Grecia: analisi del primo scontro

Alexis-Tsipras-e-Janis-Varoufakis

La partita è lunga.
La prima battaglia europea del fronte antiliberista si è conclusa con un sostanziale pareggio in trasferta, un ottimo risultato se consideriamo le condizioni date.
Tsipras non poteva non sapere che l’impatto del dopo vittoria sarebbe stato durissimo. Quello che ha fatto in questo mese è tuttavia straordinario: in meno di 30 giorni Syriza ha dovuto formare un governo di coalizione perchè non aveva i numeri, eleggere un presidente della Repubblica e al contempo battersi in un durissimo confronto in sede europea avendo tutti contro e con una pistola puntata alla testa: la minaccia di asfissia economica e il default del paese.

Dalla sua parte giocava una situazione geopolitica favorevole, con gli Stati Uniti fortemente contrari a una destabilizzazione della zona euro e preoccupati di una eventuale deriva della Grecia verso lidi non controllabili.
Naturalmente poteva contare anche su un ampio consenso popolare, sia in patria che  in altri paesi UE, e godeva di una sostanziale simpatia di fondo anche da parte di settori di opinione pubblica non di sinistra stanchi delle fallimentari politiche di austerità imposte dalla Germania.
Ma il consenso popolare con tempi così stretti non è un’arma così cruciale al tavolo dei negoziati, soprattutto a breve termine.
Infine c’è stato l’ambiguo e mellifluo appoggio a corrente alternata da parte di Francia e Italia, un canale sotterraneo per ammorbidire un po’ le condizioni imposte dalla Troika senza però schierarsi apertamente: se andava male, a sbattere la faccia doveva essere solo la Grecia, se andava bene i paesi indebitati avrebbero goduto dell’apertura in sede politica di un negoziato sull’austerità. Insomma la solita politica da pusillanimi, in cui si gioca sempre col sedere degli altri.

Di positivo c’è che l’operazione di isolamento della Grecia e dell’implosione del progetto Syriza con la minaccia del default e del ribaltamento del Governo Tsipras è fallita.
Per ottenere tempo naturalmente Tsipras e Varoufakis devono accettare molti compromessi: il proseguo del programma con un sostanziale allentamento dei vincoli ma senza quella autonomia totale che chiedevano. La Germania non poteva assolutamente  uscirne ammettendo il totale fallimento delle sue politiche economiche: dunque – formalmente – si rimane all’interno del quadro tracciato dalla Troika negli anni scorsi.
In sostanza però la Troika deve incassare una sconfitta politica: il Governo Tsipras ha dettato una nuova agenda politica alla UE. Ha imposto il dibattito sulle politiche di austerità e ha già imposto una declinazione lessicale negativa: non si devono più pronunciare le parole “Troika” e “Memorandum”.
Il governo greco ha dimostrato un grande pragmatismo: nelle condizioni date è un buon risultato. La battaglia prosegue.

Paolo Soglia

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