Il giorno degli sciacalli

sciacalli
Oggi è il giorno degli sciacalli.
Il giorno in cui tutto l’immondezzaio idrofobo e fasciorazzista europeo, in primis Salvini e i fascio-leghisti italiani, assieme ai fronti nazionali lepennisti, alle albe dorate e ai neonazisti dell’est europa urlano e fanno la voce grossa.
Tutti seduti attorno ai cadaveri mutilati di Bataclan, ognuno di loro con un brandello di carne in bocca.
Il loro odio portato indistintamente verso la popolazione migrante che, ricordiamolo sempre, del terrore dell’Isis e delle guerre egemoniche scatenate da tutte le potenze  in quell’area è la prima vittima, servirà solo a inasprire ancora di più il conflitto. Anzi: con la loro propaganda che attacca indistintamente ogni persona che parla arabo o ha la pelle più scura della nostra, essi diventano, in effetti, volenti o nolenti, i complici nonchè i migliori alleati inconsapevoli dei nazislamisti del Califfato: una sorta di centro di reclutamento irresponsabile .
Infatti, più spingeranno perchè l’Europa aumenti la discriminazione interna ed esterna tra le popolazioni, più nasceranno in Europa nuovi giovanissimi martiri pronti a fucilare a sangue freddo, a sgozzare davanti alle telecamere e a farsi saltare in aria.
E dall’altro lato, l’operazione politica scellerata di far coincidere il sedicente Califfato con tutto il mondo musulmano, di fatto incorona e mette sul piedistallo questo agglomerato di tagliagole, spietati e ideologizzati, ponendoli – idealmente – a capo di un miliardo di persone.
E questo, quando si combatte una guerra, è peggio di un crimine: è un errore..

Ebbene, quello che è ormai ovvio a tutti è che la battaglia che dobbiamo combattere è su più fronti e quello militare, paradossalmente, non è quello più insidioso.
L’Isis si espande sfruttando tutte le divergenze politiche tra le potenze dell’area: non vi è alcuna Coalizione Internazionale che realmente lo combatta, tutti fanno un doppio o triplo gioco sfruttando la presenza dei nazislamisti sul terreno per fare i propri interessi e aumentare le proprie aree di influenza. Alcuni addirittura, siano gli Stati del Golfo o la Turchia, li proteggono e finanziano sottobanco.
Se (e dico se) intendi davvero spazzar via gli uomini neri dalla Siria e dall’Iraq è evidente che devi anche avere un accordo politico saldo, a livello mondiale, su quello che accade sul terreno un minuto dopo. L’esempio libico e le “valorose coalizioni di bombardieri” messe in piedi per scacciare Gheddafi e spartirsi il bottino sono il plastico esempio del contrario: tutta manna dal cielo, tutti nuovi territori regalati al Califfato.

Chi come tanti di noi in questo momento è triste e disperato per quello che è successo ieri a Parigi, è al tempo stesso pieno di rabbia. Certo.
Perchè colpendo Parigi non si colpisce solo il paese che ha deciso di bombardare recentemente la Siria, come ritorsione. Certo, anche quello.
Ma la nostra rabbia parte da motivi esattamente opposti a quelli che animano i Salvini e i fascisti europei, la nostra rabbia è per l’attacco sanguinoso ai principi fondanti sanciti con la Rivoluzione del 1789, quelli che non solo gli uomini del Califfato odiano ma anche le estreme destre europee ogni giorno negano o vilipendono.
Con l’attacco a Parigi si vuole colpire – soprattutto – il paese e il popolo che affermò i principi fondanti dell’era moderna: il Paese che con la sua Rivoluzione ha portato il mondo fuori dal medio evo inaugurando una nuova era, proclamata in tre parole:  “Liberté, Égalité, Fraternité”.

Libertà, con la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789), che significa anche proclamare la laicità dello Stato e il primato della Ragione in opposizione all’oscurantismo e alla prevaricazione della Religione.
Eguaglianza, poichè tutti gli uomini nascono eguali ed eguale deve essere la Legge, per tutti, indipendentemente dalla condizione sociale, ponendo così fine al dominio autoritario della nobiltà e del clero.
Fratellanza, che esprime il senso della statura morale di chi si eleva dalla barbarie: “non fare ad altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi”.
E dunque pure ora, in un momento di grande rabbia, nessuno deve cedere alla barbarie.

Che fare allora concretamente? Bisogna riconquistare cuori e menti a questi principi, non lasciandoli sbiadire e dimenticare, o peggio farli diventare orpelli per monumenti o frasi fatte da metter sulle banconote, ma bisogna lottare ancora per essi, inverandoli.
Dunque, nè cristiani nè ebrei nè musulmani, ma tutti laici per affermare la Laicità dello Stato. Non più chiusure identitarie, più sofferenze e discriminazioni, ma molta più accoglienza e solidarietà. Non più razzismo ed esclusione sociale ma più scuole pubbliche e più cultura.
E infine, e soprattutto: bisogna combattere senza quartiere l’egoismo economico, l’avidità speculativa senza scrupoli, l’accumulazione per i pochi e l’austerità imposta ai tanti, tutte cose che oltre a produrre povertà sono il perfetto brodo di coltura per ogni ideologia totalitaria.
Perchè puoi bombardare il Califfato e uccidere tutti i jihadisti nazislamisti che incontri, puoi combattere a Kobane e riconquistarla come fanno i valorosi combattenti Curdi, ma se non riconquisti i cuori e le menti sarà tutto inutile perchè per ogni militante ucciso ne nasceranno altri cento, pronti a muovere in guerra, sia in Medio Oriente che in ogni città d’Europa, con tutta la crudeltà e la determinazione di cui sono capaci quelli che hanno nulla o poco da perdere.

Paolo Soglia

 

 

I controcomplottisti (e i ragionevoli dubbi..)

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I tragici fatti parigini hanno fatto emergere sui social una nuova tendenza: il controcomplottismo.
Si tratta di persone, la maggior parte in buona fede, che evidentemente nauseata dalla marea di teorie del complotto che investe ogni singolo fatto (dal gol in fuorigioco all’attentato alle torri), hanno assunto un atteggiamento di rifiuto anche di ogni possibile dubbio.
Il complottista infatti, pur non avendo alcuna fonte diretta o reale esperienza dei fatti, piega ogni accadimento alla sua logica ascrivendo la responsabilità non ai presunti responsabili ufficiali ma a un soggetto terzo che segretamente tira le fila di tutto: la CIA, la Massoneria, i Rettiliani, etc. etc.
Il complottista ha fatto molti danni, anche perchè i più sofisticati riescono abilmente a mischiare fatti certi, teorie verosimili e conclusioni azzardate e non sempre sono riconoscibili a prima vista. Inoltre il complottismo è un business editoriale notevolissimo e quindi, per alimentare il mercato, servono sempre nuove teorie e nuove clamorose rivelazioni.

Evidentemente, per reazione, adesso sta prendendo piede la figura del “controcomplottista”. Esso si distingue per avere un atteggiamento di accettazione incondizionata delle apparenze o delle fonti ufficiali rilanciate dai media mainstream. Guarda con sospetto non tanto i complottisti, ma chiunque possa sollevare dubbi o porsi interrogativi sulle notizie fornite dalle fonti governative o istituzionali su un determinato fatto.
Porsi un legittimo dubbio, verificare e confrontare le fonti, acquisire fonti non ufficiali (testimonianze dirette, documenti non ufficiali, gole profonde al’interno dei servizi, etc etc) dovrebbe essere il pane quotidiano di ogni giornalista serio.
Ma il giornalismo serio costa, e spesso non è ben visto da chi Governa nè da chi i media li finanzia.
Eccoci dunque stretti nella morsa tra le “versioni ufficiali” (per alcuni incontestabili) ripetuta a pappagallo da giornalisti-oche e diffusa incessantemente dai media mainstream e il “giornalismo fai da te”, che poi non è giornalismo ma chiacchiericcio fatto solo per sentito dire, che vive di commenti su quanto diffuso dalle fonti ufficiali. Si sente fortemente la mancanza dell’elemento terzo, il giornalista d’inchiesta che lavora professionalmente per appurare la realtà dei fatti (anche come free lance, col suo blog in modo indipendente).
Ma purtroppo il giornalismo serio non lo paga più nessuno, quindi… bisogna accontentarsi.

Concludo questa mia breve analisi ponendomi solo alcuni “ragionevoli dubbi” sui recenti fatti francesi, così come ricostruiti e diffusi dalle fonti ufficiali:

1) “il terzo uomo”
A poche ore dal’eccidio di Charlie Hebdo prima ancora di svelarne le identità viene diffusa la notizia che gli attentatori sono tre, i due che sparano e un autista. Ma di questo presunto “autista” non c’è mai traccia. La cosa singolare è che abbiamo perfino una ripresa filmata con i terroristi che giustiziano il poliziotto e poi salgono dalle portiere anteriori dell’auto e se ne vanno indisturbati, senza alcun autista (a meno che non lo tenessero nel baule). Ciò nonostante la versione regge ancora e finora non è stata corretta nè smentita. Si è addirittura costituito un ragazzino indicato come “l’autista” (che per fortuna sua aveva un alibi), ma su questo autista fantasma non si è ancora fatta chiarezza.

2) Amedy Coulibaly
Pochi minuti dopo la strage, a causa di un banale incidente d’auto Amedy Coulibaly viene fermato in mezzo al traffico di Parigi: lui spara subito con un fucile automatico ferendo un agente e uccidendo una vigilessa. La notizia del fucile automatico viene prima diffusa poi ritrattata. La versione ufficiale tende a ridimensionare il fatto, si parla di “un episodio che non ha nulla a che fare con la strage di Charlie”. E’ una versione evidentemente falsa, costruita probabilmente per evitare che si diffonda il panico nel timore di attacchi concentrici, e diffusa per l’incapacità delle istituzioni, in quel momento, di capire cosa stia effettivamente succedendo e come porvi rimedio. Sta di fatto che di lì a poco Coulibaly prenderà in ostaggio un intero supermercato… Nessuno comunque ha ancora dato conto di quella falsa informazione diffusa dopo l’omicidio della vigilessa.

3) la donna fantasma
Assieme ad Amedy Coulibaly è sempre chiamata in causa la sua fidanzata, Hayat Boumeddiene . Se ne parla fin dall’inizio e viene data per certa la sua presenza a fianco di Coulibay all’interno del supermercato. Dopo il blitz, quando Coulibay è già morto e gli ostaggi superstiti vengono liberati, ci viene detto che la Boumeddiene “è riuscita a fuggire confondendosi con gli ostaggi”. Questo mette a dura prova le nostre capacità di comprensione: la zona è circondata da centinaia di poliziotti e completamente isolata. Da banale procedura in vigore in ogni polizia del mondo gli ostaggi liberati devono essere trattenuti e interrogati (non è che prendono il taxi e vanno a casa…) . Dunque che fine ha fatto la Boumeddiene? Era veramente nel supermercato? Mistero.

4) La morte dei fratelli Kouachi
Questo è un aspetto che probabilmente non verrà mai svelato perchè oltre alle forze speciali non vi sono altri testimoni (a meno che “l’uomo dello scatolone” non abbia visto qualcosa). La versione ufficiale è che i Kouachi si lanciano fuori dalla tipografia sparando all’impazzata e vengono abbattuti. Precedentemente fonti del Ministero dell’Interno avevano spiegato che si sarebbe cercato di catturarli vivi. Ebbene: secondo la versione ufficiale i Kouachi non avevano ostaggi (ce ne sarebbe stato uno all’interno, ma a loro insaputa,,,). Dunque era la condizione ideale per prenderli vivi, non dovendo agire sotto la pressione della liberazione degli ostaggi. Invece i Kouachi escono sparando e vengono falciati, come nel far west… Perchè? Utilizzando gas, bombe detonanti stordenti e cecchini addestrati a colpire i punti non vitali ci si poteva provare… La domanda è: ci hanno provato? Ah saperlo…

Paolo Soglia

ps
Questo cari controcomplottisti non ha nulla a che vedere col complottismo: si chiama accertamento della verità dei fatti…