Tutti su “Mia madre”

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Il mio amico Giacomo Manzoli chiede con un pizzico di bonaria retorica ai suoi amici di FB di spiegargli (leggasi: confutargli) il fatto che l’ultimo film di Moretti non sia un fallimento completo e un’esperienza sconcertante.
Su questo ovviamente non posso aiutarlo perchè ogni esperienza è soggettiva.
Ma non posso esimermi come intellettuale dal dire la mia (uso con grande baldanza e sfacciataggine questa parola ormai ostentatamente rifiutata da tutti gli “intellettuali” a fatturazione continua che ammorbano le cronache, ma che rifuggono questa etichetta perchè evidentemente la considerano una polverosa memoria che rimanda a personaggi con la barba, organici al PCI).

Ebbene, memore di una fenomenale analisi del caso Corazzata Potëmkin/Fantozzi che ha scritto proprio Giacomo, sono sicuro che anche Guidobaldo Maria Riccardelli sarebbe rimasto sconcertato dal film e dalla sua grammatica espressiva, perchè “Mia Madre” è un film imperfetto e altalenante che inevitabilmente tradisce tutti gli spettatori che si aspettano il capolavoro.
Ma altrettanto inevitabilmente “Mia Madre” è un film assolutamente morettiano, anzi, per me il più morettiano in assoluto degli ultimi trent’anni, che conclude la trilogia composta tra il ’76 e l’81 con  “Io sono un autarchico”/”Ecce Bombo” e “Sogni D’oro”.
La dinamica è totalmente sovrapponibile: il racconto autobiografico ostentatamente e provocatoriamente portato su celluloide come se a noi potesse fregarne qualcosa di uno che ci racconta i cazzi suoi. La vittoria di Moretti è stata che sì, in effetti, ce ne importava.
Nel fare “Mia Madre” si percepisce abbastanza bene come a Moretti di quello che ne pensano gli altri di questo suo film (a differenza degli ultimi in cui il giudizio altrui lo attraversava e lo tormentava) non freghi assolutamente nulla, tanto da far interpretare sè stesso a un’altra attrice, sapendo benissimo, immagino, che se il paragone è quello lì nessuno potrà mai dire che a interpretare Moretti sia meglio la Buy di sè stesso.
Il perchè di queste scelte sta tutto nel senso del film, che altro non è che un omaggio alla madre e al bisogno del regista di raccontare questa perdita.
Mentre nelle opere giovanili aveva bisogno di mettere narcisisticamente al centro sè stesso, cosa che costituirà egoticamente anche la cifra del suo cinema successivo, ma in modo via via meno ossessivo, qui invece si fa da parte come attore/autore, altrimenti la sua figura occuperebbe troppo spazio e oscurerebbe  tutto: si perderebbe l’omaggio. Dunque l’imperfezione è un omaggio nell’omaggio.

Non so dire se sia un “bel film” o un “brutto film” e in fondo chi se ne frega. Sicuramente è un film che dimostra questa urgenza propria degli umani a “rendere omaggio”. Che sia la salva di fucili al passaggio della bara dell’eroe o, nelle vite di noi tutti, di tutti i giorni, un gesto, una foto, un articolo, un libro biografico: chi compie quest’atto non lo fa per gli altri. Lo fa esclusivamente per sè, sapendo perfettamente che l’unica persona da cui avrebbe tremendamente bisogno di avere un feedback è l’unica che non può darglielo.

E in genere “gli altri” sono abbastanza intelligenti per non aspettarsi da questi gesti il capolavoro artistico, ma – spesso – sufficientemente sensibili per commuoversene.

Paolo Soglia

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Le grandi manovre per le Comuniadi 2016

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Odo rumor di cingoli in movimento: partitoni, partitini e partitelli, ex partiti, notabilato politico di lungo corso e nuovi funzionarietti zelanti. Attorno tanti esponenti orfani di formazioni scomparse che vagano in cerca d’autore. Tutti comunque pronti al posizionamento.
Virginio è lì, ma dice poco. L’impressione è quella dell’ostaggio che tiene in ostaggio. Attorno ha l’amorevole partito che farebbe molto volentieri a meno di lui ma che al tempo stesso non vuol rischiare “effetti Bartolini”. Quindi i pretendenti stanno tutti quieti come piccoli fonzie. Ciò nonostante ogni giorno c’è qualcuno nel PD che salta su a dire che “Virginio è il nostro candidato Sindaco”. Se lo è perchè ribadirlo tutti i giorni? Mica è uno yogurt che scade in 24 ore… Lui è ostaggio di un partito che lo ricandida commissariandolo, ma al tempo stesso tiene in ostaggio il suo partito tramite la sua intrinseca debolezza.
Attorno, comunque, girano in cerchio tanti squaletti che alimentano il consueto stillicidio delle voci di corridoio: Siam poi sicuri che ce la fa? E se si dimette prima….

Fuori dal palazzo fioccano liste, listine, listoni e listelle. Parola d’ordine obbligatoria: “aperti e inclusivi”. Frase che abrogherei assieme a “dal basso” , “cittadinanza attiva” e “società civile”. Ovviamente tutti sono aperti e inclusivi ma intanto ognuno fa (o sta pensando di fare) la sua lista aperta e inclusiva con gli amici suoi, perorandosi di preannunciarlo via web per fregare sul tempo gli altri aperti e inclusivi che arriveranno dopo.
Ne parlo con amici e ogni tanto mi contatta anche qualcuno che mi chiede cosa ne penso di un’idea che ha in mente…
Quasi sempre ne penso bene, perchè la teoria magari sta in piedi, ma la pratica… Mannaggia la pratica…. E come si fa? E poi sta città così frammentata e fatta di mondi sempre più distanti e impermeabili tra loro non aiuta.

Potendo dare ancora il cattivo esempio non abbondo quindi di buoni consigli, ma come diceva Forrest Gump dopo aver corso senza meta per un anno: “sono un po’ stanchino”.

Paolo Soglia