Al voto, al voto

mirco marina

Come la penso, per chi mi conosce, non è un mistero.
Ho fatto parte di Coalizione Civica fin dal primo istante e ne ho seguito tutti i passi, gli alti e i bassi, i successi e le polemiche. E ho dato il mio contributo alla nascita della lista e alla sua crescita. Un piccolo contributo. E non non lo dico con pelosa modestia: la politica è una cosa faticosissima dove il poco che ottieni lo devi sudare con enormi sforzi, e io certo non sono tra quelli che si sono sbattuti di più. Ora però siamo al dunque: alle elezioni.
Credo sinceramente che Federico Martelloni sia il miglior candidato Sindaco in gioco: il più preparato e quello che – soprattutto – ha più margini di crescita in futuro.
Ammetto che inizialmente avevo delle riserve: non sulla persona o sulle idee, ma sulla sua capacità di reggere l’impegno, oltre al fatto di esser poco noto alle cronache. Era un pregiudizio evidentemente, visto che l’impegno che ha dato e sta dando alla campagna elettorale è totale. Inoltre nei confronti diretti con gli altri candidati sindaco risulta spesso vincente (forse è per questo che se ne organizzano così pochi e tutti gli altri fanno una campagna al cloroformio…)
Quando andrò a votare mi troverò anche nella spiacevole condizione di scegliere solo due candidati: dico spiacevole perchè avrei voluto fare come all’assemblea delle Scuderie e votarli in blocco. Ma non si può.

Sceglierò quindi convintamente due persone: Marina D’Altri e Mirco Pieralisi.

Marina l’avrei pure immaginata Sindaca e penso che la sua presenza non possa mancare nel prossimo Consiglio Comunale, dove ci sono molte cose da rimettere a posto a cominciare dal Referendum sui finanziamenti alle scuole private tradito da Merola e dalla sua Giunta. Devo dire che Marina ha una passione straordinaria e una capacità di impegno assai rara al giorno d’oggi: ho avuto la fortuna di lavorare con lei nel comitato direttivo dell’Altra Europa – alle elezioni europee – e mi sono accorto (ove ci fosse bisogno di una riconferma…) della differenza enorme che c’è tra i tanti che parlano e quelli (pochi) che invece fanno.
Marina è una persona che fa.
Ed è una bella persona, disinteressata, che non mette mai il “sè” davanti al “noi”, altra caratteristica assai rara nella politica odierna.

Per Mirco non so quasi che parole spendere: lo conosco da trent’anni e ne abbiamo fatte troppe insieme: una radio, campagne civili e di movimento per la scuola, battaglie referendarie, battaglie politiche… E poi non abbiamo solo fatto politica. Abbiamo fatto anche un bel pezzo di vita assieme. La politica, come si sa, riserva spesso brutte sorprese: persone che ti deludono o che a un certo punto ti appaiono irriconoscibili: nei modi e negli atteggiamenti ancor prima che nelle idee, condivisibili o meno.
Ma di una cosa sono assolutamente certo: su di lui non mi sono mai sbagliato.
Inoltre il fatto di aver già avuto un’esperienza amministrativa garantirà alla pattuglia della Coalizione, che io auspico la più vasta possibile, di poter contare su un riferimento certo: sia politico che tecnico. Perchè Mirco ha una capacità di leadership innata.

Infine chiudo con un rimpianto: fra i tanti che purtroppo non voterò c’è una ragazza a cui voglio bene che ho conosciuto quando aveva poco più di 15 anni e veniva in radio ad accompagnare suo fratello che lavorava già con noi… E di lì a poco, ancora studente del liceo, cominciò pure lei a farla, la radio.
Poi ha fatto anche tanto altro – pure politica – a dimostrazione che si può essere militanti ma affatto pesanti, o tonti o arrivisti: da persona pulita dentro e fuori.
In bocca al lupo anche a te Emily.

Paolo Soglia

Coalizione Civica, basta risse da sinistra ridicola e sfigata: Restare uniti.

ASSEMBLEA-18-12
Coalizione Civica ha superato la prima, difficilissima prova: costruire uno spazio politico associativo in cui convergessero anche quei partiti, centri sociali e gruppi organizzati che avrebbero potuto andare ognuno per conto loro in ordine sparso.
Non era scontato, era difficile, ma è stato fatto.
Molti avevano scommesso contro: è stato onesto l’amico Olivio Romanini sulle pagine del Corriere a scrivere che si sono sbagliati.
Ma la Coalizione che esce vincitrice dal primo round potrebbe cadere e implodere al secondo: la scelta del candidato.
Come ebbi modo di sottolineare nel novembre scorso a una riunione di Coalizione (non ancora unificata), il successo del primo step renderà assai più difficile il successivo.
La coalizione è formalmente unita, ma assai meno civica rispetto ai presupposti iniziali.
Il Comitato Direttivo è stato costruito in vitro: col manuale Cencelli attraverso una laboriosa e faticosa contrattazione (tanti a te, tanti a me…) e vede l’esclusiva presenza di persone in “quota”: metà al gruppo originale (considerati per semplificare “Zaniani”, ma in realtà abbastanza eterogenei, in cui sono presenti anche esponenti de “L’altra Emilia-Romagna e Rifondazione) e l’altra metà indicati da Possibile, Boa di Ronchi, Sel e TPO.
Il pacchetto è stato presentato chiuso, prendere o lasciare.
Una dolorosa concessione alle stringenti logiche politiche, probabilmente necessaria, che anch’io ho sottoscritto votandolo per consolidare l’unità interna, ma che ha pure delle conseguenze: la discussione pubblica sulle scelte si allontana sempre più dai semplici associati e viene “assorbita” all’interno del gioco delle componenti.
Adesso però viene il difficile: stabilire regole chiare e scegliere il candidato.

In queste ore si gioca una partita decisiva:  bisogna decidere le regole per la presentazione delle candidature e – soprattutto – per le modalità di votazione. Pareva a tutti ovvio (è scritto nello Statuto dell’Associazione “accettato” – formalmente – da tutti..) che il candidato fosse scelto dai cittadini coalizzati. Ebbene, nel Comitato Direttivo c’è invece chi spinge per un’elezione “plebiscitaria”: una sorta di “election day” in cui a scegliere il candidato della Coalizione non siano i cittadini Coalizzati ma tutti quelli che residenti nell’area metropolitana aderiscono all’appello del giugno scorso e versano due euro… la proposta viene motivata con propositi di “apertura alla città”,  ad altri però suggerisce suggestioni meno nobili (vedi le primarie “renziane” del PD…).
Per quanto mi riguarda, se posso dir la mia, non sta scritto da nessuna parte che una elezione tra i cittadini  Coalizzati sia “chiusa”: è una balla. L’associazione infatti è apertissima, non c’è nessun filtro per associarsi e chiunque lo può fare anche on line in 5 minuti. Non vedo quindi cosa osti chi vuol partecipare alla scelta del candidato a farlo e perchè si debba tanto puntare su questa ipotetica “apertura” anche a rischio di trascinare – come sta avvenendo – tutta la Coalizione in una discussione lacerante e controproducente.
In ogni caso: il Comitato Direttivo e il suo presidente possono anche pensarla diversamente, è legittimo. Ma non dovevano andare ad annunciare alla stampa un cambiamento di regole e Statuto come cosa fatta. Questa decisione spetta solo all’Assemblea: annunciarla ai media come se il passaggio in Assemblea fosse un inutile formalità per far la foto con le manine alzate e la tesserina  è stato peggio di un crimine: è stato un errore.
Che ha delegittimato l’Assemblea e che ovviamente ha innescato una reazione speculare e contraria, con toni sempre più accesi.
A mio avviso, considerato che la Coalizione a tutt’oggi non è un partito di massa (è molto più simile a un meet up grillino degli esordi…) non c’è bisogno di nessuna manfrina che vernici la scelta del candidato come “un evento di massa” (eventualità peraltro tutta da stabilire visto che può accadere anche l’esatto contrario con esiti a quel punto controproducenti). Per me non servono gli eventi “incensanti e autorassicuranti” a favor di telecamera o di taccuino e tantomeno le narrazioni retoriche: hanno fatto il loro tempo e sono fuffa.
Funzionerebbe invece avere un progetto chiaro e delineato da parte dei candidati: non sui massimi sistemi e sulle “narrazioni”, ma sulle questioni concrete di Bologna. E perseguire sempre l’unità d’intenti abbandonando le appartenenze di “bandiera”, anche quando si discute: molti gruppi hanno lavorato e molte teste pensano nella Coalizione, ma di questo non si parla più.

Questa è solo la mia personalissima opinione, ovviamente…
Il fatto reale però è che con questo andazzo il gioco tra componenti si irrigidisce sempre più: la Coalizione diventa così sempre più “militare” e sempre meno civica – con arruolamenti in un campo o nell’altro – per sostenere il candidato dell’uno contro l’altro.
Inoltre chi ha tirato la corda non ha tenuto conto – come sempre – che avrebbe reso alla Coalizione tutta un pessimo servizio, esponendola a una pessima figura: ai più (i cittadini di Bologna) di questa rissosa discussione frega nulla; quelli che invece provano interesse potrebbero allontanarsi in fretta perchè c’è troppa puzza di vecchie rese dei conti da sinistra sfigata.
E sui giornali (giustamente) ci inzuppano il pane: “eccoli qua i soliti sinistri cazzari e litigiosi già pronti a sbranarsi al primo intoppo e tutti rinchiusi nel loro dibattito ombelicale… Ma se non riescono nemmeno a governare se stessi come pretendono di governare la città?”.
Insomma: un autogol clamoroso! E naturalmente molti di noi presi dalla foga della discussione contribuiscono anche sui social a dare il peggio di sè alimentando la polemica invece che trovare soluzioni.

Pertanto se fossi un leader di questa Coalizione, cosa che non sono, inviterei caldamente i due candidati già in campo, Paola e Federico (ma anche altri se se ne aggiungono), a prendere in mano il loro destino e incontrarsi da soli, senza i relativi supporters al seguito (tra l’altro i due citati abitano uno di fronte all’altro e non farebbero una gran fatica…).
Sarebbe bello poi che i candidati se ne uscissero come leader autorevoli: con una dichiarazione congiunta, fatta in piena autonomia, in cui dicono come la pensano sulla questione del voto ma poi si impegnano ad accettare la decisione presa liberamente dall’Assemblea, qualunque essa sia.
Allora si che potremmo uscire dal tunnel e fare dell’assemblea la sede per la presentazione delle idee e dei programmi dei candidati. Che è una roba molto più interessante rispetto al solito saloon con i “pistoleri” dell’una e dell’altra parte intenti a fare interventi per la resa dei conti.
Utopia? Forse, ma se non si cambia finalmente lo spartito sparigliando le carte e facendo piazza pulita di tutte ste manfrine assisteremo sempre alla stessa scadente commedia.

Una volta in Rai circolava un leit motive: “dobbiamo assumere 5 persone: due democristiani, un comunista, un socialista… e uno bravo”:
Ecco: a noi ora non serve la conta tra democristiani, comunisti, socialisti… servirebbe quella/o bravo/a.

Paolo Soglia

Le citoyen Soglia ha firmato…

Coalizione Civica

Ieri come tanti altri ho firmato per la costituzione dell’Associazione Coalizione Civica per Bologna. Perchè?
Perchè è un’idea. E come tutte le idee ha bisogno di prender corpo.
La Coalizione, al momento, non è un soggetto politico costituito. Ma non deve restare nemmeno un mero “contenitore”.
Deve, a poco a poco, prendere forma e farsi sostanza. E’ importante però mantener ben salda una cosa. “L’idea”, appunto.

E l’idea è che la Coalizione Civica non nasce per aggregare “la sinistra”, dove per sinistra si intende il coacervo di partiti, gruppi o movimenti che come soggetti politici costituiti vi si riconoscono. No. Quella roba lì non solo non funziona, ma non è nemmeno (per me) interessante.
L’idea, quindi, non è di dar vita all’ennesimo “nuovo soggetto politico” (sai poi la novità…). Ma è l’idea di costruire un nuovo processo di formazione dell’identità politica.
Che è una roba assai più complessa..
Dunque, personalmente, ho firmato perchè trovo più interessante rispetto alle operazioni aggregative di soggetti politici, provare a costruire un’aggregazione individuale di cittadini (Les Citoyens, per dirla alla rivoluzionaria…).

Dove ci porterà tutto questo? Non lo so. E qui sta il bello e l’insidia della cosa.
Sarà l’Assemblea dei Cittadini della Coalizione a stabilirlo, in tutto e per tutto: deciderà i propri organi, i propri progetti, i propri candidati.
E visto che le idee camminano sulle gambe delle donne e degli uomini sarà ognuno di coloro che faranno parte de l’assemblée de les citoyens ad assumersene la responsabilità, i meriti o gli errori. A determinare successi o fallimenti.

Marchons,
Allez en avant et la foi vous viendra…

Paolo Soglia

L’acqua di Merola e quella di Gabriele: campane a morto per lo Stato Sociale

first national bank Si è discusso molto in città dell’acqua di Merola, quella riattaccata alla casa occupata per la quale il Sindaco è attualmente sotto inchiesta. Ebbene, premesso che il Sindaco nell’occasione ha preso la decisione corretta, diamo anche a Cesare quel che è di Cesare e ad Amelia qual che è di Amelia: è stata infatti l’assessora al welfare Amelia Frascaroli ad ispirare questa decisione di Giunta nell’aprile scorso, peraltro subendo aspre critiche dal fronte renziano del Pd.
Ma basta “l’acqua di Merola” per risolvere i problemi degli “assetati”? No.
A fronte di un (piccolo? grande?) gesto di comune umanità, oltre che di doveroso buon senso, qual è l’acqua in cui tutti siamo costretti a nuotare? Viviamo una stagione triste, di acque stagnanti sempre più torbide.
La distruzione sistematica della sicurezza sociale va avanti, ma se ne parla poco, spesso solo come fatto di cronaca. E tra gli “eventi di cronaca” è stato relegato un recente caso emblematico, che rappresenta invece – nella sua drammaticità – le conseguenze dirette dello smantellamento dello Stato Sociale.

Un mio coetaneo 51enne, Gabriele Galletti, bidello al Dams, ha accoltellato la madre inferma, uccidendola, poi si è gettato dalla finestra tentando il suicidio. Galletti viveva solo del suo modesto stipendio assieme a due genitori anziani: il padre 94enne ammalato di Alzheimer e la madre 84 enne, improvvisamente colpita da ictus.
Un mondo sulle spalle troppo pesante per Gabriele, soprattutto quando non si dispone di risorse economiche. Ha chiesto aiuto al Comune e alle strutture pubbliche perchè con due pensionati con la minima a carico e uno stipendio da bidello non ce la poteva fare. Due anziani bisognosi di cure e di assistenza “H24”: Il Bidello si rivolge quindi ai servizi sociali ma la risposta e sconsolante: il nulla. La badante privata? 800/ 1000 euro al mese, se va bene. Arriva lo sconforto e poi la testa che non regge più: un tunnel senza uscita.
Alla fine Gabriele non ce l’ha fatta e ha staccato la spina…

L’omicidio, il suicidio… non sono situazioni isolate, ma eventi sempre più ordinari: se ne contano a bizzeffe in città. Anziani soli che si suidano o uccidono il coniuge perchè arrivati allo stremo non se ne possono prendere più cura: questi casi vengono archiviati come “brevi di cronaca” o “tragedie della follia”. Ma quale follia?
E’ un problema sociale devastante destinato a ampliarsi in futuro a macchia d’olio. E’ il destino che aspetta tutti noi se non avremo soldi per permetterci badanti e cure private.
E per la prossima generazione, quella impoverita, quella dei precari e delle partite iva di oggi, con pensioni da fame sarà pure peggio. Finito il “grasso residuo” dei risparmi e delle pensioni dei genitori (per coloro che potevano goderne), arriverà il conto: le persone già costrette a stipendi da sussistenza non avranno nè soldi per curare adeguatamente i loro anziani nè tanto meno i danari per riservare a loro stessi un’esistenza dignitosa.
E’ la crudele legge del liberismo: vali qualcosa – a malapena – quando sei un “soggetto produttivo”, ma quando non lo sei più diventi solo un costo insostenibile per la società.

Dunque occorre tornare a  lavorare sui fondamentali: auspico che la neonata Coalizione Civica, a cui aderisco, riprenda con coraggio a cuore tre temi: il diritto alla casa, il diritto alla scuola e il diritto all’assistenza sociale.
So bene che ogni Governo da tre lustri a questa parte non ha fatto altro che tagliare i fondi ai Comuni, ma è altrettanto vero che questi temi sono stati colpevolmente accantonati o rivisitati solo con logiche neoliberiste: problemi di costi, mai di sostanza. Proprio per questo occorre uno scatto “politico”: bisogna uscire dal dibattito esclusivamente “tecnico” e farne un “caso politico”, esattamente come hanno fatto i 5 stelle per “la casta” o come strumentalmente e ignobilmente fa la Lega addossando ai migranti ogni lordura sociale.
Occorre sforzarsi di far capire alle persone che il destino che li attende, se non si interviene energicamente, è tremendo: è lo stato d’abbandono.
Il nemico dunque non è oltre la nostra frontiera, nè tantomeno in coloro che tentano disperatamente di varcare quella frontiera. Il nemico è colui che toglie speranza, fiducia e sicurezza sociale all’esistenza delle persone. E per combattere questo nemico servono due cose: la politica e l’esempio.
Si faccia a Bologna un grande – nuovo – esperimento di lotta politica e di pratiche concrete: confrontandosi col problema a livello locale e contemporaneamente lanciando una sfida a livello nazionale e europeo. La vita delle persone non è un problema di deficit.

Paolo Soglia