Addio Don Novello

 
Per noialtri di San Mamolo, noi nati in quel microcosmo che va da Porta D’Azeglio fino alle vie dei Colli e di Roncrio, Don Novello era una delle “istituzioni”: presenti, eterne e inamovibili.
Come lo erano il Moretto e i suoi osti, a cominciare da Artemio, come il Bar Ciccio con Ciccio, Fausto e la Dolly.
Come lo era la Casa del Popolo, che oltre a ospitare il circolo Arci coi suoi biliardi (poi Bar Ciccio), e pure casa mia dal lato di San Vittore, ospitava l’enorme sezione del PCI, la “Martelli”, coi suoi saloni sempre pregni dell’odore di fumo per le mille riunioni, i ritratti del santuario comunista, i manifesti di propaganda.
Poco più su c’era la chiesa di Saverio e Mamolo, regno incontrastato di Don Novello, fin dall’anno 1970.
Lo conobbi ovviamente prestissimo Don Novello: io ero un bambino comunista che a dieci anni girava la domenica la via San Mamolo per distribuire L’Unità, lui era sempre in giro, da solo o con il suo seguito di chierichetti.
Ci incrociavamo quindi, e quando mi vedeva mi fermava per far due chiacchiere. Era furbo Don Novello, mica mi faceva prediche,o si lamentava perchè non facevo catechismo, anzi… mi diceva con nonchalance: “Paolo, perchè non vieni qualche volta su da noi (in Parrocchia, ndr), abbiamo messo su la squadra di basket e facciamo i corsi di judo e karate..”. Insomma, un vero “diavolo tentatore” per la mia fede di giovane comunista.
Ci siamo incrociati poi tante altre volte nel corso del tempo, coi miei vecchi, Ciro e Anna, aveva instaurato un rapporto che andava oltre le rispettive chiese e il reciproco rispetto. Correva una vena di simpatia, anche perchè Don Novello era uomo di grande ironia e intelligenza, e dove ci sono queste componenti l’empatia scatta immediata.
Quando facevo il fotoreporter una volta lo immortalai mentre donava un’ambulanza all’Ospedale Bellaria (era anche nei Cavalieri dell’Ordine di Malta). Le stampai e gliele feci avere e lui ne fu contentissimo. Nel corso del tempo ci siamo scambiati lettere e soprattutto libri: era teologo, esprimeva un cattolicesimo tradizionale ma non privo di umanità. Io a quel punto per ricambiare gli regalavo i miei di libri (con qualche pudore), perchè lui era attento e quando usciva qualcosa di mio subito ne parlava con mia madre e io glielo facevo avere.
Ma di Don Novello, come dicevo, mi faceva sangue la sua ironia, il “motto di spirito” freudiano di cui era dotato. Passati gli ottanta ancora andava in giro a benedire, una volta andò su da mia madre e faceva fatica a far le scale, mia madre gli aprì e disse: “Ben Don Novello, va ancora in giro a far le benedizioni alla sua età ?” E lui senza scomporsi: “Cosa vuol mai cara Anna, non abbiamo più preti: ci stiamo estinguendo come i comunisti..”.
Caro Don Novello, se avevi ragione tu avrai sicuramente avuto modo di notare che ieri non ero al tuo funerale, in chiesa a San Mamolo, con Zuppi e tutti i tuoi fedeli.
Massimo rispetto, ma quello era il tuo ambiente, non il mio: ancora una volta, come quarant’anni fa, non mi son presentato in Parrocchia…
Ma questo non significa che non ti abbia pensato.
Un abbraccio,
Paolo
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