Quel pomeriggio di un giorno da cani

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Non ho parole, sto cercando di metterle insieme.
Me ne viene in mente una sola: solitudine.
Oggi pomeriggio ero li, davanti alla nuova sede del Comune di Bologna, uno tra i tanti di fronte ai blindati mentre sgomberavano 250 persone da uno stabile, bambine e donne per strada e uomini sui tetti, a resistere (fino a quando? Per che cosa?).
Tutto intorno a me ci sono attivisti dei centri sociali, giornalisti e fotografi, cittadini del quartiere e impiegati del Comune.
A un certo punto ho visto un mio caro amico, che incidentalmente è anche consigliere comunale, e appena mi sono avvicinato si è messo a piangere.
lo conosco da trent’anni e non lo avevo mai visto piangere.
C’era tutta la frustrazione di chi prova a mettercela tutta ma ormai la situazione è sfuggita di mano.
A Bologna non c’è più un’amministrazione, non c’è più la politica.
Bologna è stata commissariata: dal Questore Coccia, dal Prefetto, dalla Procura, e il deserto avanza…
Oggi è stata scritta una delle pagine più buie della storia recente di questa città; questa Giunta se ne deve andare, se ne andrà, anzi se n’è già andata.
Ma c’è da costruire quello che verrà dopo. Non sarà facile, ma bisogna provarci.

Paolo Soglia

(Rubo queste foto al mio amico Paolo Righi che raccontano meglio di come vorrei quello che non riesco a dirvi)
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Merola governa “per procura”?

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E’ una domanda che ci eravamo già fatti e che non ha ancora avuto una risposta.
Le straordinarie e repentine giravolte del Sindaco nel valzer delle alleanze in vista delle Comunali lo hanno portato a passare dal piano “A”: caloroso appoggio di liste civetta “de sinistra” costruite su misura per lui dal fido Assessore Ronchi e auspicabilmente dalla Frascaroli e dai consiglieri di SEL presenti in maggioranza, al piano “B”: via tutti, Ronchi licenziato, la Frascaroli che si defila, La Torre in imbarazzo, all’angolo, (“se vuole andarsene se ne vada pure” le ha detto il sindaco) e porte aperte a nuovi compagni di viaggio, non ancora annunciati ma già identificati e consenzienti.
Si tratta dei centristi Alfaniani, più nello specifico di quell’area politica che fa riferimento a Lupi e a “Comunione e Liberazione”.
L’accordo è già fatto, adesso si tratta di farlo digerire, ma non servirà nemmeno l’Alka Seltzer: nella pancia del PD al giorno d’oggi ci può stare di tutto, se a Roma si va a nozze con Verdini figuriamoci se a Bologna non si può far lo stesso con la Castaldini.. Un gioco da ragazzi.

C’è però un aspetto da chiarire: quanto di questo valzer passa dalla testa del Sindaco e quanto invece gli passa sopra la testa?
Sarebbe interessante scoprirlo: il botto è stato il caso “Atlantide”, una vicenda che si trascinava stancamente da tre anni e che certo non sembrava così deflagrante per le sorti della Giunta, a meno che…

A meno che qualcuno non abbia fatto sapere a Merola che era in arrivo un’altra denuncia e gli abbia contestualmente (diciamo così…) “indicato la direzione da prendere”.
Ne parla apertamente oggi Andrea Chiarini sul suo blog, ma l’indiscrezione circolava da giorni. Bene, allora delle due l’una: il Sindaco in carica sta svolgendo il suo mandato in piena autonomia, assumendo decisioni (criticabili o meno) solo sulla base della sua valutazione amministrativa e politica, oppure è all’angolo, terrorizzato dagli avvisi di garanzia che possono capitargli sulla testa da un momento all’altro, magari nel momento meno opportuno, in piena campagna elettorale?

L’interrogativo è legittimo e la risposta necessaria, perchè nel secondo caso vorrebbe dire che il potere politico amministrativo in questa città è stato messo sotto tutela da altri poteri che esercitano una sorta di amministrazione parallela.
La cosa non deve preoccupare solo chi attualmente è in carica, ma anche (soprattutto) le opposizioni che si stanno organizzando per aprire una nuova stagione politica cittadina, perchè è ovvio che appena si entrerà nel vivo della competizione, magari con la volontà di restituire alla politica il suo primato, in un rapporto reale e trasparente con i cittadini, chi ha fatto ormai l’abitudine ad amministrare “per procura” non starà a guardare…

Paolo Soglia

Sulla legalità e sulla giustizia…

convergenzeLa prendo un po’ alla larga, ma ho un certo affanno a star dietro a certe discussioni portate avanti da personaggi che si fanno soloni di una “legalità” astratta e scollegata da alcun contesto.
Dunque: sempre più spesso, in casi di conflitti sociali o anche solo di scontri “culturali”, capita di vedere ostentato a gran voce il primato della “Legalità”.
Ora, bisognerebbe sempre avere presente un fatto: la legalità è una direttrice di (mera) regolamentazione di atti, comportamenti, stati di fatto. Questa direttrice è variabile e sempre mutevole in base ai cambiamenti che incorrono in una società (altrimenti ci sarebbe ancora il voto per censo ai soli maschi, tanto per dire…) e deve quindi accompagnarsi e correre parallela a un’altra direttrice, ben più importante: la “giustizia”.

E’ evidente che essendo tutte costruzioni umane, anche sul concetto di “giustizia” si può discutere, perchè le declinazioni in merito alla giustizia sociale, economica, dei valori e dei diritti fondamentali sono oggetto perenne di conflitti, lotte, e violenti sommovimenti sin dalla notte dei tempi.

Ma banalizzando un po’, possiamo dire, in generale, che  il concetto generale condiviso di legalità deve correre parallelo al ben più  importante concetto condiviso di “giustizia”. Quanto più in una società gli ordinamenti  riflettono un’idea condivisa e universale di giustizia, tanto più quella società sarà sana, forte e tendenzialmente “legalitaria” .
L’ideale sarebbe che il concetto di “legalità” arrivasse a convergere interamente adeguandosi e sovrapponendosi a quello generale di “giustizia”.
Ma questo nel mondo degli uomini non è dato, se non come utopia.
Molto più frequente è invece il caso in cui il concetto di legalità  diverge da quello di giustizia, rendendo di fatto legale l’ingiustizia: ne abbiamo esempi storici innumerevoli ed eclatanti, sia nel passato che nel presente.
Sarebbe banale dire che società profondamente “ingiuste” sono state edificate e definite su presupposti aberranti resi però perfettamente “legali”:   il Sudafrica dell’apartheid, L’Italia fascista delle leggi razziali (e non solo..), la Germania nazista che teorizzava addirittura il sistematico annientamento delle razze “inferiori”, per fare i casi più eclatanti, erano società in cui lo Stato costruiva le apposite impalcature giuridiche per rendere perfettamente “legali” simili aberranti degenerazioni.

E’ altrettanto vero che uno spregio sistematico del concetto di legalità, la sua perenne “umiliazione” è indice di una società insalubre e malata, a volte altrettanto “ingiusta”, in cui il prevalere di interessi personali, arbitrari o addirittura criminali consente di vilipendere il concetto di “interesse generale” a cui dovrebbe sottendere ogni ordinamento legale.

In conclusione, passando dai grandi drammi storici ai più familiari contenziosi locali su occupazioni, sfratti, sgomberi, scioperi o proteste varie, possiamo dire che il compito della politica dovrebbe essere quello di monitorare, aggiornare e correggere costantemente la rotta delle direttrici di “legalità” e “giustizia”, in modo che corrano quanto meno parallele: se esse cominciano a divergere, e progressivamente ad allontanarsi, si avrà come conseguenza un progressivo aumento di comportamenti “illegali”, a cui nulla varrà la risposta repressiva, esclusivamente “legalitaria”, perchè non potrà che acuire il conflitto invece che sanarlo.

Paolo Soglia

ps
In merito agli spazi lgbt, concessi o negati: se vivessimo in una società fondamentalmente “giusta”, in cui la differenza di orientamento sessuale avesse la stessa incidenza che ha, attualmente, la differenza nel colore dell’iride tra cittadini di uno stesso Stato, quindi tendenzialmente zero rispetto al godimento di diritti civili e individuali e più in generale tendente a zero anche in merito al diffuso giudizio o pregiudizio sociale che ne consegue, evidentemente la questione sarebbe risolta alla radice…