Gustapane provoca su Làbas per umiliare la libera espressione politica, Questore e Prefetto sulla sicurezza dovrebbero dimettersi…

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Leggiamo quasi di sfuggita, stamattina, che il PM Gustapane – appena alzato – ha dettato il suo ultimatum decretando il prossimo sgombero di Làbas, centro sociale ubicato nell’ex Caserma Masini, e di altre strutture occupate per problemi di emergenza abitativa.
Scrive giustamente l’amico Giovanni Paglia: “Lo sgombero di Làbas dalla Caserma Masini non dovrebbe nemmeno poter essere immaginato, per il valore sociale che lì si produce. Invece la Procura emette un decreto di sequestro a orologeria.
Stiamo parlando di un immobile pubblico, ancora in mano a CDP.
Io credo che spetti quindi alla politica determinare se in quello spazio debbano continuare e rafforzarsi le attività che in questi anni hanno arricchito Bologna, o avviarsi l’ennesima speculazione, di quelle che in questi anni l’hanno impoverita, portando al fallimento anche storie come quella della Coop Costruzioni.
Vogliamo trovare una buona soluzione, o ancora una volta attendere per inerzia che sia la Procura a praticare quella peggiore?”

Possiamo aggiungere ben poco a ciò che ha scritto Giovanni, se non che Antonello Gustapane è un giudice che da tempo si distingue per esercitare attraverso il suo ruolo di magistrato finalità politiche: in questo caso è evidente il tentativo di creare tensioni nella situazione politica bolognese. E’ noto a tutti che dall’esperienza di Labas stanno emergendo apporti concreti per la costruzione di un nuovo soggetto politico cittadino, persone che in modo responsabile e democratico intendono mettersi in gioco e proporsi per un Governo nuovo della città.
Chiaro dunque da parte di Gustapane e della Procura di Bologna il tentativo di stroncare sul nascere questa trasformazione politica del tutto nuova nel panorama cittadino, ed estremamente positiva. Il segnale  lanciato tende invece a provocare una tensione in città: l’obiettivo è spegnere la politica per alimentare lo scontro, costi quel che costi, precipitando la questione sociale in mera questione di ordine pubblico.
In realtà non di “ordine” si tratta, ma di provocare il “disordine” e mettere alle strette tutte le moltitudini di cittadini e cittadine che nella loro diversità si stanno Coalizzando, per poterle stringere all’interno della morsa dell’emergenza legalitaria e liquidarle come semplici escrescenze estremistiche da isolare e da cui rifuggire.

Il tutto avviene – paradossalmente – proprio nel momento in cui statistiche alla mano il Sole 24 ore pone la città di Bologna come la più “insicura” d’Italia. Personalmente credo che questo tipo di graduatorie lascino sempre il tempo che trovano, visto però come sono prese sul serio, viene spontanea una domanda: Se Bologna è così “insicura” di chi è la responsabilità? Chi esercita il potere inquirente e repressivo a Bologna? Chi è costituzionalmente tenuto a garantire “la sicurezza”?
Ebbene, la risposta è semplice: Prefetto e Questore, avvalendosi del lavoro della magistratura. Dunque se tanto mi dà tanto, davanti alla maglia nera di Bologna sul tema sicurezza dovrebbero emergere chiare e piene le responsabilità degli organi preposti, quindi Questore e Prefetto ne dovrebbero trarre le dovute conseguenze: dimettersi.
E’ evidente che se le mafie si estendono, il racket dilaga ed episodi di micro e macro criminalità si susseguono, queste persone non sono all’altezza del compito a loro assegnato.
Oppure, visto che nessuno in questo disgraziato paese ammette mai le proprie responsabilità, dovrebbero essere rimossi.

Siamo certi che non succederà, ma altrettanto stiano certi lorsignori che se intendono avocare a sé, in maniera impropria, il potere politico cittadino, per governare  attraverso organismi non elettivi, o per interposta Procura o Questura, questa volta dovranno fare i conti con le elezioni.
Il loro comportamento e i loro atti, pur coperti dalla mansione che ricoprono, vanno quindi letti e inquadrati per quello che sono: attacchi politici.
Ma Bologna città democratica, libera e antifascista non è disponile a subire ricatti, da nessuno.

Paolo Soglia

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