La notte delle sardine

Stavolta Salvini ha sbagliato strategia.
Si è presentato come il conquistatore dell’Emilia-Romagna, dichiarando esplicitamente che la sua conquista serve a far cadere il Governo e a conquistare il paese.
Ha scelto una controfigura come candidata, una che fa meno danni se sta zitta e che vive all’ombra del leader, senza alcuna autonomia di parola e di pensiero.
Salvini, ingolosito dai numeri e dai successi elettorali, ha quindi calato la maschera: è qui per conquistare.
Si presenta da “occupante”, facendosi pure scortare dalle truppe lombarde.
Non avendo letto quasi nulla siamo sicuri che non ha letto Sun Tzu, nè tantomeno è conoscitore della terra emiliana.
La sua smaccata volontà conquistatrice per il sol fine di mettere un’altra regione, straordinariamente simbolica, nel carniere dei vinti, sta producendo una spinta esattamente contraria.
Aumenta la partecipazione, attiva gli apatici, crea momenti di grandissima partecipazione autorganizzata, rafforza spiriti unitari solo poche settimane fa impensabili.
Tutte cose che l’asfittico partito di governo, il Pd, col suo apparato, non riesce più a fare da tempo immemore.
Salvini ha intenzione di stravincere.
E lo fa parlando di “Liberazione”, una parola delicatissima in questa terra, che mai avrebbe dovuto usare.
La Liberazione qui c’è già stata, ed è stata fatta a caro prezzo contro gente le cui idee sono diventate patrimonio integrante del repertorio del suo partito. Salvini ha trasformato la Lega da autonomista/secessionista in nazionalista e parafascista.
Evocare la Liberazione ha prodotto una spontanea reazione di ribellione che è identitaria e culturale prima ancora che politica e la piazza di ieri ne è il plastico esempio.
Quelli che erano li fisicamente, e le centinaia di migliaia che erano li col pensiero, non erano li per un’elezione, per Bonacini, il Pd o la coalizione del centrosinistra.
Erano li perchè non si sentono e non vogliono quella roba li, la Lega, il razzismo, l’odio servito a colazione, pranzo e cena.
Erano li per se stesse e per ritrovarsi con altri se stessi in una enorme manifestazione di popolo che diventa una presa di coscienza della propria forza.
Salvini ha sottovalutato tutto questo, pensando che la debolezza del Pd, la caccia al migrante e la speculazione su Bibbiano fossero sufficienti, ma sta sottovalutando la forza straordinaria e l’energia che si scatena quando ti trovi a difendere te stesso e la tua terra, le tue radici sociali e culturali.
Di fronte hai la calata leghista e tu sei la preda, il trofeo da esibire. Dietro non c’è più nulla, non c’è più terra, nè rifugio. Persa quella, perso tutto. È l’ultimo avamposto.
È questo l’errore di Salvini (che se avesse letto Sun Tzu non avrebbe mai fatto..): aver messo gli emiliani con le spalle al muro. Aver trasformato un’elezione in una occupazione.
Salvini, coscientemente o meno, ha voluto trasformare la battaglia d’Emilia nella sua personale Stalingrado.
E quindi avrà la sua Stalingrado: la piazza di Bologna diventerà simbolica ed evocativa in ogni città e in ogni paese d’Emilia e di Romagna, e la sardina ne sarà il simbolo.

Le iene, gli ignavi e gli utili idioti

iena
Il massimo risultato possibile per chi predica odio e semina intolleranza è vedere come la malapianta attecchisca con tanta rapidità. Salvini è arrivato a Bologna con lo scopo di attizzare un incendio e ha ottenuto esattamente quello che voleva.
Matteo Salvini è una iena e gli zingari sono una preda perfetta: in un momento di crisi durissima offrire in pasto a chi sta male dei capri espiatori, indicare a chi ha paura il nemico da colpire, comporta una rendita di posizione invidiabile.
Daltronde è uno schema utilizzato tante volte nella storia. L’ascesa del nazionalsocialismo si basava sugli stessi meccanismi: alla popolazione stremata dalla crisi economica si propose un nemico da odiare: “l’ebreo usuraio e speculatore”, origine e causa di tutti i mali che affliggevano il popolo tedesco.
Sappiamo come è andata a finire.
Detto che in un paese veramente democratico la provocazione della Lega sarebbe stata proibita per istigazione all’odio razziale da chi ha l’autorità e la responsabilità di farlo,
detto che il leader della lega andrebbe indagato per aver deliberatamente investito alcuni manifestanti, va detto anche dell’altro.

C’è gente altrettanto misera d’intelletto che pensa di opporsi a questi disegni politici molto ben collaudati con quattro schiaffoni dati a caso. Essi confondono la forza con le esibizioni muscolari e barattano la determinazione nella difesa di un principio con l’ebbrezza di un gesto violento.
Questa mancanza totale di elaborazione politica, ma anche di semplice discernimento, lungi dal contrastarlo porta inevitabilmente ad alimentare il fenomeno che si intende condannare.
Non solo: la mera violenza, unita alla stupidità, rappresenta una miscela pericolosissima.
Qualcuno ora si batte il petto per aver “scacciato il leghista”, ma Salvini porta a casa quello che cercava: biada per gli ignavi a cui offrire qualcuno da odiare, tutta pubblicità elettorale da incassare in termini di voti nelle urne. Il suo disegno è infatti molto semplice: diventare il Le Pen italiano traghettando l’usurato leghismo bossiano in un nuovo movimento di estrema destra che assorba anche le galassie neofasciste che gli gravitano attorno. E il disegno sembra funzionare benissimo.

L’operazione bolognese è stata ben preparata e ovviamente qualcuno ha abboccato. Salvini prima si è messo in mostra facendosi vedere solo soletto nei pressi del campo Sinti, poi ha travolto con la macchina un paio di manifestanti beccandosi qualche sassata. Subito dopo si è concesso ai microfoni dei cronisti lamentandosi dell’aggressione subita e chiedendo la “solidarietà delle Istituzioni”. Ha fieramente rivendicato il tentativo di “investire i balordi” e infine ha insultato sui social “i bastardi” che gli hanno rovinato la macchina. Tutto perfetto: i sondaggi lo premiano e lui gongola…
Alla fine a farne le spese, come spesso accade, è stato un bersaglio preso a caso: un povero cronista, braccato e pestato per il semplice fatto di lavorare al Resto del Carlino.
Stavolta, perlomeno, ho sentito anche voci che certo non possono essere annoverate tra i “nemici dei centri sociali” non solo prendere nettamente le distanze, ma parlare espressamente di atti sbagliati, controproducenti, che di fatto emulano quella stessa mentalità squadrista che si vorrebbe contrastare.
Ovviamente gli immancabili “avvocati difensori” di ogni cazzata rivendicano che a fare opposizione alle scorribande razziste e fasciste ci siano in campo ormai solo i centri sociali, mentre i “parolai” se ne stanno a casa. La qual cosa spesso è anche vera, ma è un teorema che potrebbe pure essere ribaltato: c’è gente che a forza di autoproclamarsi l’unico e solo rappresentante dell’antifascismo militante a suon di schiaffoni ha creato un gran vuoto attorno a sè, e i risultati politici si vedono tutti…

D’ora in poi, comunque, è bene che ognuno si prenda le proprie responsabilità: sia chi va in piazza, sia chi non ci va. Senza silenzi e senza sconti.
La deriva xenofoba e neo fascista che avanza non è più strisciante: è alla luce del sole e mira a generare anche in Italia un’Alba Dorata.
Questo disegno può essere contrastato solo con la più ampia partecipazione popolare possibile, a cominciare da quella delle associazioni, dei sindacati e dei partiti che formalmente si richiamano ai valori costituzionali ma che ormai sembrano slegati da ogni contesto sociale: semplici macchine elettorali al servizio del leader di turno, macchine da “accendere” solo quando in ballo c’è un’elezione e dei seggi da conquistare.
La situazione dunque è molto seria, complessa, e riguarda tutti: troppo seria per lasciare che a occupare la scena siano solo le iene, gli ignavi o gli utili idioti.

Paolo Soglia