Chi governa a Bologna? Il nuovo protagonismo della Procura della Repubblica

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La Procura indaga il Sindaco perchè riattacca l’acqua alle case occupate (e manda un segnale politico).
La Procura lamenta che con la chiusura dei CIE viene meno la sicurezza (e manda un segnale politico).
La Procura dispensa divieti di dimora ad attivisti politici – provvedimenti ad personam (o contra personam) – che impongono il confino coatto a persone ritenute pericolose (e manda un segnale politico).
Contestualmente il nuovo Questore, insediandosi, aveva assicurato voler metter mano come prima cosa al problema degli “antagonisti” e delle occupazioni abusive (speriamo che in agenda gli sia rimasto anche un po’ di tempo per mafia, n’drangheta, camorra, sicurezza dei cittadini, etc. etc.)

Mettendo insieme tutti questi episodi recenti e meno recenti scaturisce un quadro che delinea un nuovo equilibrio in città: tramontato definitivamente, e da tempo, il primato della politica affermatosi nel dopoguerra con l’egemonia politica, sociale e culturale incarnata dal Partito Comunista, si è ormai sfilacciata completamente anche la città dei poteri misti e consociativi (partiti, sindacati, associazioni imprenditoriali, professionali, Fondazioni bancarie, notabilato, massoneria, etc etc).
Dunque anche la gestione “corporativa” della città è andata in crisi: i “tavoli” in cui si attovagliavano amministratori, commercianti, artigiani e cooperative, sindacati vari, e tanti altri per “trovare la quadra”, anche in una logica di distribuzione delle risorse, sono solo un lontano ricordo. I soggetti esistono ancora  – ovviamente – così come la società che gli sta intorno, ma non sono più “egemonizzabili” dalla politica.
Essi si  ritrovano spesso in situazione conflittuale, l’un contro l’altro armati. La politica stessa, e i partiti, altro non sono, spesso, che semplici cordate di gruppi o di singoli uniti più da un senso di sopravvivenza che non di trasformazione, dunque si naviga a vista.
Anche la Curia Bolognese, da sempre tra le più reazionarie e conservatrici, ma assai radicata nei meccanismi di potere cittadino, appare in affanno nel tentativo di ricoprire un ruolo guida, poichè è sempre più stridente la distanza che la separa, politicamente e culturalmente, dal nuovo pontificato di Francesco.

Le recenti mazzate riservate ai rappresentanti eletti della “politica rappresentativa”, in ragione delle note degenerazioni corruttive (dal caso Delbono alle recenti indagini sulle spese pazze in Regione, fino alla paradossale vicenda Errani, rinviato a giudizio e poi assolto, ma intanto indotto a dimettersi), a cui si aggiungono quelle legate a inchieste di svariata natura che hanno investito il tessuto economico (cooperativo e non) di riferimento, hanno prodotto un vuoto politico in cui si è incuneata sempre più decisamente la Procura di Bologna che ormai, neanche tanto nascostamente, si candida ad essere non solo il luogo dell’esercizio di un potere conferitogli dalla Repubblica, ma anche il punto di riferimento “morale e politico” della città.

Nella gestione del Potere, il vuoto non esiste. Ecco dunque che la città orfana dei suoi modelli consolidati viene sempre più “guidata” e anche “moralmente indirizzata” dalla Procura della Repubblica, un posto in cui non mancano personalità forti che tendono ad assumere ruoli guida.
Il Pm Valter Giovannini, per esempio, non passa giorno senza interloquire con tutti (o quasi) i giornali cittadini, soppesando ogni frase detta o non detta, ogni scritto, commentandolo e alla bisogna criticandolo.
E’ normale per un PM una tale attenzione e presenza nel mondo dei media? Non si corre il rischio di un eccessivo condizionamento su un altro “potere” (il quarto) che per vocazione (almeno illusoria e tendenziale) dovrebbe tenersi a una certa distanza dai primi tre? Il presenzialismo mediatico dei nostri PM, a prima vista, appare più consono all’esercizio di una funzione politica che non giudiziaria, ma ormai i ruoli tendono a confondersi.

Non appare dunque un caso che alle reazioni suscitate dalla decisione di imporre il divieto di dimora a Gianmarco De Pieri, e alla successiva conferenza stampa indetta al TPO, abbia risposto a spron battuto la Procura presentandosi con i Pm Serpi e Giovannini a difendere il provvedimento.
Così come appare significativo il silenzio tombale del partito di maggioranza relativa (con l’eccezione di singole personalità), erede di quella lontana “egemonia”, sia sul caso in questione che sul nuovo ruolo che sta assumendo la Procura della Repubblica.
Viene da pensare che i fantasmi del recente passato pesino come macigni e inducano molti esponenti politici, già deboli in sè, a chiudersi nel silenzio o, al limite, a esercitarsi meramente nella sperticata lode e difesa aprioristica dei Pm, anche quando sarebbe meglio invece riflettere (vedi le critiche feroci arrivate da esponenti locali del suo stesso partito al senatore Pd Luigi Manconi, “reo” di aver chiesto lumi e relazioni dettagliate sulle azioni poste in atto dal Pm Giovannini in merito a un recente caso di cronaca giudiziaria sfociato nel suicidio dell’indagata).

La Procura dal canto suo ribadisce in ogni dove e con ogni mezzo di esercitare solo il legittimo potere conferitogli e che le sue azioni non tendono a colpire (usiamo le stesse parole) le «manifestazioni del pensiero ed espressioni del dissenso sociale-politico, che in quanto tali questa Procura della Repubblica non ha mai voluto né intende perseguire».

C’è da sperare che sia così, ma il dubbio è legittimo in quanto il nuovo ruolo che la magistratura sta svolgendo in città, al di là del giudizio sui singoli provvedimenti, la porta inevitabilmente a scendere anche sul terreno dell’interpretazione politica della società. Questo è un fatto in sè, e per quanto i Pm lo neghino è ormai incontestabile che stia accadendo.
Pertanto d’ora in avanti chiunque voglia far politica, o agire a livello organizzato in quelle aree di disagio sociale sempre a cavallo tra la denuncia testimoniale e l’azione diretta, in cui il confine tra “legalità” e “illegalità” è assai labile, non potrà più contare, come in passato, sulla “mediazione” e “sull’interpretazione” fatta in sede politica di ogni manifestazione o contestazione, ma dovrà considerare che questa funzione se la sta assumendo in toto la Procura, ed è impossibile – nel bene o nel male – non tenerne conto.

Paolo Soglia