Anche Umberto Eco si è fuso

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Entrai al DAMS nell’82 ma non facevo nulla: non frequentavo, non studiavo e passavo le notti in giro per Bologna. Dopo due anni di sto andazzo se ne accorse anche l’Esercito Italiano che mi chiamò a servire la patria. Bersagliere atleta imboscato al centro sportivo dell’esercito (alla Caserma Masini dove ora c’è Labas).
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Finito il servizio militare non avevo alcuna idea nè progetto: superfluo come me non c’era alcun altro al mondo.
Così mi dissi: e andiamo a vedere sto DAMS…
Appena tornato cominciai ovviamente a far politica ed entrai nel collettivo “Damsterdamned”. Mi piaceva il clima di quel collettivo: lontano anni luce dai “Collettivi Comunisti Autonomi” tutti muscoli, mazzate, ideologie spicciole e ovviamente residuali.
Lì incontrai anche Umberto Eco che al DAMS era un personaggio mitologico e che inevitabilmente divenne l’oggetto della nostra dissacrazione/ammirazione.
Avevamo messo la sede del collettivo nel suo ufficio, occupandoglielo, ma lui non se ne doleva… anzi. Continuava a tener lezione come se nulla fosse.
Appena entravi nella sede/ufficio al piano terra di via Guerrazzi trovavi un enorme rullo di carta tirato con la fotocopiatrice che come un murales avvolgeva la parete e che ho riprodotto qui sopra. C’era scritto: “Anche Umberto Eco si è fuso”.
A marzo 1986 occupammo il DAMS di via Guerrazzi per “riprenderci in mano i saperi”: una rivoluzione copernicana rispetto alle occupazioni degli Autonomi che spadroneggiavano nei collettivi a quei tempi: nessun indottrinamento “comunista” ma accesso ai mezzi di produzione (delle comunicazioni di massa) e distribuzione degli stessi agli studenti per l’autoproduzione.
Il primo giorno di occupazione mentre presidiavo la bidelleria di via Guerrazzi, arriva nel bel mezzo del casino un signore tedesco, spaesato come quello citato da Dalla, che mi fa: “E’ qui Umberto Eco? Sono un editore di Berlino e volevamo discutere con lui un contratto di edizione…”. Io gli dissi che avremmo provato a contattarlo…
Tutto questo colloquio avveniva nel DAMS appena occupato, dentro a una bidelleria piena di studenti (alcuni dei quali punk) e mi ricordo distintamente che girovagavano anche personaggi improbabili come Angelo (sono un povero) e Cristiano Ravarino, il quale a un certo punto brancò il tedesco, cominciò a fare telefonate internazionali dal telefono della bidelleria (millantando di rintracciare il Professore) e poi si allontanò portandosi via il pover’uomo. Il tedesco non non lo rividi più…
DSCN2067Ma Eco si, anche perchè era sempre il grande protagonista nel nostro immaginario: fosse la critica all’organizzazione dei mezzi di comunicazione di massa, fosse l’invito a una festa da degenerati da fare in sede, la sua effige compariva sempre come un marchio di garanzia…
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Era un clima talmente stimolante quello dell’Università rispetto al vuoto edonismo bolognese vitellonante che avevo vissuto nei primi miei anni post liceo che mi indusse alla fine anche a leggerlo Umberto Eco.
E a studiarlo.
E ad apprezzarlo..
Paolo Soglia

eco analfabetaUmberto Eco, interessatissimo, mentre legge la nostra pallosissima rivista nazionale dei collettivi universitari “Analfabeta”

eco analfabeta 1Lezione di Eco (da noi “duramente contestato” nel pezzo…)

 

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