I vostri figli ingrati vi occupano il D.A.M.S (omaggio nell’anno del cinquantenario / #Dams50)

L’11 marzo del 1986 il Dams di via Guerrazzi venne occupato dal collettivo Damsterdamned.
Furono giorni di autogestione, appropriazione degli spazi e delle attrezzature, si organizzarono laboratori e seminari, furono realizzate rassegne cinematografiche, si produssero quintali di volantini, appelli, fanzine, pure un fotoromanzo.
E naturalmente ci furono molte feste… La sede divenne un caleidoscopio di graffiti.

Negli anni successivi l’Università decise di ridipingere i locali, decidendo di salvare solo alcuni disegni risalenti al ’77 e sacrificando tutto il resto. Prima che ciò avvenisse fotografai graffiti, murales, scritte sui muri, insomma tutte le testimonianze della vita che aveva albergato in quei locali durante l’occupazione. Nel 1991 assieme a Daniele Gasparinetti e alla cooperativa studentesca A/Lato proponemmo al rettore un progetto di Museo storico dei graffiti, per conservare nella memoria collettiva quel patrimonio di segni.
Ovviamente il rettore Roversi Monaco non era interessato e non se ne fece nulla (lo stesso Roversi Monaco che, trent’anni dopo, ha staccato i graffiti di Blu dai muri della città per portarli in un museo…)

A mezzo secolo dalla fondazione del Dams, quando sono in corso le celebrazioni per Dams50, ripropongo dunque queste foto, molte delle quali rimaste finora inedite, come testimonianza di quel luogo: il Dams Spettacolo di via Guerrazzi, che rappresentò nella seconda metà degli anni ’80 una delle factory più prolifiche di creatività giovanile.
Da quelle aule presero piede esperienze individuali e collettive le più diverse e originali che spesso hanno segnato la storia culturale della città, e non solo.

In apertura ripropongo anche il progetto originale del 1991 del Museo storico dei graffiti e un articolo di presentazione. A seguire le copertine e alcune pagine delle fanzine prodotte all’epoca, durante e dopo l’occupazione:”Notre Dams”, “Vai Marta”, “Il congiuntivo” e “Analfabeta” (rivista nazionale).

Dall’occupazione del Dams dell’86 germinò un fiorire di collettivi studenteschi in tutte le facoltà bolognesi che assunse via via anche una dimensione nazionale coinvolgendo una dozzina di università sparse nel paese e aveva un coordinamento itinerante che realizzava una rivista mensile, “Analfabeta”, distribuita nelle Feltrinelli e in librerie indipendenti: è stato probabilmente l’ultimo movimento studentesco organizzato in Italia, anche se non di massa come quelli degli anni ’70.
Bologna ne era il fulcro: oltre ai collettivi sparsi in ogni facoltà (Dams arte, lettere, scienze politiche, etc) venne fondata una cooperativa tipografica, la cooperativa Bold Machine, creata in maggioranza da studenti dei collettivi del Dams, che divenne in breve tempo il centro di produzione e stampa dei materiali di tutto il Movimento.
Vennero pubblicate diverse fanzine e riviste, che in parte raccontavano la cronaca e le battaglie di quel periodo (in maniera anche dissacrante), a cominciare dalle contestazioni al Novecentenario dell’Alma Mater, e in parte si proponevano come piattaforme di dibattito teorico.
Al di là degli esiti politici e delle intuizioni sul cambiamento profondo che si stava profilando sul piano sociale (la ristrutturazione capitalistica in chiave neoliberista degli anni ’80) che già indicava chiaramente l’aziendalizzazione del sapere e la scomposizione del mondo del lavoro, la sua precarizzazione, e conseguentemente la fine dell’egemonia della sinistra social-comunista sulle masse lavoratrici, la semina più profonda e duratura di quel biennio si sparse in città attraverso la fioritura di nuove iniziative culturali: ibridazioni, nuovi centri sociali che si aggregavano in nuove forme laboratoriali, più su una urgenza creativa e artistica che non meramente politica (vedi l’Isola nel Kantiere e successivamente il Link), subculture giovanili organizzate che non solo rinnovarono la scena della città, sul piano artistico, musicale, teatrale, audiovisivo e soprattutto della comunicazione, ma che in qualche modo sopravvissero allo scemare del movimento e in forme le più diverse, spesso anche attraverso percorsi individuali, hanno lasciato un loro marchio anche nella Bologna contemporanea.
In questa sezione pubblico alcune pagine delle riviste di movimento pubblicate tra l’86 e l’88.


Anche Umberto Eco si è fuso

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Entrai al DAMS nell’82 ma non facevo nulla: non frequentavo, non studiavo e passavo le notti in giro per Bologna. Dopo due anni di sto andazzo se ne accorse anche l’Esercito Italiano che mi chiamò a servire la patria. Bersagliere atleta imboscato al centro sportivo dell’esercito (alla Caserma Masini dove ora c’è Labas).
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Finito il servizio militare non avevo alcuna idea nè progetto: superfluo come me non c’era alcun altro al mondo.
Così mi dissi: e andiamo a vedere sto DAMS…
Appena tornato cominciai ovviamente a far politica ed entrai nel collettivo “Damsterdamned”. Mi piaceva il clima di quel collettivo: lontano anni luce dai “Collettivi Comunisti Autonomi” tutti muscoli, mazzate, ideologie spicciole e ovviamente residuali.
Lì incontrai anche Umberto Eco che al DAMS era un personaggio mitologico e che inevitabilmente divenne l’oggetto della nostra dissacrazione/ammirazione.
Avevamo messo la sede del collettivo nel suo ufficio, occupandoglielo, ma lui non se ne doleva… anzi. Continuava a tener lezione come se nulla fosse.
Appena entravi nella sede/ufficio al piano terra di via Guerrazzi trovavi un enorme rullo di carta tirato con la fotocopiatrice che come un murales avvolgeva la parete e che ho riprodotto qui sopra. C’era scritto: “Anche Umberto Eco si è fuso”.
A marzo 1986 occupammo il DAMS di via Guerrazzi per “riprenderci in mano i saperi”: una rivoluzione copernicana rispetto alle occupazioni degli Autonomi che spadroneggiavano nei collettivi a quei tempi: nessun indottrinamento “comunista” ma accesso ai mezzi di produzione (delle comunicazioni di massa) e distribuzione degli stessi agli studenti per l’autoproduzione.
Il primo giorno di occupazione mentre presidiavo la bidelleria di via Guerrazzi, arriva nel bel mezzo del casino un signore tedesco, spaesato come quello citato da Dalla, che mi fa: “E’ qui Umberto Eco? Sono un editore di Berlino e volevamo discutere con lui un contratto di edizione…”. Io gli dissi che avremmo provato a contattarlo…
Tutto questo colloquio avveniva nel DAMS appena occupato, dentro a una bidelleria piena di studenti (alcuni dei quali punk) e mi ricordo distintamente che girovagavano anche personaggi improbabili come Angelo (sono un povero) e Cristiano Ravarino, il quale a un certo punto brancò il tedesco, cominciò a fare telefonate internazionali dal telefono della bidelleria (millantando di rintracciare il Professore) e poi si allontanò portandosi via il pover’uomo. Il tedesco non non lo rividi più…
DSCN2067Ma Eco si, anche perchè era sempre il grande protagonista nel nostro immaginario: fosse la critica all’organizzazione dei mezzi di comunicazione di massa, fosse l’invito a una festa da degenerati da fare in sede, la sua effige compariva sempre come un marchio di garanzia…
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Era un clima talmente stimolante quello dell’Università rispetto al vuoto edonismo bolognese vitellonante che avevo vissuto nei primi miei anni post liceo che mi indusse alla fine anche a leggerlo Umberto Eco.
E a studiarlo.
E ad apprezzarlo..
Paolo Soglia

eco analfabetaUmberto Eco, interessatissimo, mentre legge la nostra pallosissima rivista nazionale dei collettivi universitari “Analfabeta”

eco analfabeta 1Lezione di Eco (da noi “duramente contestato” nel pezzo…)