Sulla legalità e sulla giustizia…

convergenzeLa prendo un po’ alla larga, ma ho un certo affanno a star dietro a certe discussioni portate avanti da personaggi che si fanno soloni di una “legalità” astratta e scollegata da alcun contesto.
Dunque: sempre più spesso, in casi di conflitti sociali o anche solo di scontri “culturali”, capita di vedere ostentato a gran voce il primato della “Legalità”.
Ora, bisognerebbe sempre avere presente un fatto: la legalità è una direttrice di (mera) regolamentazione di atti, comportamenti, stati di fatto. Questa direttrice è variabile e sempre mutevole in base ai cambiamenti che incorrono in una società (altrimenti ci sarebbe ancora il voto per censo ai soli maschi, tanto per dire…) e deve quindi accompagnarsi e correre parallela a un’altra direttrice, ben più importante: la “giustizia”.

E’ evidente che essendo tutte costruzioni umane, anche sul concetto di “giustizia” si può discutere, perchè le declinazioni in merito alla giustizia sociale, economica, dei valori e dei diritti fondamentali sono oggetto perenne di conflitti, lotte, e violenti sommovimenti sin dalla notte dei tempi.

Ma banalizzando un po’, possiamo dire, in generale, che  il concetto generale condiviso di legalità deve correre parallelo al ben più  importante concetto condiviso di “giustizia”. Quanto più in una società gli ordinamenti  riflettono un’idea condivisa e universale di giustizia, tanto più quella società sarà sana, forte e tendenzialmente “legalitaria” .
L’ideale sarebbe che il concetto di “legalità” arrivasse a convergere interamente adeguandosi e sovrapponendosi a quello generale di “giustizia”.
Ma questo nel mondo degli uomini non è dato, se non come utopia.
Molto più frequente è invece il caso in cui il concetto di legalità  diverge da quello di giustizia, rendendo di fatto legale l’ingiustizia: ne abbiamo esempi storici innumerevoli ed eclatanti, sia nel passato che nel presente.
Sarebbe banale dire che società profondamente “ingiuste” sono state edificate e definite su presupposti aberranti resi però perfettamente “legali”:   il Sudafrica dell’apartheid, L’Italia fascista delle leggi razziali (e non solo..), la Germania nazista che teorizzava addirittura il sistematico annientamento delle razze “inferiori”, per fare i casi più eclatanti, erano società in cui lo Stato costruiva le apposite impalcature giuridiche per rendere perfettamente “legali” simili aberranti degenerazioni.

E’ altrettanto vero che uno spregio sistematico del concetto di legalità, la sua perenne “umiliazione” è indice di una società insalubre e malata, a volte altrettanto “ingiusta”, in cui il prevalere di interessi personali, arbitrari o addirittura criminali consente di vilipendere il concetto di “interesse generale” a cui dovrebbe sottendere ogni ordinamento legale.

In conclusione, passando dai grandi drammi storici ai più familiari contenziosi locali su occupazioni, sfratti, sgomberi, scioperi o proteste varie, possiamo dire che il compito della politica dovrebbe essere quello di monitorare, aggiornare e correggere costantemente la rotta delle direttrici di “legalità” e “giustizia”, in modo che corrano quanto meno parallele: se esse cominciano a divergere, e progressivamente ad allontanarsi, si avrà come conseguenza un progressivo aumento di comportamenti “illegali”, a cui nulla varrà la risposta repressiva, esclusivamente “legalitaria”, perchè non potrà che acuire il conflitto invece che sanarlo.

Paolo Soglia

ps
In merito agli spazi lgbt, concessi o negati: se vivessimo in una società fondamentalmente “giusta”, in cui la differenza di orientamento sessuale avesse la stessa incidenza che ha, attualmente, la differenza nel colore dell’iride tra cittadini di uno stesso Stato, quindi tendenzialmente zero rispetto al godimento di diritti civili e individuali e più in generale tendente a zero anche in merito al diffuso giudizio o pregiudizio sociale che ne consegue, evidentemente la questione sarebbe risolta alla radice…

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