Social e scrittura: non solo letame…

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E’ ormai un luogo comune stigmatizzare le schifezze che si trovano on line sui social. Come in ogni luogo comune dietro c’è una grande verità: siamo nauseati dal talebanismo, dal trollismo, dagli insulti gratuiti distribuiti a iosa, dalle violenze verbali e soprattutto dagli idioti banali che infestano la rete.
Tutto vero.
Però… come sempre succede c’è un’altra faccia della medaglia. Tanta gente che sa scrivere, e bene ! Spesso mi stupisco nel leggere articoli e post di emeriti sconosciuti, o di amici che conosco sotto altre vesti e mestieri, che pubblica pezzi lucidi, precisi, ma soprattutto ben scritti e brillanti.
Immediatamente il pensiero corre alla mia disgraziata categoria e alla sensibile perdita di qualità complessiva della scrittura nel giornalismo professionale: pezzi abborracciati, confusi, scritti in fretta e senza alcuna verifica. Per non parlare di grammatica e sintassi…

E che dire dell’arte dello scrivere? Un tempo c’erano “penne” sui giornali che leggevo a prescindere… Ora dopo 5 minuti che ho in mano un quotidiano mi addormento. Sul web invece trovo, a volte, anche piacevolissime sorprese: e non occorre che siano dei Fenoglio o dei Calvino, dei Bocca o delle Fallaci (Si proprio lei: la Fallaci ossessionata dall’islamismo era politicamente assai indigesta. Ma quella donna, come giornalista, scriveva da Dio…).

E’ un peccato che  gente così non venga valorizzata, ma tant’è.. I giornali seguono altre logiche (e visti i risultati delle vendite e dei bilanci non è che queste logiche stiano proprio pagando… ).
Quindi in alto i cuori: nel grande fiume si trovano a volte anche delle pepite d’oro…

Paolo Soglia

Alcune differenze tra il compagno Maltese e noi…

Maltese
Recentemente su giornali come Libero e siti come Dagospia è rimbalzata una notizia: l’eurodeputato Curzio Maltese, eletto con la lista Tsipras, ritiene non solo legale ma anche giusto e etico fare l’eurodeputato e continuare a fare l’editorialista di Repubblica, regolarmente pagato.
Ora può darsi che i “pulpiti”  che hanno montato la polemica non siano così graditi ai nostri palati, ma stiamo ai fatti: su “Lettera43 Maltese conferma tutto.
Ecco alcuni virgolettati dell’Intervista:

  1. D. Quindi lavora ancora per il giornale?
    R.
    Fa parte delle mie convinzioni politiche non lasciare il mio posto di lavoro, perché io non voglio fare il politico per il resto della mia vita.
    D. Però adesso è quello che fa…
    R.
    Ho detto chiaramente che mi sono candidato perché in Italia la politica professionale è fallita, uno nella vita, che abbia 30 anni o 40 come Renzi o 50 come me, non è giusto che faccia soltanto il politico. Io faccio questo mandato, uno solo, e poi non mi ricandido.
    (…) Io ho una collaborazione su 
    Repubblica, perché al giornale interessa che io non sparisca. Certo non scrivo di politica, ma siccome sto in un posto dove è più facile per me avere relazioni con Mario Draghi o con Jean Claude Juncker che se faccio l’editorialista a Roma, stare qui è un vantaggio per me e per il giornale.
    D. L’etica giornalistica è morta?
    R. Qui l’unica posizione morale è la mia: io potrei prendere lo stipendio da
    Repubblica, invece mi metto in aspettativa e collaboro con il mio giornale con il quale ho un legame da 20 anni, è la mia casa.

Bene, che dire?
Maltese sostiene che la sua è l’unica “posizione morale”, bah…
Trovavo stravagante e inopportuno (anche per il giornale che lo paga) che Maltese continuasse a fare l’editorialista quando era candidato, figuriamoci da eletto: una condizione che assomma oltre alle problematiche etiche e deontologiche anche l’aspetto meno nobile, ma non meno importante, della pecunia
Nella cooperativa di giornalisti dove lavoravo era scritto per Statuto che nel momento in cui ci si fosse anche solo candidati (senza necessariamente essere eletti) si veniva sospesi da ogni presenza in voce: non solo dalla redazione ma anche, per dire, da trasmissioni musicali o di intrattenimento.
Inoltre, se si era socio della cooperativa con cariche amministrative (CdA, collegio sindacale, etc) ci si doveva automaticamente dimettere seduta state da quel ruolo.
Se poi si veniva eletti le cose cambiavano permanentemente: il socio dipendente andava in aspettativa (non pagata) e rientrava solo a scadenza di mandato.
Pensate che barzelletta se il mio amico Mirco Pieralisi, che era socio e ha lavorato e diretto la radio, una volta eletto in Consiglio Comunale venisse ogni mattina a fare la rassegna stampa locale o addirittura l’editorialista di politica locale…
Sarebbe da ridere non trovate? E se fosse addirittura pagato sarebbe da piangere…
Per carità, nulla di personale contro Maltese: è solo che queste nostre abitudini, questa nostra morale, in Italia è l’eccezione e non la regola.
Tempo fa polemizzai col segretario cittadino del Pd che aveva annunciato (tutto festante) di esser diventato anche direttore di una radio locale. Nessuno in quel partito, a parte rarissime eccezioni, trovò che ci fosse alcun imbarazzo, confusione, o conflitto d’interesse…
Nei piani alti italiani infatti funziona così: c’è un establishment (di qualunque colore e partito) che si considera al di sopra di tutto e che si fa deroghe e sconti in continuazione. Quello che vale per altri (a cui non si risparmia mai la morale, soprattutto se sono avversari politici o peggio, poveri cristi..) non si applica mai a se stessi, anzi: l’unica morale è quella che decidono loro, al momento…

Nel 2013 mi sono candidato alle primarie come indipendente per Sel: avendole vinte a Bologna ed essendo arrivato secondo in Regione sono stato candidato anche alle successive elezioni politiche nazionali.
Dal momento dell’annuncio della candidatura alle primarie le mie collaborazioni con la Radio si sono azzerate: nessuna presenza in voce, nemmeno per parlare di calcio. Non solo: si è azzerata anche la collaborazione con Repubblica Bologna per la quale pubblicavo editoriali con una certa regolarità.
Finite le elezioni ho ripreso a collaborare con la Radio, con Repubblica invece il rapporto non è più ripreso: sono usciti solo un paio di articoli. Una presenza dunque abbastanza episodica, e nessuno mi ha più chiesto regolarmente dei pezzi. Ma questo fa parte della normale dinamica editoriale, le collaborazioni si aprono e si chiudono. A differenza di quanto è successo ad altri, è lecito però pensare che il mio (temporaneo) ruolo politico non mi abbia certo giovato sul piano professionale.

In conclusione:  il comportamento di Curzio Maltese forse è legalmente ineccepibile ma è moralmente (molto) discutibile e sicuramente politicamente condannabile.
Visto che le posizioni e le scelte individuali alla fine chiamano in causa tutta la lista Tsipras, e inevitabilmente la danneggiano, sarebbe meglio dirlo chiaro e forte e non fare finta di niente.

Paolo Soglia

Ps
Ho l’abitudine di dire come la penso, anche nei confronti delle situazioni che ho appoggiato e delle persone che ho contribuito a eleggere. Ciò detto, si prega eventuali entusiasti denigratori dell’esperienza europea della Lista Tsipras di astenersi dall’arruolarmi tra i loro sodali perché con loro non ho nulla a cui spartire.