Senza voto disgiunto si perde

Meglio essere chiari: l’operazione di Salvini di trasformare il voto emiliano in un voto politico nazionale e in un referendum su se stesso è pienamente riuscita.
E’ il primo scalpo di un disegno ben più ampio che prevede la successiva crisi e caduta del governo, elezioni anticipate da vincere come un plebiscito, l’elezione di un Presidente della Repubblica gradito all’estrema destra e l’occupazione di tutte le cariche istituzionali. In pratica un regime in salsa pseudodemocratica.
L’onda è montata e nell’estrema destra ci si esalta sentendo l’odore del sangue.
I sondaggi, per quanto siano sempre un’incognita in caso di testa a testa, sono abbastanza chiari, così come è chiaro qual è il trend in questi ultimi giorni di campagna elettorale.
Non fatevi ingannare dal derby sulle piazze come quello andato in scena ieri a Bibbiano tra Salvini e sardine, ma ricordatevi le parole di Pietro Nenni (che la sapeva lunga): “piazze piene, urne vuote”.
Un detto che viene da lontano: nel 1948, prime elezioni della Repubblica, il Fronte Popolare a giudicare dalle piazze doveva vincere a mani basse: prese una tranvata storica dalla Democrazia Cristiana.

Se la Lega non ha ancora rotto gli argini del tutto, ma è solo leggermente in vantaggio, l’unico modo perchè non conquisti la Regione è il voto disgiunto.

In pratica gli elettori di Altra Emilia-Romagna, Partito Comunista, Potere al Popolo e M5S dovrebbero riservare il primo voto, quello di lista, al loro partito e assegnare il secondo voto, quello più importante, non al loro candidato presidente (che non ha nessuna possibilità di giocarsi la contesa) ma fare una croce su Stefano Bonaccini.

Se questo accadesse in modo massiccio il pendolo si invertirebbe e la Borgonzoni rimarrebbe indietro, seppur di poco.
Accadrà? Me lo auguro e invito a farlo. Ma non credo, perchè la vocazione al suicidio in politica è talmente forte che alla fine quasi sempre prevale il concetto “muoia Sansone con tutti i filistei”.
Sarebbe piacevole però, una volta nella vita, rimanere sorpresi.

Paolo Soglia 

ps
Personalmente voterò la lista “Coraggiosa” e Stefano Bonaccini Presidente

9 pensieri su “Senza voto disgiunto si perde

  1. Mi dispiace ho talmente avuto contatti con amministratori e affiliati che ho capito che il pd è formato da una politica referenziale non valoriale non riesco a votarla. È come votare Craxy. Io voto PaP poco importa se prendo il 2%

    • Marco prendi il due per cento comunque, nessuno ti chiede di cambiare lista. il voto al presidente invece è perso: ti si chiede di partecipare o meno al ballottaggio per il presidente, che è tra bonaccini e borgonzoni, tutto qui

  2. Bell’articolo, fatto bene e chiaro. Io non voto lega, ma non voterei mai uno del PD anche se sono uomo di sinistra.E comunque non voto, abito in Liguria, noi votiamo il prossimo anno.(forse )

      • confermo come presidente di seggio che in emilia esiste il voto disgiunto e 2 preferenze ( UOMO.DONNA)
        in calabria non c’e’ voto disgiunto e una preferenza solo

  3. Dovevate fare cose per i cittadini ogni giorno dell’anno…
    Non elemosinare un voto disgiunto a chi non vi vuole vedere nemmeno in fotografi

  4. Non voto nè in Emilia nè in Calabria ma credo che quando, da qualsiasi parte si stia, ci si riduce a cercare i tecnicismi per battere l’avversario, la coscienza vorrebbe che ci si vergognasse e si lasciasse la politica

  5. Io, spero proprio che si voti con la testa sulle spalle per non precipitare in un crepaccio senza via d’uscita!

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