La mesta fine di quella che fu una grande radio

Alè. Nel silenzio si son “venduti” una frequenza…
Fa una certa impressione leggere il laconico comunicato degli attuali responsabili di RCdC, che nel silenzio generale hanno “venduto” (pardon, scambiato..) una delle due frequenze da cui si può ascoltare la radio in città.
Tutto lecito intendiamoci, è roba loro..
Ma c’è un tono farsescamente da ventennio in quel comunicato in cui si informa che sui 94.7 Mhz ora si ascolta RDS. E che si conclude così: “Non è una ritirata, ma un passo indietro per compiere un balzo in avanti.”
Mussolini che amava i proclami tronfi e vanagloriosi faceva scrivere sui muri: “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi !”.
E fu preso in parola, anche perchè ormai fuggendo era arrivato al Brennero.

Tornando a noi: fa una certa impressione questa dismissione nel silenzio assoluto, perchè quella era una frequenza storica che fece molto discutere: era dell’Arci che trasmetteva col nome di “Oasi Radio” negli anni ottanta/novanta. Poi L’Arci la diede in gestione a un gruppo di giovani che fondò “Radio Fujiko”.
Nel 2003/2004 la radio era sommersa di debiti e l’Arci voleva vendere la frequenza a Radio Gamma che ne deteneva una prelazione. Come editori di Radio Città del Capo, all’epoca, riuscimmo a convincere l’Arci a non vendere a una radio commerciale ma a fondersi con noi in cambio del ripiano di tutti i debiti.
Ci furono anche delle tensioni, perchè il gruppo che gestiva la radio si sentì tradito: volarono comunicati, accuse pubbliche e articoli di giornali.
Altri tempi: c’era una passione forte che animava i progetti radiofonici e di comunicazione.
Una passione che ora non c’è più, tant’è che una radio dalla storia importante come Radio Città del Capo, da quando la proprietà è passata di mano nel 2012 a una grossa coop multiservizi ha cominciato a languire e poi a spegnersi:
Prima sono stati abbandonati gli abbonati e i soci sovventori che sostenevano l’emittente, ritenuti ormai inutili. Poi è iniziato l’isolamento e la diaspora delle voci più importanti.
Ora quella radio non si sa più cosa sia: assorbita da una srl che asserisce di voler fare “un network”, ma che sembra più appassionata a collezionare e scambiare frequenze che non a produrre contenuti.
Certamente RCdC, quella vera, non il moribondo involucro che ne porta il nome, non c’è più da tempo, come spiega benissimo il video che i fuoriusciti di quella esperienza produssero e diffusero per lasciare testimonianza di come erano andate le cose.
E certamente, oggi, della radio non importa più nulla a nessuno…
Per quei pochi che fossero interessati allego il comunicato inviato l’altro giorno dall’Associazione Humus.
Paolo Soglia

 

Ciao a tutt*, 
Negli ultimi due anni, attraverso le proposte che avevamo raccolto sotto il nome RCDCViva, da cui è poi nata l’Associazione Humus, abbiamo condiviso una serie di informazioni di chi, partecipando con ruoli, competenze e tempi diversi alla trentennale esperienza di Radio Città del Capo era e probabilmente è ancora a parlare e conoscere l’evolversi dei fatti di questa emittente che abbiamo contribuito a creare, e cui eravamo incredibilmente attaccati, crediamo che si possa in questo momento parlare di:
Radio Città del Capo (pen)ultimo atto.
Con una stringata nota sul sito di RCdC si legge che hanno venduto una frequenza, il 94.700, pertanto la radio a Bologna si sente ora solo sui 96.250.
Particolarmente laconica la spiegazione: un cambio per prendere una frequenza su Firenze. Purtroppo non si dice cosa abbiano preso nella città toscana, su quale frequenza trasmettano e – soprattutto – se mandino i programmi di Radio Città del Capo.
C’è da dubitarne visto che non si capisce perché a Firenze interessi ascoltare una radio che parla di Bologna.
Ma il punto è un altro: si sta puntualmente avverando quello che il gruppo “RCdCViva”, aveva previsto – e pubblicamente denunciato – già due anni fa: la dismissione dell’esperienza radiofonica di Radio Città del Capo.
Un declino cominciato nel 2012 col cambio di proprietà (Voli/OpenGroup /Netlit): prima sono state espulse, o indotte ad andarsene, tutte le voci storiche e importanti della radio. E adesso inizia il processo di dismissione del patrimonio.
Tutto (tristemente) previsto e raccontato nel monologo “Requiem per Laradio” messo in scena in occasione del trentennale della storica emittente cittadina.
Parafrasando il comunicato di RCdC, che si giustifica dicendo  testualmente che “Non è una ritirata, ma un passo indietro per compiere un balzo in avanti”, si potrebbe aggiungere che sì, in effetti è un balzo in avanti: verso il baratro.
Nel più completo silenzio dell’informazione cittadina e in piena estate – quando da sempre, si sa, l’attenzione rispetto a certi temi è più bassa – viene ceduta una frequenza a una nota emittente nazionale commerciale: RDS.
Tutto lecito naturalmente, ma ancora una volta ci permettiamo di far notare come sia stato disperso e svilito un patrimonio culturale, sociale e politico. E di come mancherà una frequenza a voci e temi che a Bologna sono stati da sempre i protagonisti di una vivace dialettica che si riverberava anche su territorio nazionale. 
Ci è sembrato ancora una volta tristemente strano che questa straordinaria esperienza si stia dissolvendo nella più totale indifferenza, attraverso il lavoro di smantellamento di maldestri liquidatori.

Piero Santi

Ballotta In Radio
Tanti e tanti anni fa una volta incontrai l’attrice Piera Degli Esposti che mi disse: “Mi ha intervistato la tua radio, una persona bravissima, veramente molto competente”.
Mi riempii di orgoglio: noi avevamo Piero Santi.
La quantità di artisti che Piero conosceva e contattava personalmente, che quando venivano a Bologna non potevano non venire in studio a RCdC per farsi intervistare da Piero era impressionante
E altrettanto mi impressionava constatare come molti di questi artisti, spesso formidabili ma altamente egotici, vedessero subito in Piero qualcosa di  speciale.
Passare dai suoi microfoni non era una semplice comparsata: lo stimavano.

Non era una persona facile Piero: lingua tagliente e a volte bizzoso perchè anche lui era un artista. Ma era il regista conduttore professionalmente migliore che abbiamo mai avuto.
A me però piace anche ricordarmelo quando cazzeggiava. Era uno spettacolo meraviglioso vedere quando intervistava al telefono qualche personaggio minore che se la tirava un po’ troppo: a voi fuori arrivava un audio impeccabile e professionale, ma noi da dentro vedevamo le facce che faceva Piero e come lo prendeva silenziosamente per i fondelli gesticolando e ridendosela da solo, da attore consumato.
Uno spettacolo, da scompisciarsi…

Piero per me che facevo informazione era anche una spalla eccezionale.
non è mai facile andare in onda in due: questioni di chimica, di tempi, di intesa.
Ebbene con Piero era un piacere, l’intesa era perfetta, i tempi giusti: sembrava che fare la radio fosse sempre la cosa più facile del mondo.
Tra collegamenti che saltavano, Ansa da leggere, dirette impazzite da manifestazioni tumultuose, collegamenti con Popolare Network: con Piero Santi al tuo fianco eri al sicuro.

Quando nel ’92 cominciai a fare radio ero un pivellino che aveva paura del microfono: poi col tempo imparai e diventai pure Presidente della radio e Direttore dell’informazione.
Piero Santi invece era già lì, era li da prima di tutti noi e noi eravamo abituati al fatto che sarebbe rimasto li per sempre.
E così voglio che sia: Piero è li, al microfono, è li che sta per chiamare al telefono il suo ospite, è lì che sente in preascolto il disco Humus della settimana.

Per sempre.