Tavor e sangue freddo…

Il delirio psicotico che si è impadronito di molti militanti della lista Tsipras nel recente caso Spinelli mi ha appassionato pochissimo.
La situazione politicamente era difficile, così come era chiaro che sarebbe stato difficilissimo evitare di fare una figura di merda.
Quando in una partita un arbitro non dà un rigore netto all’inizio e poi, per compensare, subito dopo ne dà uno inesistente, magari alla fine fissa il risultato giusto ma non mette le cose a posto: semplicemente commette due errori.
Dunque è difficile pensare che all’errore iniziale di Spinelli di candidarsi “pro forma” si potesse poi rimediare facilmente rendendo quella candidatura effettiva.
Non so perché abbia preso quella decisione iniziale, evidentemente pecca anche lei di inesperienza perchè il senso di responsabilità in politica deve sempre accompagnarsi al concetto di opportunità: in politica infatti servono leader autorevoli e non Santi Patroni.
Forse Spinelli, inizialmente, aveva il timore che una presenza troppo invadente nelle liste dei Garanti avrebbe ipotecato i pochi posti disponibili acuendo le resistenze e gli scetticismi che albergavano (e albergano ancora) dentro i partiti che la sostenevano.
Tant’è. Compiuto il primo passo tornare indietro si è quindi rivelato assai doloroso e sanguinoso, anche se io continuo a pensare che per la Sinistra Europea la presenza di Spinelli a Bruxelles è – e resta – un valore aggiunto, e non è un caso che Tsipras l’abbia fortemente voluta al suo fianco.
Naturalmente sul piano italiano sarà invece tutto più difficile: il campo che per tre mesi abbiamo cercato pazientemente di tener unito e pulito da antichi e recenti livori adesso si è nuovamente inquinato e il fatto che ci siano finiti dentro i cosiddetti “garanti” non agevola le cose.
Si poteva almeno sperare che al di là delle “ole” e degli appelli su change, pro l’uno o l’altra, qualcuno si ponesse il problema di fare anche un ragionamento un po’ più a lungo termine.
Al netto di quanto da tanti già rimarcato sulla coerenza e sulla linearità di quest’ultima fase del percorso bisognerebbe infatti ricordarsi che la lista è nata per alimentare un progetto di svolta europea: dilaniarsi per chi va o chi non va a Bruxelles non porta bene a nessuno. Il caso doveva rimanere, a mio avviso, subordinato agli obiettivi e non diventare la questione dirimente.
Invece così non è stato e le tifoserie animate da tanti (troppi?) capipopolo si sono eccitate cercando nello scontro virtuale di fare il massimo danno possibile, ovviamente riuscendoci.
Abbiamo assistito a un valzer di dichiarazioni e stilettate da far rimpiangere i vecchi congressi democristiani, il personalismo ha preso il sopravvento e il tutto è stato condito dalle immancabili prese per il culo arrivate da destra e manca (soprattutto da manca..) che rimarcavano con buone ragioni – come sempre – gli aspetti più caricaturali delle faide che si aprono a sinistra.
Ci sta, anche se gran parte dei maestrini, giornalisti a la page e blogger denoantri che adesso pontificano a sinistra e danno la linea, o infliggono scomuniche, non credo sarebbero in grado di riempire Piazza Maggiore, forse nemmeno sarebbero in grado di riempire il salotto di casa loro e certo se si presentano alle elezioni porterebbero a casa i voti dei familiari. Forse neanche quelli.
Ma di loro non c’è di che preoccuparsi.
Il dato vero è il grado di costruzione politica che questa esperienza ha prodotto e quello che può produrre in futuro, e su questo pesano diverse incognite

Io non ho partecipato agli scontri, un po’ perché ero stanco dopo un tour de force iniziato a gennaio e finito a maggio, un po’ perché era evidente che sarebbe finita in zuffa e non ne avevo voglia. Era evidente che si giocava a farsi del male e così ho evitato di buttarmi nel mucchio a tirar pugni. Non che sia servito a molto, peraltro.
Quando fra qualche tempo la polvere sarà tornata a posarsi avremo una visione più chiara di quel che è successo e di quello che potrà accadere.
Quello che vedo, nella nebbia attuale, è una discreta confusione.
Il problema vero, al di là di chi va in Europa, è la prospettiva politica di questa lista.
Fino ad ora si è evitato di parlare di questo, così come pare un tabù affrontare sul serio il nodo dell’organizzazione. Però è un nodo inevitabile, tant’è che appena il Papa straniero Alexis si è allontanato e la spinta elettorale si è conclusa si è tornati a dare di sè spettacoli penosi.
Non ci eravamo detti che bisognava mettere l’unità d’intenti al di sopra delle contraddizioni che inevitabilmente sarebbero emerse? Non ci si era proposti di saperle governare con saggezza queste inevitabili contraddizioni, senza cedere immediatamente all’impeto della scomunica e della diaspora?
Ebbene, si cominci veramente a praticarlo questo percorso, sapendo che è lungo e periglioso e che i rospi da ingoiare saranno tanti e che magari per non ingoiarli tutti è meglio sapersi trattenere un attimo prima di premere il grilletto e sparare ad alzo zero.
Io credo che un movimento per essere credibile ed efficace debba essere democratico e trasparente, però l’ho detto e lo ribadisco: non credo nell’assemblearismo, non credo nei processi “dal basso” contrapposti a quelli “dall’alto”. Sono frasi fatte che spesso nascondono ambizioni ben più misere. Non credo nella funzione salvifica affidata a un imprecisato percorso “collettivo” di non meglio precisate “soggettività”.
Non credo nella mistica dei forum che si succedono uno dietro l’altro diventando ben presto autoreferenziali, nè che da queste assise escano idee e progetti per partogenesi.
Non credo nei santi, nè alle madonne: credo che in politica ci vogliano dei leader autorevoli scelti in modo condiviso che poi si prendano delle responsabilità. E che ognuno che si impegna in un incarico abbia un mandato definito e a termine: bisogna scegliere sempre con grande attenzione i più capaci, i più responsabili e i più altruisti, possibilmente anche i più intelligenti, e non è affatto scontato che debbano essere scelti in un’assemblea improvvisata e votati plebiscitariamente.
Inoltre bisogna sciogliere un circolo vizioso che attanaglia la sinistra da troppo tempo: non è cooptando rappresentanti di comitati e movimenti che si costruisce una nuova esperienza politica. Questo meccanismo per cooptazione riduce il campo, tende a replicare logiche da anni ’70 da intergruppo e ad escludere – a prescindere – chi non è già inserito in forme di partecipazione organizzata: l’obiettivo dovrebbe essere, al contrario, diventare un punto di aggregazione per tutti coloro che organizzati non sono ma che potrebbero diventarlo o quantomeno condividere un pezzo di percorso, magari avendo l’ambizione di essere uno strumento utile al riscatto sociale delle nuove generazioni e degli esclusi che al momento, più che a noi, guardano e votano per i 5 stelle.
Bisogna quindi mettere in campo sistemi più sofisticati e trasparenti per eleggere e legittimare la propria rappresentanza: bisogna chiedere coerenza, poi però bisogna anche stargli accanto a queste persone e non giocare a impallinarli alla prima occasione.
Il limite di questa sinistra è che tutti si sentono in diritto di criticare gli altri, ma quando c’è da prendersi delle responsabilità, quando c’è da assumere delle decisioni, molti si tirano indietro e si guardano attorno spauriti: cercano conforto in quelle icone che evocano in continuazione ma che In realtà non esistono, sono entità astratte che vengono noiosamente evocate come dei mantra: percorsi “condivisi”, realtà “territoriali”, soggetti “collettivi”, etc etc) che non hanno mai un nome ed un cognome, una faccia, una parola autonoma, un pensiero da esprimere.
E quand’anche ce l’hanno non si sa mai per certo perchè stiano li, in nome e per conto di cosa. Mentre quelli (pochissimi) che si sobbarcano incarichi operativi pare che si debbano invece giustificare ogni momento, con chiunque passi di lì, per il semplice fatto di dover prendere delle decisioni.
Posso anche anche capire che a volte sia necessario sparare sul quartier generale, ma prima – quantomeno – che lo si crei questo quartier generale. Altrimenti si spara nel vuoto…

La cosa che però mi fa più rabbia di queste liti sguaiate per le poltrone è che distorcono l’immagine della lista e la distraggono dai suoi scopi: cosa volete che gli freghi a chi sta al di fuori ai nostri circoletti assembleari di chi va a Bruxelles? Si chiederà piuttosto cosa ci vanno a fare e come la propria vita può modificarsi in base alle battaglie e alle decisioni che assumeranno. Occorre però supportare queste lotte con una dirigenza credibile e una struttura stabile e capillare che le trasformi in pratiche quotidiane altrettanto credibili, e che soprattutto porti a risultati concreti. Mi chiedo: è mai possibile che in un paese con il 50% di giovani disoccupati e una corruzione che manda tutto in cancrena noi si stia lì a sbranarci per le nomine? Nessun cittadino normale si appassionerebbe mai alle nostre discussioni odierne, tutte improntate a far la punta alle matite.
Chi mai darebbe fiducia a una sinistra del genere per governare una città, un paese o l’Europa? E ancora: per cosa dovrebbero darci la loro fiducia, qual’è il programma che portiamo avanti giorno per giorno, quali i vantaggi reali per coloro di cui ci intestiamo la rappresentanza?
E soprattutto: con quali donne e uomini intendiamo incarnare queste istanze e queste speranze?
E dire che abbiamo di fronte delle autostrade con straordinarie possibilità di impegno e di crescita perchè gran parte delle nostre analisi sono lucide e credibili: se diciamo che bisogna rifiutare il fiscal compact facciamone un tema nazionale e spieghiamo dove e come quei soldi andrebbero investiti.
Se vogliamo ridiscutere il debito imponiamo questo dibattito a livello europeo mettendo da subito all’angolo il Pse. Se chiediamo un reddito minimo e garanzie per il lavoro e non per la finanza battiamoci per questo, incalzando il Governo e le forze politiche che adesso sono gonfie di consenso ma anche di non poche contraddizioni, certo ben superiori alle nostre.

Sono queste le domande che attendono risposta.

Paolo Soglia

Alzare il livello (dello scontro..)

Il livello della politica italiana è questo:
Berlusconi attacca chi gli vuole vivisezionare il cane: “Grillo vuole fare del male a Dudù…”
Grillo intanto avverte Renzi che rischia la Lupara bianca: “Prevenire è meglio che curare. La lupara bianca attende Renzie che in fondo è uno smargiasso, ma va avvertito…”.
Renzi, mentre si scalda per la partita del cuore, tuona: “Non mandate i buffoni in Europa, domenica prossima si vota tra due schieramenti: da un lato i gufi – che sperano che il Pil vada male – e dall’altra ci siamo noi, che siamo imperfetti, ma siamo dei ragazzi che hanno cercato di fare qualcosa in 80 giorni”.
Insomma: Dudù, la lupara e le (poco) velate minacce, i Gufi e quei bravi ragazzi.. il livello è questo: e i personaggi sono povera cosa, rimestatori di consenso ma non costruttori di senso.
Misure di austerità insostenibili, discussione del debito, povertà e ricchezza, redistribuzione delle risorse: sono per loro discorsi alieni, e la tristezza è che questi discorsi appaiono alieni anche a chi li vota e queste cose le subisce: è come se uno volesse risolvere i suoi problemi affidandosi a Wanna Marchi e al mago Do Nascimiento.
La realtà è che nei prossimi anni in Europa ci sarà uno scontro sociale di vaste dimensioni: bisogna prepararsi a tutto questo e alzare il livello altrimenti si resterà schiacciati non solo dalla miseria ma anche dall’ignoranza (che in qualche misura è pure peggio).
E’ per questo che alle Europee voterò per Alexis Tsipras e per la lista dell’Altra Europa che in Italia lo rappresenta, scegliendo di dare la preferenza (quella che hanno tolto in tutte le altre elezioni..) a quei candidati che più apprezzo. Sapendo benissimo, peraltro, che questa lista non è la panacea di tutti i mali e che la politica è fatta anche di contraddizioni, ma consapevole del fatto che, quantomeno, mi sono del tutto chiare le motivazioni che mi spingono a schierarmi.

Buona fortuna a tutti noi,
Paolo Soglia

Misteri della fede… crescono le firme e calano i sondaggi

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Dunque: a quanto pare per L’Altra Europa con Tsipras c’è stato un boom di firme: 220.000 quelle raccolte in tre settimane, tutte le circoscrizioni coperte, tutte le Regioni (compresa la Valle D’Aosta dove le firme sono quasi 4000 su 100.000 abitanti, risultato incredibile). Ebbene, al boom di firme ha fatto immediato seguito un crollo della lista nei sondaggi: dal 7% si passati attorno al 4%. Ipsos di Pagnoncelli (che va su Ballarò ogni settimana…), in particolare, si “supera” e la da al 3.1%… Ben lontani dunque dalla soglia d’accesso e addirittura sotto al fantasmagorico Centro Sciolto di Monti (chi?) ed altri fantasmi che fino a due giorni fa era scomparso allo zero virgola è adesso è improvvisamente resuscitato come Lazzaro…
Ora, io non son dietrologo, mi piacerebbe però capire come si spiegano questi due fenomeni: o ci sono misteri statistici e cortocircuiti tra le firme “vere”, quelle raccolte in piazza, e i dati “presunti” (i sondaggi…) oppure… Oppure è scattata l’operazione “Voto Utile”, della serie #cosalivotateafarechenonpassanolosbarramento. Che i sondaggi sovrastimino o sottostimino grossolanamente non è una novità: basti pensare a quali erano le previsioni prima del voto alle politiche e a quelli che sono stati poi i dati reali (Grillo era sottostimato di “appena” un 7%.. inezie..). Ma chi si occupa di comunicazione sa perfettamente che il sondaggio serve anche a produrre un effetto indotto, è la “profezia che si autoavvera”: serve per tirare la volata creando l’effetto onda lunga o viceversa a deprimere un elettorato.
A questo punto non resta che lavorare sui territori, con un vantaggio in più: siamo talmente sottostimati che anche se prendiamo solo il 4,5% diventeremo per forza la “sorpresa” delle Europee… Tanto i sondaggisti se la cavano sempre: saranno tutti li in tv a dire che si sono sbagliati (ma guarda un po’…) mica perdono il lavoro, anzi… Più si sbaglia e più si sonda.

Paolo Soglia

Per far quello che dice Renzi è necessario che vinca Tsipras

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Siamo realisti: Io prendo 1.300 euro al mese. Mi chiedete se son contento di arrivare a 1.380? Naturalmente si, e che ciò sia strettamente connesso al fatto che Renzi ha un maledetto bisogno di far risultato alle europee non toglie nulla alla mia personale situazione. Tuttavia non vi sfuggirà una cosa: il cuneo fiscale l’aveva già tagliato Letta: una miseria, 15 euro al mese perchè diceva che non si poteva far di più non avendo i soldi. Ebbene, mi chiedo: i soldi che non aveva Letta dove li ha trovati Renzi? E’ questo il mistero: oltretutto Renzi promette anche la restituzione totale del debito della PA che sono una paccata di miliardi.
La BCE e l’allegra compagnia della Troika (non noi “disfattisti”) hanno subito fatto presente all’Italia che non ha un euro, anzi, chiedono ulteriori rientri.

Dunque io penso questo: giusto tagliare il cuneo ma non sufficiente perchè ci sono in Italia milioni di poveri e disoccupati a cui una detrazione fa un baffo visto che non prendono la busta paga. Serve pertanto sia quello che il reddito minimo garantito e per farlo bisogna sforare i paletti di Maastricht.
Serve dunque esattamente quello che chiede e vuole Tsipras: rimettere tutto in discussione a livello Europeo con una grande conferenza sul debito e la trasformazione della BCE in prestatore d’ultima istanza (come sono tutte le altre banche centrali) in modo da permettere agli stati di investire.
Altrimenti il giochetto dell’amico Renzi ha le gambe corte e appena arriva il bidello Olli Rehn tornano tutti in classe a fare i compiti con le orecchie basse .

Paolo Soglia