A 24 ore della strage di Charlie: i punti ancora poco chiari

charlie-hebdo-spari
Questo post sarà probabilmente obsoleto nel giro di alcune ore o di pochi giorni, al momento però possiamo evidenziare diversi interrogativi rispetto alla strage di Parigi.
Ecco i punti che a me paiono degni d’attenzione:

1) Il commando era militarmente preparato, composto da gente che aveva dimestichezza con lo scontro a fuoco e abituato a uccidere con precisione. Utilizzavano armi automatiche, agivano con calma sparando prevalentemente a colpo singolo (e non a raffica): questo denota esperienza nell’amministrazione dell’arma e delle munizioni. Molto meno efficiente la preparazione logistica: l’indirizzo sbagliato (a fronte del fatto di conoscere benissimo però gli obiettivi citandoli per nome e cognome), la scarpa persa e poi recuperata… Tutti dettagli che invece denotano una certa improvvisazione.
2) Il ritrovamento nella macchina rubata di una carta d’identità ha dell’incredibile: a che serve portarsi dietro un documento autentico quando si va a compiere una strage? Tanto vale agire a volto scoperto. Dunque è ipotizzabile che siano stati i servizi francesi a aggiungere questo particolare per avvalorare l’identificazione. Premesso che a mio avviso non esiste alcun elemento che metta in discussione la matrice degli attentatori (ex combattenti dello stato islamico), questo particolare (molto strano) può essere spiegato solo per ragioni interne: dimostrare un rapidissima reazione delle forze di sicurezza per rassicurare un’opinione pubblica choccata dalla strage.
3) l’identificazione viene diffusa prestissimo, attorno alle 21.30. Il fatto che sia stata resa pubblica rientra nel ragionamento precedente: risponde a un bisogno di comunicazione e rassicurazione e non a una necessità operativa d’indagine e contrasto, anzi… Perchè informare gli attentatori che sono già stati identificati? A che pro?
4) Il terzo identificato, il ragazzo che non spara ma guida l’auto, si consegna stamattina spontaneamente e pare che abbia un alibi confermato anche dalle forze di polizia: era a scuola. Dunque anche qui qualcosa non quadra…
5) Capitolo armi: anche se i terroristi sono reduci dell’esercito del Califfato certo non possono rientrare in Francia portandosi dietro i Kalashnikov… Dunque anche la tesi della mini cellula totalmente autonoma per me, al momento,  non è sostenibile. I Kalashnikov (e le munizioni) non li trovi dal fornaio. Gli attentatori devono essere quantomeno collegati a una forma di organizzazione che gestisce il rifornimento di armi da guerra, munizionamento ed eventualmente esplosivi. Al momento dunque non si può parlare di “cani sciolti”.
6) L’ultimo punto riguarda la totale debacle dei servizi di sicurezza francesi (che non sono proprio gli ultimi arrivati). La sede del giornale, pur avendo già subito attentati, non era protetta se non con un modesto piantonamento da parte di normali agenti di polizia (che infatti sono stati facilmente annientati). Eppure come non poteva non esser considerato un obiettivo sensibile?
E ancora: non solo non era protetto il sito, ma evidentemente non era predisposto neanche un servizio di intervento rapido: la sparatoria dura a lungo ma i primi a intervenire dopo diversi minuti sono normali agenti di polizia, non forze speciali antiterrorismo.

Paolo Soglia