Lo Stato di Intimidazione

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure…»

lato oscuro

“Denunciati per “diffamazione” due consiglieri del Comune di Bologna (Mazzanti e La Torre) per aver criticato la decisione della Magistratura bolognese di tagliare l’acqua a famiglie povere di occupanti”.
“…C’è anche il nome dell’assessore comunale al Welfare, Amelia Frascaroli, nel fascicolo che la Procura della Repubblica di Bologna ha aperto sul capitolo delle occupazioni. La Frascaroli è formalmente indagata dalla magistratura cittadina per le dichiarazioni rilasciate il 15 ottobre scorso, all’indomani dello sgombero di via Solferino 42. La Procura avrebbe ipotizzato il reato di istigazione:  In quella occasione, incontrando i militanti del movimento in comune, l’assessore affermò: “Sono ben consapevole che queste esperienze, lo dico con molta tranquillità, stanno creando valore sociale”,

Quando il mero fatto di criticare una decisione della Magistratura o esprimere un giudizio sul valore sociale di un’occupazione viene considerato un reato e scatta immediata querela significa che le libertà democratiche non sono più garantite, che un potere dello Stato è andato fuori controllo.
Da tempo denuncio la deriva autoritaria e anticostituzionale che sembra aver preso il sopravvento nella Procura di Bologna: Magistrati che intendono sostituirsi alla politica, eterodirigere la città usando i poteri che gli sono stati conferiti per sottomettere alla loro giurisdizione la libera volontà espressa dai cittadini attraverso le elezioni.
C’è su questo un assordante silenzio di tutti coloro che sul fronte istituzionale sono coinvolti. Il peccato originale a sinistra è la ventennale delega in bianco data alla Magistratura nella lotta politica contro Berlusconi e il berlusconismo.
Finito Berlusconi tuttavia il genio non è tornato nella lampada, la funzione politica impropria assunta da una parte della Magistratura è diventata una costante. La politica indebolita dalla sua endemica corruzione e assenza d’ideali è ormai alla mercè delle decisioni e degli umori delle Procure che intendono ergersi a “superiore istituzione morale di orientamento e indirizzo della società”, senza assogettarsi a nessuna forma di controllo e tantomeno di critica.
A questo si aggiunge la sonnolenta aquiescenza e sottomissione di una società civile democratica che soprattutto a sinistra ha glorificato aprioristicamente i giudici fino a ieri, che si è sdraiata sulle Procure, ed è ormai incapace di valutare politicamente il giusto dall’errore, essendosi abituata a delegare ogni cosa a una sentenza o al pronunciamento di un magistrato.
E poi c’è la stampa (web a parte) sempre più controllata e quindi azzittita: ogni cosa detta su una Procura e riportata su un giornale può diventare oggetto di reato.
I giornalisti dunque sanno che quei fili sono pericolosissimi (altro che politica…) chi tocca quei fili “muore” e quindi se ne stanno alla larga inibendo ogni eventuale critica e commento, autocensurandosi, venendo meno così al loro sacrosanto dovere: essere il “cane da guardia” dei cittadini nei confronti del Potere, tutti i poteri, non solo quello politico ma anche quello giudiziario.

A farne le spese in massima parte sono i più poveri e i diseredati, le fasce più deboli della società, che nel caso specifico delle occupazioni abusive sono diventati il bersaglio privilegiato nella repressione attuata per il “ripristino della legalità”: non importa quanti ne rimangono sul terreno, sono solo il campo di battaglia di questo scontro di potere.
Vittime di leggi ingiuste, carne da macello per scontri istituzionali in cui nulla c’entra la legalità, tantomeno la ricerca di soluzioni ai disagi e alla sofferenza delle persone.

Con le denunce e i processi per reato d’opinione dunque abbiamo passato il segno e al momento nulla sembra possa cambiare questo plumbeo scenario.
Con la rappresaglia giudiziaria nei confronti di chi ha espresso legittimamente e pubblicamente la sua critica all’operato della Procura si instaura, nei fatti, lo Stato di Intimidazione: attenti a voi, anche solo ad affermare le vostre opinioni, la Procura vi ascolta, la Procura vi controlla, la Procura vi punisce.
Ebbene, ogni uomo libero deve avere come stella polare la difesa della libertà d’espressione, che è la prima e ineludibile forma di libertà da cui dipendono tutte le altre in uno Stato di Diritto.
Se questa libertà viene messa in discussione l’uomo libero deve difenderla, costi quel che costi, sapendo che dovrà pagarne eventualmente un prezzo.
Quindi bisogna rendersi disponibili a prendersi delle denunce o a finire direttamente in galera per difendere questi principi.

Personalmente se nel ribellarmi allo Stato di Intimidazione dovesse mai succedermi di essere denunciato e processato, certo non sarebbe un’esperienza piacevole, ma la considererei comunque una dolorosa contingenza in una battaglia che da uomo libero, ancorchè nello specifico da giornalista, non posso esimermi dal condurre.
Una battaglia (questa sì!) per il ripristino della legalità democratica: quella sancita dall’art.21 della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.

Paolo Soglia

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