare la realtà dei fatti (anche come free lance, col suo blog in modo indipendente).
Ma purtroppo il giornalismo serio non lo paga più nessuno, quindi… bisogna accontentarsi.

Concludo questa mia breve analisi ponendomi solo alcuni “ragionevoli dubbi” sui recenti fatti francesi, così come ricostruiti e diffusi dalle fonti ufficiali:

1) “il terzo uomo”
A poche ore dal’eccidio di Charlie Hebdo prima ancora di svelarne le identità viene diffusa la notizia che gli attentatori sono tre, i due che sparano e un autista. Ma di questo presunto “autista” non c’è mai traccia. La cosa singolare è che abbiamo perfino una ripresa filmata con i terroristi che giustiziano il poliziotto e poi salgono dalle portiere anteriori dell’auto e se ne vanno indisturbati, senza alcun autista (a meno che non lo tenessero nel baule). Ciò nonostante la versione regge ancora e finora non è stata corretta nè smentita. Si è addirittura costituito un ragazzino indicato come “l’autista” (che per fortuna sua aveva un alibi), ma su questo autista fantasma non si è ancora fatta chiarezza.

2) Amedy Coulibaly
Pochi minuti dopo la strage, a causa di un banale incidente d’auto Amedy Coulibaly viene fermato in mezzo al traffico di Parigi: lui spara subito con un fucile automatico ferendo un agente e uccidendo una vigilessa. La notizia del fucile automatico viene prima diffusa poi ritrattata. La versione ufficiale tende a ridimensionare il fatto, si parla di “un episodio che non ha nulla a che fare con la strage di Charlie”. E’ una versione evidentemente falsa, costruita probabilmente per evitare che si diffonda il panico nel timore di attacchi concentrici, e diffusa per l’incapacità delle istituzioni, in quel momento, di capire cosa stia effettivamente succedendo e come porvi rimedio. Sta di fatto che di lì a poco Coulibaly prenderà in ostaggio un intero supermercato… Nessuno comunque ha ancora dato conto di quella falsa informazione diffusa dopo l’omicidio della vigilessa.

3) la donna fantasma
Assieme ad Amedy Coulibaly è sempre chiamata in causa la sua fidanzata, Hayat Boumeddiene . Se ne parla fin dall’inizio e viene data per certa la sua presenza a fianco di Coulibay all’interno del supermercato. Dopo il blitz, quando Coulibay è già morto e gli ostaggi superstiti vengono liberati, ci viene detto che la Boumeddiene “è riuscita a fuggire confondendosi con gli ostaggi”. Questo mette a dura prova le nostre capacità di comprensione: la zona è circondata da centinaia di poliziotti e completamente isolata. Da banale procedura in vigore in ogni polizia del mondo gli ostaggi liberati devono essere trattenuti e interrogati (non è che prendono il taxi e vanno a casa…) . Dunque che fine ha fatto la Boumeddiene? Era veramente nel supermercato? Mistero.

4) La morte dei fratelli Kouachi
Questo è un aspetto che probabilmente non verrà mai svelato perchè oltre alle forze speciali non vi sono altri testimoni (a meno che “l’uomo dello scatolone” non abbia visto qualcosa). La versione ufficiale è che i Kouachi si lanciano fuori dalla tipografia sparando all’impazzata e vengono abbattuti. Precedentemente fonti del Ministero dell’Interno avevano spiegato che si sarebbe cercato di catturarli vivi. Ebbene: secondo la versione ufficiale i Kouachi non avevano ostaggi (ce ne sarebbe stato uno all’interno, ma a loro insaputa,,,). Dunque era la condizione ideale per prenderli vivi, non dovendo agire sotto la pressione della liberazione degli ostaggi. Invece i Kouachi escono sparando e vengono falciati, come nel far west… Perchè? Utilizzando gas, bombe detonanti stordenti e cecchini addestrati a colpire i punti non vitali ci si poteva provare… La domanda è: ci hanno provato? Ah saperlo…

Paolo Soglia

ps
Questo cari controcomplottisti non ha nulla a che vedere col complottismo: si chiama accertamento della verità dei fatti…

A 24 ore della strage di Charlie: i punti ancora poco chiari

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Questo post sarà probabilmente obsoleto nel giro di alcune ore o di pochi giorni, al momento però possiamo evidenziare diversi interrogativi rispetto alla strage di Parigi.
Ecco i punti che a me paiono degni d’attenzione:

1) Il commando era militarmente preparato, composto da gente che aveva dimestichezza con lo scontro a fuoco e abituato a uccidere con precisione. Utilizzavano armi automatiche, agivano con calma sparando prevalentemente a colpo singolo (e non a raffica): questo denota esperienza nell’amministrazione dell’arma e delle munizioni. Molto meno efficiente la preparazione logistica: l’indirizzo sbagliato (a fronte del fatto di conoscere benissimo però gli obiettivi citandoli per nome e cognome), la scarpa persa e poi recuperata… Tutti dettagli che invece denotano una certa improvvisazione.
2) Il ritrovamento nella macchina rubata di una carta d’identità ha dell’incredibile: a che serve portarsi dietro un documento autentico quando si va a compiere una strage? Tanto vale agire a volto scoperto. Dunque è ipotizzabile che siano stati i servizi francesi a aggiungere questo particolare per avvalorare l’identificazione. Premesso che a mio avviso non esiste alcun elemento che metta in discussione la matrice degli attentatori (ex combattenti dello stato islamico), questo particolare (molto strano) può essere spiegato solo per ragioni interne: dimostrare un rapidissima reazione delle forze di sicurezza per rassicurare un’opinione pubblica choccata dalla strage.
3) l’identificazione viene diffusa prestissimo, attorno alle 21.30. Il fatto che sia stata resa pubblica rientra nel ragionamento precedente: risponde a un bisogno di comunicazione e rassicurazione e non a una necessità operativa d’indagine e contrasto, anzi… Perchè informare gli attentatori che sono già stati identificati? A che pro?
4) Il terzo identificato, il ragazzo che non spara ma guida l’auto, si consegna stamattina spontaneamente e pare che abbia un alibi confermato anche dalle forze di polizia: era a scuola. Dunque anche qui qualcosa non quadra…
5) Capitolo armi: anche se i terroristi sono reduci dell’esercito del Califfato certo non possono rientrare in Francia portandosi dietro i Kalashnikov… Dunque anche la tesi della mini cellula totalmente autonoma per me, al momento,  non è sostenibile. I Kalashnikov (e le munizioni) non li trovi dal fornaio. Gli attentatori devono essere quantomeno collegati a una forma di organizzazione che gestisce il rifornimento di armi da guerra, munizionamento ed eventualmente esplosivi. Al momento dunque non si può parlare di “cani sciolti”.
6) L’ultimo punto riguarda la totale debacle dei servizi di sicurezza francesi (che non sono proprio gli ultimi arrivati). La sede del giornale, pur avendo già subito attentati, non era protetta se non con un modesto piantonamento da parte di normali agenti di polizia (che infatti sono stati facilmente annientati). Eppure come non poteva non esser considerato un obiettivo sensibile?
E ancora: non solo non era protetto il sito, ma evidentemente non era predisposto neanche un servizio di intervento rapido: la sparatoria dura a lungo ma i primi a intervenire dopo diversi minuti sono normali agenti di polizia, non forze speciali antiterrorismo.

Paolo Soglia

10 cose che non vorrei più vedere on line nel 2015

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1) il neo eletto che arriva in bici o in moto per far vedere che è come la “gente normale”.
2) la “gente normale” che mentre è in fila in auto clicca mi piace sul profilo del neo eletto che arriva in bici o in moto.
3) i video di mutilazioni, esecuzioni, sgozzamenti pubblicati ogni giorno con la specifica: “attenzione queste immagini potrebbero urtare la tua sensibilità”.
4) il discorso qualunque di un qualunque deputato 5 stelle con la premessa: “clamorosa dichiarazione di…”.
5) Le foto porno e i deliri sempre più ossessivi di un giornalista che stimavo molto.
6) i commenti osceni, insultanti e inutilmente volgari di gente anonima.
7) l’ennesimo editoriale che spiega che non esiste più la sinistra.
8) l’ennesimo editoriale che spiega come rifare la sinistra.
9) le foto di quello che avete mangiato a pranzo o di quello che mangerete a cena.
10) la classifica della serie B.