Mai fidarsi del copilota

copilota

Il copilota è sempre lì pronto ad aiutarti, a sostituirti se necessario. Ma a volte ti frega. Mai fidarsi del copilota…
Il copilota, nel gergo dei camionisti, è l’anfetamina. Una compagna silenziosa che ci si porta appresso nei lunghissimi viaggi, eterni, alla guida dei bisonti della strada. Per non fermarti mai, per non farti dormire. Poi c’è quella volta che… Ti frega.
E allora crolli di schianto e perdi il controllo del bisonte travolgendo tutto e tutti.

Il caso dell’aereo della Germanwings schiantatosi sulle alpi francesi è stato letto da tutti ma non ha suscitato molti commenti, come succede sempre per quei fatti che non ci si riesce a spiegare.
Poteva essere stato un guasto e invece no… Anche un attacco terroristico in fondo poteva essere accettato di più: il martire ideologizzato persegue comunque una sua logica.
Ma schiantarsi portando con se 150 persone ha un che di sopranaturale.
Chi di noi non ha pensato: “Ma non potevi atterrare e chiuderti in una stanza e spararti un colpo, testa di cazzo? O buttarti dal decimo piano?”

Di solito i suicidi mi inducono una infinita pietà e un grave rispetto.
In questo caso no… solo sconcerto.
Poi ho pensato anche agli altri. Quante volte avrà volato Lubitz non portando a compimento il suo proposito? Magari trattenendosi all’ultimo dal farlo, oppure – semplicemente – perché non si è creata l’occasione e quindi rimandando tutto al volo successivo…
Assieme alle 150 vittime ci sono in giro qualche migliaio di miracolati. Gente che ignara ha viaggiato con Lubitz e non si accorta di nulla, magari facendo anche l’applauso all’atterraggio.

Comunque la si veda, qualunque protezione si prenda, nulla potrà mai preservarci completamente dal rischio. Anche perché, chi più chi meno, tutti hanno un copilota dentro di sé pronto a prendere i comandi, ma nessuno sa cosa c’è nella parte oscura e cosa possa  accadere.

Paolo Soglia

Grecia: analisi del primo scontro

Alexis-Tsipras-e-Janis-Varoufakis

La partita è lunga.
La prima battaglia europea del fronte antiliberista si è conclusa con un sostanziale pareggio in trasferta, un ottimo risultato se consideriamo le condizioni date.
Tsipras non poteva non sapere che l’impatto del dopo vittoria sarebbe stato durissimo. Quello che ha fatto in questo mese è tuttavia straordinario: in meno di 30 giorni Syriza ha dovuto formare un governo di coalizione perchè non aveva i numeri, eleggere un presidente della Repubblica e al contempo battersi in un durissimo confronto in sede europea avendo tutti contro e con una pistola puntata alla testa: la minaccia di asfissia economica e il default del paese.

Dalla sua parte giocava una situazione geopolitica favorevole, con gli Stati Uniti fortemente contrari a una destabilizzazione della zona euro e preoccupati di una eventuale deriva della Grecia verso lidi non controllabili.
Naturalmente poteva contare anche su un ampio consenso popolare, sia in patria che  in altri paesi UE, e godeva di una sostanziale simpatia di fondo anche da parte di settori di opinione pubblica non di sinistra stanchi delle fallimentari politiche di austerità imposte dalla Germania.
Ma il consenso popolare con tempi così stretti non è un’arma così cruciale al tavolo dei negoziati, soprattutto a breve termine.
Infine c’è stato l’ambiguo e mellifluo appoggio a corrente alternata da parte di Francia e Italia, un canale sotterraneo per ammorbidire un po’ le condizioni imposte dalla Troika senza però schierarsi apertamente: se andava male, a sbattere la faccia doveva essere solo la Grecia, se andava bene i paesi indebitati avrebbero goduto dell’apertura in sede politica di un negoziato sull’austerità. Insomma la solita politica da pusillanimi, in cui si gioca sempre col sedere degli altri.

Di positivo c’è che l’operazione di isolamento della Grecia e dell’implosione del progetto Syriza con la minaccia del default e del ribaltamento del Governo Tsipras è fallita.
Per ottenere tempo naturalmente Tsipras e Varoufakis devono accettare molti compromessi: il proseguo del programma con un sostanziale allentamento dei vincoli ma senza quella autonomia totale che chiedevano. La Germania non poteva assolutamente  uscirne ammettendo il totale fallimento delle sue politiche economiche: dunque – formalmente – si rimane all’interno del quadro tracciato dalla Troika negli anni scorsi.
In sostanza però la Troika deve incassare una sconfitta politica: il Governo Tsipras ha dettato una nuova agenda politica alla UE. Ha imposto il dibattito sulle politiche di austerità e ha già imposto una declinazione lessicale negativa: non si devono più pronunciare le parole “Troika” e “Memorandum”.
Il governo greco ha dimostrato un grande pragmatismo: nelle condizioni date è un buon risultato. La battaglia prosegue.

Paolo Soglia