La legittimazione del fascismo come strategia elettorale?

Il PD di Renzi e Minniti perderà le elezioni. Sperano di non perderle troppo male, e se ciò accadesse è già pronto l’accordo con Forza Italia e responsabili vari che spunteranno come funghi per un governo di larghe intese. Essendo in grande difficoltà, sia sul piano politico che su quello sociale, il PD di Renzi ha ben poco da offrire: la propaganda si limita alla chiamata alle armi contro “le destre” (ma quali?) e all’invito al “voto utile”. Ci sono però due aspetti particolarmente curiosi da analizzare:

  1. Il Pd ha prodotto una legge elettorale fatta apposta per farli perdere e far vincere Berlusconi, da qui l’appello al voto utile che in realtà sarà ben poco utile.
  2. Il Pd non avendo una proposta chiara nè un’identità politica forte, ha bisogno assoluto di un nemico da sbandierare: la destra. Però funziona poco, visto che le politiche assunte dal Pd ricorrono costantemente le destre sul loro stesso terreno.

Evocare il solito mostro Salvini e la Lega non basta più, anche perchè Salvini ha il vento in poppa e le politiche del PD sull’immigrazione fatte da Minniti e company non si differenziano, anzi inseguono, quelle di Salvini. Ecco dunque il necessario salto di qualità, diciamo così, dettato più dalla disperazione e dal calcolo di basso profilo che non da una strategia compiuta: rilegittimare formazioni fasciste, piccole ma altamente “evocative”, aprendogli le porte alle elezioni politiche.
Il che significa visibilità, comizi in piazza, cortei e propaganda elettorale su tutte le tv pubbliche e private:
Il calcolo è tanto gretto quanto politicamente indecente: intanto Casapound e Forza Nuova, per quanto minoritari, rosicchieranno voti alla Lega: pochi ma magari sufficienti per non farli arrivare ad avere una maggioranza assoluta.
In secondo luogo, accendendo la mina della ri-legittimazione del fascismo, il PD renziano si sta invischiando in una farsesca (ma vedendo Macerata mica poi tanto..) mini “strategia della tensione”: alimentare l’instabilità, le provocazioni e quindi gli scontri di piazza, e subito dopo additare ai moderati spaventati “gli opposti estremismi responsabili dei disordini”.
La linea appare chiara, soprattutto dopo la giornata di ieri a Bologna gestita in perfetta sintonia tra Prefettura, Comune e Viminale: da Renzi a Fassino, da Minniti a Gentiloni, passando per le retroguardie locali dei De Maria e dei Merola, il coro era identico: “Rossi e Neri” tutti uguali, tutti portatori di “violenza”.
Mentre il fascismo per un cinico e sciagurato calcolo elettorale viene pedissequamente equiparato all’antifascismo, paro paro, l’antifascismo, lungi dall’esser più considerato un pilastro fondativo della Repubblica, viene declassato a fenomeno residuale: una sorta di conventicola di “violenti” tutta gestita dai temibili centri sociali (cosa peraltro falsa vista l’eterogeneità della gente che ieri era in piazza).
Insomma, è la riproposizione in salsa renziana della vecchia teoria anni ’70 della DC: “avanti al centro contro gli opposti estremismi”.
Il PD è alla frutta, e per restare sull’arcione pensa forse di blandire la paura dei moderati per limitare l’astensione e far votare “la grande forza tranquilla”.
Un calcolo cinico perchè basato su meschine esigenze di marketing elettorale, ma dalle conseguenze devastanti sul medio lungo periodo.

In sostanza si è sdoganato il diritto di formazioni neofasciste come Forza Nuova e Casapound non solo di esistere e partecipare al gioco democratico presentandosi alle elezioni politiche, infischiandosene della Costituzione, ma pure di poter impunemente rivendicare un atto terroristico di tentata strage, come ha fatto Forza Nuova con Traini a Macerata, e il tutto senza fare una piega.
Anzi: si schiera la polizia a loro difesa, pur essendo 4 gatti che potrebbero benissimo esser decentrati altrove, con un dispendio di forze degno del G8, e gli si concedono le piazze più importanti nelle ore di punta in modo che possano fare più danno possibile rivendicando con slogan e urla il suprematismo nazionalista, ammiccando a una tentata strage di cui hanno assunto la responsabilità politica, pagando pure le spese legali allo stragista. E se c’è chi si oppone allora botte, salvo poi il giorno dopo lanciare accorati strali contro la violenza dei manifestanti, e fare la semplice equazione: “rossi o neri, sono tutti uguali”.

Pura DC anni ’70, pura e semplice strategia della tensione a bassa intensità, per il momento con qualche sparo ma senza bombe.
Per il momento…

Paolo Soglia

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Le iene, gli ignavi e gli utili idioti

iena
Il massimo risultato possibile per chi predica odio e semina intolleranza è vedere come la malapianta attecchisca con tanta rapidità. Salvini è arrivato a Bologna con lo scopo di attizzare un incendio e ha ottenuto esattamente quello che voleva.
Matteo Salvini è una iena e gli zingari sono una preda perfetta: in un momento di crisi durissima offrire in pasto a chi sta male dei capri espiatori, indicare a chi ha paura il nemico da colpire, comporta una rendita di posizione invidiabile.
Daltronde è uno schema utilizzato tante volte nella storia. L’ascesa del nazionalsocialismo si basava sugli stessi meccanismi: alla popolazione stremata dalla crisi economica si propose un nemico da odiare: “l’ebreo usuraio e speculatore”, origine e causa di tutti i mali che affliggevano il popolo tedesco.
Sappiamo come è andata a finire.
Detto che in un paese veramente democratico la provocazione della Lega sarebbe stata proibita per istigazione all’odio razziale da chi ha l’autorità e la responsabilità di farlo,
detto che il leader della lega andrebbe indagato per aver deliberatamente investito alcuni manifestanti, va detto anche dell’altro.

C’è gente altrettanto misera d’intelletto che pensa di opporsi a questi disegni politici molto ben collaudati con quattro schiaffoni dati a caso. Essi confondono la forza con le esibizioni muscolari e barattano la determinazione nella difesa di un principio con l’ebbrezza di un gesto violento.
Questa mancanza totale di elaborazione politica, ma anche di semplice discernimento, lungi dal contrastarlo porta inevitabilmente ad alimentare il fenomeno che si intende condannare.
Non solo: la mera violenza, unita alla stupidità, rappresenta una miscela pericolosissima.
Qualcuno ora si batte il petto per aver “scacciato il leghista”, ma Salvini porta a casa quello che cercava: biada per gli ignavi a cui offrire qualcuno da odiare, tutta pubblicità elettorale da incassare in termini di voti nelle urne. Il suo disegno è infatti molto semplice: diventare il Le Pen italiano traghettando l’usurato leghismo bossiano in un nuovo movimento di estrema destra che assorba anche le galassie neofasciste che gli gravitano attorno. E il disegno sembra funzionare benissimo.

L’operazione bolognese è stata ben preparata e ovviamente qualcuno ha abboccato. Salvini prima si è messo in mostra facendosi vedere solo soletto nei pressi del campo Sinti, poi ha travolto con la macchina un paio di manifestanti beccandosi qualche sassata. Subito dopo si è concesso ai microfoni dei cronisti lamentandosi dell’aggressione subita e chiedendo la “solidarietà delle Istituzioni”. Ha fieramente rivendicato il tentativo di “investire i balordi” e infine ha insultato sui social “i bastardi” che gli hanno rovinato la macchina. Tutto perfetto: i sondaggi lo premiano e lui gongola…
Alla fine a farne le spese, come spesso accade, è stato un bersaglio preso a caso: un povero cronista, braccato e pestato per il semplice fatto di lavorare al Resto del Carlino.
Stavolta, perlomeno, ho sentito anche voci che certo non possono essere annoverate tra i “nemici dei centri sociali” non solo prendere nettamente le distanze, ma parlare espressamente di atti sbagliati, controproducenti, che di fatto emulano quella stessa mentalità squadrista che si vorrebbe contrastare.
Ovviamente gli immancabili “avvocati difensori” di ogni cazzata rivendicano che a fare opposizione alle scorribande razziste e fasciste ci siano in campo ormai solo i centri sociali, mentre i “parolai” se ne stanno a casa. La qual cosa spesso è anche vera, ma è un teorema che potrebbe pure essere ribaltato: c’è gente che a forza di autoproclamarsi l’unico e solo rappresentante dell’antifascismo militante a suon di schiaffoni ha creato un gran vuoto attorno a sè, e i risultati politici si vedono tutti…

D’ora in poi, comunque, è bene che ognuno si prenda le proprie responsabilità: sia chi va in piazza, sia chi non ci va. Senza silenzi e senza sconti.
La deriva xenofoba e neo fascista che avanza non è più strisciante: è alla luce del sole e mira a generare anche in Italia un’Alba Dorata.
Questo disegno può essere contrastato solo con la più ampia partecipazione popolare possibile, a cominciare da quella delle associazioni, dei sindacati e dei partiti che formalmente si richiamano ai valori costituzionali ma che ormai sembrano slegati da ogni contesto sociale: semplici macchine elettorali al servizio del leader di turno, macchine da “accendere” solo quando in ballo c’è un’elezione e dei seggi da conquistare.
La situazione dunque è molto seria, complessa, e riguarda tutti: troppo seria per lasciare che a occupare la scena siano solo le iene, gli ignavi o gli utili idioti.

Paolo Soglia