L’acqua di Merola e quella di Gabriele: campane a morto per lo Stato Sociale

first national bank Si è discusso molto in città dell’acqua di Merola, quella riattaccata alla casa occupata per la quale il Sindaco è attualmente sotto inchiesta. Ebbene, premesso che il Sindaco nell’occasione ha preso la decisione corretta, diamo anche a Cesare quel che è di Cesare e ad Amelia qual che è di Amelia: è stata infatti l’assessora al welfare Amelia Frascaroli ad ispirare questa decisione di Giunta nell’aprile scorso, peraltro subendo aspre critiche dal fronte renziano del Pd.
Ma basta “l’acqua di Merola” per risolvere i problemi degli “assetati”? No.
A fronte di un (piccolo? grande?) gesto di comune umanità, oltre che di doveroso buon senso, qual è l’acqua in cui tutti siamo costretti a nuotare? Viviamo una stagione triste, di acque stagnanti sempre più torbide.
La distruzione sistematica della sicurezza sociale va avanti, ma se ne parla poco, spesso solo come fatto di cronaca. E tra gli “eventi di cronaca” è stato relegato un recente caso emblematico, che rappresenta invece – nella sua drammaticità – le conseguenze dirette dello smantellamento dello Stato Sociale.

Un mio coetaneo 51enne, Gabriele Galletti, bidello al Dams, ha accoltellato la madre inferma, uccidendola, poi si è gettato dalla finestra tentando il suicidio. Galletti viveva solo del suo modesto stipendio assieme a due genitori anziani: il padre 94enne ammalato di Alzheimer e la madre 84 enne, improvvisamente colpita da ictus.
Un mondo sulle spalle troppo pesante per Gabriele, soprattutto quando non si dispone di risorse economiche. Ha chiesto aiuto al Comune e alle strutture pubbliche perchè con due pensionati con la minima a carico e uno stipendio da bidello non ce la poteva fare. Due anziani bisognosi di cure e di assistenza “H24”: Il Bidello si rivolge quindi ai servizi sociali ma la risposta e sconsolante: il nulla. La badante privata? 800/ 1000 euro al mese, se va bene. Arriva lo sconforto e poi la testa che non regge più: un tunnel senza uscita.
Alla fine Gabriele non ce l’ha fatta e ha staccato la spina…

L’omicidio, il suicidio… non sono situazioni isolate, ma eventi sempre più ordinari: se ne contano a bizzeffe in città. Anziani soli che si suidano o uccidono il coniuge perchè arrivati allo stremo non se ne possono prendere più cura: questi casi vengono archiviati come “brevi di cronaca” o “tragedie della follia”. Ma quale follia?
E’ un problema sociale devastante destinato a ampliarsi in futuro a macchia d’olio. E’ il destino che aspetta tutti noi se non avremo soldi per permetterci badanti e cure private.
E per la prossima generazione, quella impoverita, quella dei precari e delle partite iva di oggi, con pensioni da fame sarà pure peggio. Finito il “grasso residuo” dei risparmi e delle pensioni dei genitori (per coloro che potevano goderne), arriverà il conto: le persone già costrette a stipendi da sussistenza non avranno nè soldi per curare adeguatamente i loro anziani nè tanto meno i danari per riservare a loro stessi un’esistenza dignitosa.
E’ la crudele legge del liberismo: vali qualcosa – a malapena – quando sei un “soggetto produttivo”, ma quando non lo sei più diventi solo un costo insostenibile per la società.

Dunque occorre tornare a  lavorare sui fondamentali: auspico che la neonata Coalizione Civica, a cui aderisco, riprenda con coraggio a cuore tre temi: il diritto alla casa, il diritto alla scuola e il diritto all’assistenza sociale.
So bene che ogni Governo da tre lustri a questa parte non ha fatto altro che tagliare i fondi ai Comuni, ma è altrettanto vero che questi temi sono stati colpevolmente accantonati o rivisitati solo con logiche neoliberiste: problemi di costi, mai di sostanza. Proprio per questo occorre uno scatto “politico”: bisogna uscire dal dibattito esclusivamente “tecnico” e farne un “caso politico”, esattamente come hanno fatto i 5 stelle per “la casta” o come strumentalmente e ignobilmente fa la Lega addossando ai migranti ogni lordura sociale.
Occorre sforzarsi di far capire alle persone che il destino che li attende, se non si interviene energicamente, è tremendo: è lo stato d’abbandono.
Il nemico dunque non è oltre la nostra frontiera, nè tantomeno in coloro che tentano disperatamente di varcare quella frontiera. Il nemico è colui che toglie speranza, fiducia e sicurezza sociale all’esistenza delle persone. E per combattere questo nemico servono due cose: la politica e l’esempio.
Si faccia a Bologna un grande – nuovo – esperimento di lotta politica e di pratiche concrete: confrontandosi col problema a livello locale e contemporaneamente lanciando una sfida a livello nazionale e europeo. La vita delle persone non è un problema di deficit.

Paolo Soglia

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