Elezioni comunali a Bologna 2021, alcune riflessioni

Poche sorprese alle Comunali: Lepore stravince come previsto e Battistini fatica ad arrivare al 30%.
Qualcosa in più dice l’affluenza, scarsissima, che supera di appena un punto la soglia “vitale” del 50%, e qualche curiosità c’è nei voti di lista.
Complessivamente, a parità di risultato percentuale, tutti perdono voti rispetto al 2016 per effetto della minore affluenza: il Pd ha 6500 voti in meno pur aumentando di un punto in percentuale (da 35,46 a 36,5%), Coalizione Civica che bissa (con un 0.2 in più) il risultato del 2016 ha 1.300 voti in meno, ma questo è fisiologico per tutti i partiti: meno partecipazione, meno voti assoluti.
Si può rilevare però che Lepore aveva una sua lista personale (che prima non c’era), che si piazza al 6,35% con 9.300 voti, quindi il risultato complessivo dell’area Pd, trascinato dal candidato, è comunque in aumento .
Non ascrivo a quell’area la lista contiana col suo 5.72 % perchè potrebbe aver drenato anche un voto moderato di centro, non necessariamente leporiano pro Pd, come era già emerso alle primarie.

Veniamo a Coalizione Civica, che ha dati interessanti dal punto di vista statistico e territoriale. Innanzitutto si conferma molto forte l’effetto trascinamento dei singoli candidati, quasi tutti con ottimi risultati in termini di preferenze.
Il botto lo fa Emily Clancy che con 3.541 preferenze straccia tutti ed è la più votata in assoluto. Nel Pd, che ha 5 volte i voti di Coalizione Civica, il più votato (Mattia Santori) gli sta dietro di 1.000 preferenze. Non solo: su 10722 voti complessivi CC esprime 11.284 preferenze (il Pd su oltre 53.000 voti ne esprime “solo” 19.833), confermando il trend che a partire dal voto alla lista “Amelia” del 2011, a sinistra del Pd, vede queste compagini puntare moltissimo sul trascinamento dei suoi candidati, assorbendo almeno in parte la debolezza sul piano dell’organizzazione territoriale.
La scomposizione del voto ci dice infatti che Coalizione Civica è molto forte tra i ceti medi riflessivi o comunque culturalmente attivi e – territorialmente – in centro storico e nei quartieri alti, Costa Saragozza e Santo Stefano, mentre crolla verticalmente in certe zone popolari come Borgo Panigale (minimo cittadino col 2,82%), Corticella (3,87%), Barca (4,03%).
CC infatti spacca in zona Irnerio (15%), Malpighi (12,5%), Galvani, Saffi e Marconi (oltre il 10%), tiene bene sui Colli, in Saragozza e S.Stefano (tra il 7 e il 10 %), ma poi cala nelle periferie e crolla alla distanza.
Il dato su cui CC dovrebbe riflettere è che dopo 5 anni di presenza la sua distribuzione territoriale è identica al suo esordio, va forte in centro e tra il ceto medio ma nei quartieri popolari è rimasta semisconosciuta, ha scarsissimo radicamento. Se questo poteva essere fisiologico nel 2016, certo non è un bel segnale nel 2021: significa che nel voto popolare tradizionale della ex “cintura rossa” CC è ininfluente.

Passando alla lista Lepore qualche sorpresa c’è: il “caso Grandi” ha scombussolato un po’ la gara per le preferenze e sono andati in Consiglio due candidati che in partenza non erano probabilmente tra i papabili: Sefaf Siid Negash Idris, da tutti conosciuto come Siid, attivista eritreo molto presente alla Casa dei Popoli di Corticella e nell’ambito dell’integrazione e il giovanissimo Giacomo Tarsitano redattore di Radio Cap, una web radio giovanile nata a Borgo Panigale che ha avuto come tutor il mio buon amico Federico Lacche, direttore di “Libera Radio, voci contro le mafie”. I due candidati bruciano sul filo di lana la professoressa Nadialina Assueri, molto staccata invece la capolista (dopo il ritiro di Roberto Grandi) Teresa Lopilato. Data la sensibilità politica dei due eletti probabilmente non dispiacciono all’ala sinistra della coalizione.
Nel Pd invece stacca tutti la sardina Santori, secondo assoluto sul podio delle preferenze, mentre il restante voto di preferenza si distribuisce abbastanza uniformemente sugli altri componenti, confermando la distribuzione per aree del partito (anche perchè l’ala renziana e antileporiana del Pd l’avevano fatta fuori prima).

Veniamo alla destra: Forza Italia si conferma in caduta libera dimezzando sia in percentuale che voti assoluti (3,79%). Paga dazio anche la Lega che perde tre punti e viene nettamente scavalcata e quasi doppiata da Fratelli d’Italia che col 12,63% è il secondo partito alle spalle del Pd e adesso smazza le carte della destra cittadina.
Il travaso tra la Lega a FdI è un processo in corso a livello nazionale, in cui si vede la componente fascioleghista del Carroccio sempre più attratta dai postfascisti della Meloni.
La lista di Battistini, candidato del centrodestra per mancanza di idee alternative, prende un non disprezzabile 4,5%, segno che un po’ di seguito anche Battistini ce l’aveva, pur essendo entrato in scena in ritardo, con la destra che non ci credeva e già virtualmente battuto.

Veniamo ai 5 Stelle. A Bologna non sono mai andati benissimo anche quando avevano il vento in poppa ma il risultato è più che pessimo: perdono 23.000 voti, passano dal 16,6 al 3,37 %, un risultato che li relega alla testimonianza.
Max Bugani e Marco Piazza, esponenti storici dei 5 stelle bolognesi prendono rispettivamente 361 e 138 preferenze: siamo più o meno agli amici più i parenti stretti.
Però sul piano politico usufruiscono del patto Conte /Letta e dell’apertura del laboratorio Bologna tra PD e Movimento 5S Contiano, così Bugani entrerà in giunta liberando il posto in consiglio all’amico Piazza.
Fossero stati all’opposizione sarebbero probabilmente evaporati, così possono ancora avere un ruolo, quantomeno come portabandiera del nuovo progetto di Centrosinistra allargato.

Infine la sinistra d’opposizione: mi raccomando, sempre rigorosamente divisi che non capiti mai che passiate lo sbarramento e facciate un consigliere…
Infatti sommando le due liste, Potere al Popolo e Sinistra Unita, si arriva al 4%.
Anche se in politica le somme spesso non tornano e 2 + 2 non fa quasi mai 4, forse in questo caso, però, poteva fare 5: la Marta Collot ha una sua freschezza, quindi, sai mai?
Essendo entrati sia CC che M5S in maggioranza una sinistra/sinistra d’opposizione con speranza di seggio (invece che di voto perso) poteva – forse – anche andare oltre la semplice somma matematica.

Paolo Soglia

Lucano amarissimo

Nuovi orizzonti della giurisprudenza italiana: rischi meno a sparare agli immigrati che ad accoglierli.

Tre anni fa a Macerata Luca Traini, simpatizzante di Casapound ed ex candidato della Lega, prendeva la sua glock calibro nove e cominciava a girare per la città sparando a immigrati di colore. Voleva “vendicare” Pamela Mastropietro, vittima di una macabra storia di violenza, omicidio e occultamento di cadavere il cui responsabile era uno spacciatore nigeriano.
Traini quindi spara a tutti i neri che incontra per strada e ferisce sei persone, solo per un caso non ci scappa il morto: accusato di strage viene condannato a 12 anni.

E veniamo adesso al vero criminale: Mimmo Lucano.
Sindaco di Riace ha per anni offerto rifugio nel suo comune a centinaia di immigrati, ricevendo anche premi e riconoscimenti. Nel 2016 viene inserito tra i 50 più importanti leader del mondo (al 40º posto) dalla rivista Fortune. L’anno successivo, nel 2017 il sindaco riceve il premio per la Pace Dresda 2017 e il Los Angeles Times redigerà un intero articolo su di lui. Ma alla fine di quell’anno viene indagato dalla Procura di Locri per concussione, truffa aggravata e abuso d’ufficio. In sostanza lo accusano di speculare sull’accoglienza ai migranti per ricevere fondi europei. E così inizia l’agonia, arresti domiciliari, divieto di dimora, una carriera interrotta e una vita spezzata.

Oggi il Tribunale di Locri, raddoppiando la richiesta di pena avanzata dall’accusa (7 anni e 11 mesi), lo ha condannato, in primo grado, alla pena di anni 13 e 2 mesi di reclusione. I giudici lo hanno ritenuto colpevole di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa, peculato, concussione, turbativa d’asta, falsità ideologica e abuso d’ufficio.

Dunque Lucano ha preso un anno e due mesi in più di Traini, condannato per strage.
Il caso Lucano è singolare: è stato condannato per concussione, perchè secondo l’accusa aveva in sostanza messo in piedi una enorme macchina di malaffare per attrarre fondi europei, Ma al tempo stesso il processo ha accertato che Lucano non ha mai intascato un euro. E’ il primo caso mondiale in cui un “corrotto” non beneficia della sua “azione criminosa”, evidentemente Lucano corrompeva e truffava per pura passione e non per avidità.

Inoltre era incorso in un altro gravissimo reato: affidare la raccolta differenziata a una coop che la gestiva con gli asinelli per passare negli stretti vicoli di Riace, il tutto senza passare da un bando. Immaginiamo lo scandalo tra i proprietari di asinelli che si sono sentiti defraudati (La lobby dei proprietari di asinelli è potentissima, molto più di big pharma).

E così, nel nostro ridente paese, mentre arriva il nulla di fatto per la trattativa Stato Mafia, (perchè mica è reato fare due chiacchiere no?), mentre cade in disgrazia il creatore della Bestia mediatica salviniana, Luca Morisi, che ha pompato il caso Lucano accusandolo di ogni nefandezza (ma è affetto da “fragilità esistenziali irrisolte” che ci vuoi fare? tendiamogli la mano..). Il perfido Lucano si becca 13 anni di galera.

Ben gli sta: voleva accogliere gli immigrati, doveva sparargli, prendeva meno.

Paolo Soglia

Sbatti il rave in prima pagina

Tocca sedersi un’altra volta “dalla parte del torto”…
I fatti riguardano il rave party che si è svolto nella Tuscia. Premessa: al sottoscritto dà fastidio persino un djset in via del Pratello figuriamoci quanto apprezzo un rave con musica techno sparata a mille notte e giorno, ma qui non sono in discussione i miei gusti personali, ma la descrizione dell’evento che ne ha fatto la stampa mainstream.

i Fatti: Il rave è cominciato nella notte tra il 13 e il 14 in un campo privato nella Tuscia tra Toscana e Lazio. La sera del 15 agosto Gianluca Santiago, un ventiquattrenne che si era tuffato nelle acque del lago limitrofo a dove si teneva il rave, scompare e il giorno successivo viene trovato morto. E’ in corso un’indagine della Procura di Viterbo per accertare le cause del decesso.
Contestualmente si registrano ragazzi con malori dovuti all’eccesso di alcool, al caldo e all’uso di sostanze stupefacenti che devono ricorrere alle cure di vari ospedali della zona.

Fin qui il racconto accertato di un evento discutibile: basterebbero questi fatti, le migliaia di giovani coinvolti, l’illegalità dell’organizzazione, l’uso di droghe etc etc, per suscitare critiche (e infatti ne suscitano un bel po’). Ma evidentemente a qualcuno non basta, non è sufficiente: il rave dunque, dopo la morte di Santiago, viene trasformato dalla grande stampa mainstream (con Repubblica in testa) in un “rave degli orrori” un sabba demoniaco.
Non c’è nefandezza sufficiente a descrivere quanto stia accadendo e quindi per i media mainstream il “rave degli orrori”, viene condito e “adulterato” aggiungendo altri fatti raccappriccianti, via via sempre più cruenti.

I cani morti e i cani ammazzati.
La notizia, diciamo così, non è confermata tantomeno troviamo un giornalista che si sia prenso la briga di verificarla, ma viene bellamente desunta da facebook come testualmente ci informa La Repubblica edizione di Roma: “A tirarlo fuori su uno dei gruppi Facebook più frequentati dagli amanti dei Teknival è una ragazza appena rientrata a casa dopo due giorni di percussioni: “Ho visto cani che giravano da soli e poi li ho rivisti morti sotto al sole, senza acqua e senza cibo. Uno dovrebbe trattarli come figli e invece hanno fatto questa fine qui. Ma che li adottate a fare se non sapete tenerli?”.
Immediatamente si scatena il gioco del copia incolla e tutti i media mainstream parlano di cani morti, o lasciati morire. Ma c’è anche chi si spinge a dire che sono stati uccisi a bastonate (da chi? e perchè?). Prendiamo questa cronaca su Sussidiario.net creata dal nulla e sui soliti “si dice”:  “Che orrore” dice qualcuno di loro mentre si allontana in anticipo dall’inferno del lago di Mezzano. Come sono lontani i giorni di cinquant’anni fa dove, a Woodstock, si festeggiavano tre giorni pace & amore all’insegna, quella sì, della bella musica. A Woodstock c’erano quasi un milione di persone. Non morì nessuno e nessun cane fu bastonato a morte. C’era fango sì, ma si rideva e si gioiva. Chi ha ucciso la bellezza?
Il lato grottesco è che mentre si condanna il sabba degli orrori del rave di Mezzano si manifesta contemporaneamente la lagnosa nostalgia per Woodstock, evento evidentemente caro all’anziano articolista. Della serie “com’erano belli i rave e la droga dei nostri tempi…”. Che tristezza aggiungo io.
Lungi da me fare il difensore d’ufficio del rave, ma questa storia dei cani morti o ammazzati a bastonate mi puzzava di brutto: ma è possibile che nell’epoca del selfie, dei video e dei social manco la foto di un cane zoppo sia venuta fuori? Cos’hanno fatto delle carcasse, se le sono mangiate?
Ebbene, visto che la stampa maistream, da destra a sinistra, sparava di tutto senza dati e senza conferme mi sono affidato a un giornale web locale, non certo tenero col rave, ma sicuramente più attento nel riportare i fatti: si tratta di Tuscia web”, che fra l’altro produce gran parte dei video sul rave che vengono poi cannibalizzati da giornali o tv che non si scomodano di mandare giornalisti sul posto (manco la Tuscia fosse Kabul occupata dai talebani).
Ed ecco la smentita con tanto di citazione dell’associazione di difesa degli animali Aidaa e del responsabile del servizio veterinario dell’Asl: non esistono cani morti, leggete qua: Valentano – “Nessun cane morto al rave party di Viterbo”. Lo scrive in una nota l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) dopo la telefonata tra il presidente Lorenzo Croce e il responsabile del servizio veterinario della Asl, Nicola Ferrarini.
http://www.tusciaweb.eu/2021/08/rave-party-trovate-carcasse-pecore-non-cani-morti/
Insomma per tre giorni giornali e tv hanno strombazzato notizie di cani fatti morire dal caldo o addirittura abbattuti a bastonate, notizie raccattate su facebook e mai controllate che sono risultate completamente inventate. Complimenti…

Il morto fantasma
Un morto annegato non basta ai nostri giornali scandalistici, il rave degli orrori chiama altro sangue: ecco dunque che dopo la notizia del ragazzo morto annegato i decessi raddoppiano.
Viene diffusa la notizia, senza citare alcuna fonte, che ci sarebbe un altro morto. Alcuni si avventurano a parlare di malore.
Tutti i quotidiani sparano la notizia dei due morti al rave, ma sul secondo non si sa nulla, nè il nome, nè le circostanze del decesso, nulla. Perchè? Semplice, perchè non esiste.
Ma i titoli per giorni ne riportano due. Repubblica lo spara a titoli cubitali due giorni fa: “C’è un altro morto”, ma nessuno ferma il rave senza regole. Il questore: “Lo sgombero è impensabile, troppo rischioso”
Solo oggi, timidamente, qualche giornale minore comincia a fare marcia indietro. Prendiamo “Roma Today” di stamane:
Il giallo della seconda morte, aperta un’inchiesta sulla prima
Martedì pomeriggio si è inoltre diffusa la notizia della morte di un altro giovane, un’indiscrezione sospinta da social e chat blindate e riportata anche da alcuni quotidiani, che a oggi non trova però conferma nelle forze dell’ordine. I carabinieri di Viterbo e di Grosseto, contattati da RomaToday, non hanno riscontri, così come la questura, e la seconda morte resta presunta, avvolta nel mistero sia per quanto riguarda il luogo in cui sarebbe avvenuta – se proprio al rave, o dopo un trasporto in ospedale – sia sul fronte generalità della persona deceduta e delle cause. Coma etilico, attacco di cuore e overdose
sono quelle che circolano in rete, ma nessuna conferma ufficiale è stata diramata.
Insomma le autorità non sanno nulla, ma intanto per tre giorni su giornali e tv si è parlato di due morti e ad oggi nè i grandi giornali nè le tv si sono preoccupate di smentire e fare chiarezza. Un bell’esempio di giornalismo, poi ci meravigliamo se la gente diffida di noi giornalisti.

Gli stupri
Questa è materia delicatissima su cui si dovrebbe avere il massimo dell’attenzione da parte della stampa. Invece no, dopo i cani arrostiti e il morto fantasma viene strillato in ogni titolo, senza un minimo di attenzione, che al rave sono avvenuti due stupri.
Tutti i giornali che ho letto nei giorni scorsi riportavano il fatto: sarebbero stati denunciati da due ragazze alle autorità. Non emergono però altri particolari, alcuni parlano (i soliti “si dice”…) in un caso di palpeggiamenti e nell’altro di una ragazza richiusa in un camper contro la sua volontà.
Vicende gravissime che necessiterebbero di un rigoroso accertamento e di una immediata ricerca dei presunti colpevoli da parte della polizia.
Visto che l’area era circondata dalle forze dell’ordine e che durante il deflusso sono stati identificate tremila persone mi sarei aspettato che i presunti autori venissero fermati per accertamenti. Al momento invece nulla si sa: finito il rave, finita anche l’attenzione sugli stupri e i presunti autori. Non risulta infatti alcun fermato e tanto meno nessun indagato per stupro, al momento, o perlomeno nessun organo di stampa ne parla e si interessa alla vicenda. Sono cose che fanno pensare…

E chiudiamo in bellezza:
Le forze dell’ordine
Nel clima parossistico creato da una campagna di stampa forsennata che gridava al “rave dell’orrore” non potevano certo mancare polemiche sugli interventi, o il mancato intervento, delle forze dell’ordine. C’è chi voleva le cariche coi lacrimogeni (in un campo di grano secco come il deserto pronto ad andare a fuoco), chi gli idranti (e l’acqua? portavamo in Tuscia duemila autobotti o usavamo un canadair per buttare una bomba d’acqua?), c’era chi invocava l’esercito: d’altronde abbiamo appena smobilitato in Afghanistan, che ce vole? E infine il triste coro dei politici di tutti gli schieramenti che facevano a gomitate per esprimere il proprio sdegno.
Invece a parer mio stavolta il comportamento delle forze dell’ordine va elogiato: chi ha un minimo di esperienza di ordine pubblico sa che l’unico modo di fermare un rave illegale di grosse dimensioni è quello di intercettarlo PRIMA che avvenga. Una volta che hai diecimila persone sul posto, accampate, il rischio di provocare una strage con uno sgombero modello carica della celere è altissimo. Cari indignati, preferivate la strage?
Polizia e Carabinieri hanno gestito il deflusso, fatto chiudere anticipatamente il rave e nessuno si è fatto male, con buona pace degli strateghi alle vongole dell’ordine pubblico che si sono scatenati in questi giorni.

Ultime considerazioni
Non solo sdegno…
Sempre Tuscia Web ha fatto interviste a persone del luogo che sono state a contatto con i partecipanti al rave e – sorpresa – non è che tutti avevano la bava alla bocca, anzi.
Ci sono diversi pareri ovviamente ma tutti abbastanza equilibrati e lontani anni luce dalle cronache dell’orrore lette sui giornaloni. Leggiamo queste interviste:
http://www.tusciaweb.eu/2021/08/uninvasione-inaspettata-un-casino-anche-se-poi-non-hanno-fatto-male-a-una-mosca/
Valentano – “Un’invasione inaspettata, un casino”, l’ha definito così la signora Carla seduta al bar Rosati lungo la via che porta al Municipio. “Non hanno fatto male nemmeno a una mosca”, ha detto invece Ornella Conti. Sono entrambe di Valentano. La seconda, una ragazza che assieme alla famiglia gestisce il bar Devoti. Dal 1959, a ridosso della strada che da lì in avanti, nove chilometri dopo, di cui 6 sterrati, porta all’area del rave del lago di Mezzano, che ieri mattina ha tolto le tende dopo l’intervento delle forze dell’ordine, pacifico e a regola d’arte. Iniziato attorno alle 7 di mattina e terminato per l’ora di pranzo. Con i partecipanti rimasti che hanno fatto i bagagli senza dire una parola. 
“Non credo che questi ragazzi siano stati un pericolo – ha aggiunto Conti -. Quando sono venuti sono sempre stati molto gentili, educati e non hanno mai affollato il bancone. Hanno sempre indossato le mascherine e rispettato la normativa anti Covid. La musica si è sentita fino a qui, ma non è stata un disturbo”. 

In conclusione: spero di aver dato un quadro più equilibrato di quanto è successo. indipendentemente dall’opinione che ognuno ha dei rave party, c’è stata una campagna di terrore mediatico ingiustificabile su quest’evento, come dimostrano le fake news diffuse a piene mani in questi giorni.
I rave sono un fenomeno su scala europea che coinvolge centinaia di migliaia di persone, intere comunità, e che forse andrebbe anche meglio indagato e compreso, anche se come sempre tutto quello che non conosciamo ci fa paura.

Paolo Soglia

Ps
Dulcis in fundo: il rusco (come si dice a Bologna)
Il video che vedete sotto il titolo è fatto da un elicottero della polizia dopo lo sgombero: il campo è pulito, i rifiuti ci sono, ma sono stati ordinati in sacchi e accatastati e non buttati e sparsi in tutta l’area come avviene ogni volta che si organizza un bell’evento (autorizzato) nelle nostre linde e pinte città, e poi deve passare per ore la nettezza urbana a tirar su cocci e cartacce di ogni tipo. https://www.youtube.com/watch?v=WN3tNsK1Geg

Merder League

Grande successo della Merder League, il nuovo campionato delle figure di merda lanciato da 12 top club del calcio europeo.
Ecco la classifica:
3° posto: se lo aggiudicano le sei squadre inglesi. Partite boriosamente come l’asso nella manica per lanciare la nuova super lega, dopo appena 48 ore hanno fatto dietrofront. Spaventate dalla reazione dei loro tifosi, sputtanate dai loro giocatori e allenatori e annichilite da Boris Johnson che le ha appese al muro, si sono subito ritirate in buon ordine e sono state riaccolte come figliol prodighe dalla Uefa.
Vincono comunque la medaglia “Merdina” per la loro partecipazione.
2° posto: si piazzano al posto d’onore le italiane Inter e Milan e le spagnole Atletico e Barcellona. Ognuna per meriti diversi: Inter e Atletico si sono sfilate alla chetichella quando ormai se ne erano già andate le inglesi e ottengono la prestigiosa “Coppa Guano”.
Il Milan che è sempre stato zitto e ha fatto finta di niente, prima e dopo, vince la speciale classifica cannonieri “Stai Cagato”. Un pelo più su il Barcellona che col suo Presidente prima si è accodato alla superlega e poi quando se l’è vista brutta coperto di critiche ha detto “comunque l’ultima parola spetta ai soci”: a lui e al club azulgrana va il riconoscimento “Stronzio Pilato” che generalmente si assegna al miglior quaquaraquà del torneo.

1° posto: e veniamo finalmente ai vincitori assoluti, pari merito, della Merder League di quest’anno: Juventus e Real Madrid.
Sono le due squadre che da anni detengono il più alto numero di trofei, stando sul cazzo a tutti sia in patria che in Europa. Ultimamente le prestazioni si erano un po’ appannate: i risultati non brillantissimi avevano fatto un po’ scordare ai tifosi quanto siano stronzi. Ci hanno pensato però i loro presidenti, noti filantropi, Andrea Agnelli e Florentino Perez a ricordarcelo e a rilanciare alla grande i loro club.
Perez, presidente della neonata e neoabortita super lega ha rilasciato una delirante intervista professando la nuova lega come la “salvatrice del calcio”, animata dal desiderio di aiutare i club più deboli. Che è un po’ come dire che la borsa di Wall Street è una onlus dedita al sostegno dei poveri e degli oppressi. A lui spetta l’ambitissimo titolo di “Grandissimo Cornuto”, la coppa che si può anche indossare mettendosela in testa.
Ex aequo il collega Agnelli, vicepresidente, che come Hitler nel bunker è sempre rimasto li, impavido, sempre convinto anche quando si sfasciava tutto della vittoria finale. A lui va anche riconosciuto il “premio Giuda” per aver mentito spudoratamente in Italia e in Europa a tutti i suoi colleghi e aver tirato la coltellata alle spalle nella notte al calcio europeo.
Son soddisfazioni…

I vostri figli ingrati vi occupano il D.A.M.S (omaggio nell’anno del cinquantenario / #Dams50)

L’11 marzo del 1986 il Dams di via Guerrazzi venne occupato dal collettivo Damsterdamned.
Furono giorni di autogestione, appropriazione degli spazi e delle attrezzature, si organizzarono laboratori e seminari, furono realizzate rassegne cinematografiche, si produssero quintali di volantini, appelli, fanzine, pure un fotoromanzo.
E naturalmente ci furono molte feste… La sede divenne un caleidoscopio di graffiti.

Negli anni successivi l’Università decise di ridipingere i locali, decidendo di salvare solo alcuni disegni risalenti al ’77 e sacrificando tutto il resto. Prima che ciò avvenisse fotografai graffiti, murales, scritte sui muri, insomma tutte le testimonianze della vita che aveva albergato in quei locali durante l’occupazione. Nel 1991 assieme a Daniele Gasparinetti e alla cooperativa studentesca A/Lato proponemmo al rettore un progetto di Museo storico dei graffiti, per conservare nella memoria collettiva quel patrimonio di segni.
Ovviamente il rettore Roversi Monaco non era interessato e non se ne fece nulla (lo stesso Roversi Monaco che, trent’anni dopo, ha staccato i graffiti di Blu dai muri della città per portarli in un museo…)

A mezzo secolo dalla fondazione del Dams, quando sono in corso le celebrazioni per Dams50, ripropongo dunque queste foto, molte delle quali rimaste finora inedite, come testimonianza di quel luogo: il Dams Spettacolo di via Guerrazzi, che rappresentò nella seconda metà degli anni ’80 una delle factory più prolifiche di creatività giovanile.
Da quelle aule presero piede esperienze individuali e collettive le più diverse e originali che spesso hanno segnato la storia culturale della città, e non solo.

In apertura ripropongo anche il progetto originale del 1991 del Museo storico dei graffiti e un articolo di presentazione. A seguire le copertine e alcune pagine delle fanzine prodotte all’epoca, durante e dopo l’occupazione:”Notre Dams”, “Vai Marta”, “Il congiuntivo” e “Analfabeta” (rivista nazionale).

Dall’occupazione del Dams dell’86 germinò un fiorire di collettivi studenteschi in tutte le facoltà bolognesi che assunse via via anche una dimensione nazionale coinvolgendo una dozzina di università sparse nel paese e aveva un coordinamento itinerante che realizzava una rivista mensile, “Analfabeta”, distribuita nelle Feltrinelli e in librerie indipendenti: è stato probabilmente l’ultimo movimento studentesco organizzato in Italia, anche se non di massa come quelli degli anni ’70.
Bologna ne era il fulcro: oltre ai collettivi sparsi in ogni facoltà (Dams arte, lettere, scienze politiche, etc) venne fondata una cooperativa tipografica, la cooperativa Bold Machine, creata in maggioranza da studenti dei collettivi del Dams, che divenne in breve tempo il centro di produzione e stampa dei materiali di tutto il Movimento.
Vennero pubblicate diverse fanzine e riviste, che in parte raccontavano la cronaca e le battaglie di quel periodo (in maniera anche dissacrante), a cominciare dalle contestazioni al Novecentenario dell’Alma Mater, e in parte si proponevano come piattaforme di dibattito teorico.
Al di là degli esiti politici e delle intuizioni sul cambiamento profondo che si stava profilando sul piano sociale (la ristrutturazione capitalistica in chiave neoliberista degli anni ’80) che già indicava chiaramente l’aziendalizzazione del sapere e la scomposizione del mondo del lavoro, la sua precarizzazione, e conseguentemente la fine dell’egemonia della sinistra social-comunista sulle masse lavoratrici, la semina più profonda e duratura di quel biennio si sparse in città attraverso la fioritura di nuove iniziative culturali: ibridazioni, nuovi centri sociali che si aggregavano in nuove forme laboratoriali, più su una urgenza creativa e artistica che non meramente politica (vedi l’Isola nel Kantiere e successivamente il Link), subculture giovanili organizzate che non solo rinnovarono la scena della città, sul piano artistico, musicale, teatrale, audiovisivo e soprattutto della comunicazione, ma che in qualche modo sopravvissero allo scemare del movimento e in forme le più diverse, spesso anche attraverso percorsi individuali, hanno lasciato un loro marchio anche nella Bologna contemporanea.
In questa sezione pubblico alcune pagine delle riviste di movimento pubblicate tra l’86 e l’88.


Quel pasticciaccio brutto della cittadinanza onoraria a Mihajlovic

Siamo all’ennesima puntata della storia, non edificante, della concessione a Sinisa Mihalovic della cittadinanza onoraria.
Ne avevo parlato già in altre occasioni: nell’articolo pubblicato su “Cantiere Bologna” nel luglio scorso avevo già denunciato i danni prodotti dalla “politica emozionale”, quel modo di far politica sganciato ormai da una visione ideologica complessiva del mondo che porta a fare scelte e atti politici formali sull’onda dell’emotività del momento, nello specifico la malattia che ha colpito Mihajlovic che suscitò una generalizzata e spontanea solidarietà in città nei suoi confronti.

Ma la cittadinanza onoraria è tutt’altra cosa. Una onorificenza del genere ovviamente deve fare i conti con la specificità del personaggio insignito, non solo di un suo momento di difficoltà e dolore, ma di quel che ha fatto e ha rappresentato in vita.
Ecco dunque che i nodi vengono al pettine perchè Mihajlovic non è uno stinco di santo (e mai ha voluto esserlo), nel suo passato c’è il macigno della sua amicizia con il criminale di guerra serbo Zeljko Raznatovic, al secolo la “Tigre Arkan”, come pure gesti non edificanti fatti sul campo di calcio.
Tutto questo doveva essere già ben presente a chi in Consiglio Comunale gli tributò questo onore. Invece è passato tutto in cavalleria, spazzato via dalla politica emozionale del “qui ed ora”, quella che non ricorda il passato e notoriamente non pensa al futuro.

Accade così che nei giorni scorsi tramite una lettera aperta sottoscritta da oltre cento personaggi, anche degnissimi della mia stima, (Don Ciotti, Roberto Morgantini e tanti altri), sia stato pubblicamente chiesto a Mihajlovic di dissociarsi dal suo passato e di condannare le passate frequentazioni amicali.
Premetto che io una lettera del genere avrei avuto molta difficoltà a sottoscriverla, perchè detesto le richieste di abiura, soprattutto se promulgate a mezzo stampa.
Io credo che nel percorso di un uomo si possa sbagliare, anche tanto, abbracciando fedi e ideali nefasti e compiendo gesti sbagliati, ma il percorso di revisione delle proprie idee deve partire da se stessi e deve essere una riflessione autentica su chi si era prima e su chi si è diventati poi.
Una certificazione pseudonotarile di presa di distanze postuma, rilasciata solo al fine di ritirare una onorificenza mi sembra un atto sterile e forzato: sia per chi la chiede sia per chi eventualmente la dovesse sottoscrivere per quieto vivere, senza peraltro aver mai fatto veramente i conti con le proprie posizioni.

Oggi sul Corriere della Sera Sinisa Mihajlovic annuncia che non risponderà alla richiesta, anche se poi lo fa indirettamente nell’intervista tornando sulla sua passata amicizia con Arkan: «Non condividerò mai quel che ha fatto, e ha fatto cose orrende. Ma non posso rinnegare un rapporto che fa parte della mia vita, di quel che sono stato. Altrimenti sarei un ipocrita».
Mihajlovic in sostanza si barcamena in un dualismo tra Raznatovic, l’amico (già peraltro schedato come criminale comune) dei tempi della Stella Rossa, e la Tigre Arkan, di cui ammette si sia  macchiato di crimini orrendi durante la guerra in ex Jugoslavia.
Una presa di posizione che immancabilmente susciterà nuove polemiche e imbarazzi.

Quello che tuttavia per me è più imbarazzante è la decisione del Sindaco e della stragrande maggioranza trasversale del Consiglio Comunale di Bologna che a parte qualche eccezione (Amelia Frascaroli e i consiglieri di Coalizione Civica) si sono andati a imbottigliare in questo vicolo cieco. Da cui non si esce trasformando Mihajlovic in un santino, che chiede scusa e fa il bravo bambino.
Si vorrebbe, in sostanza, che a togliere le castagne dal fuoco della politica fosse lo stesso Mihajlovic rendendosi presentabile nel momento di ritirare il premio.
Ma se era impresentabile prima, perchè glielo avete dato? Perchè avete votato una cittadinanza onoraria basata sul fatto che aveva malauguratamente contratto la leucemia?

Dunque se Mihajlovic per non essere ipocrita con se stesso, dice lui, non rinnega la sua amicizia con Arkan, le forze politiche che in consiglio hanno votato la sua cittadinanza e adesso se ne vergognano (parlo in particolare dei consiglieri del PD), dovrebbero fare un atto di onestà politica e dire che si sono sbagliati, ritirando quella onorificenza.
Altrimenti – e questo è un paradosso della storia – risulterà che alla fin fine il più coerente in tutta sta vicenda resta Mihajlovic, che quel riconoscimento non l’ha mai chiesto e il cui desiderio, passata la pietas ricevuta nel momento della malattia, è solo quello di tornare a essere (son parole sue) “uno zingaro di merda…”

Paolo Soglia

Photo by Paolo Righi

La Granduchessa Rossa

Rossana Rossanda non faceva sconti a nessuno, tanto meno a se stessa.
E’ impressionante come si possa passare quasi un secolo di vita attraversando la storia, collezionando immani sconfitte, vedendo infrangersi ogni proprio principio ideologico trascinato nel fango dalla stupidità, dalla ferocia, dall’opportunismo e dalla menzogna e al tempo stesso rimanere così lucide e salde, senza perdere mai la spietatezza dell’analisi e la dolcezza della speranza.

E’ anche difficile scrivere di lei senza essere banali, agiografici e scontati.
Per me Rossanda era una figura matriarcale nobile, stimatissima e distante come lo possono essere solo le persone a cui reputi una statura intellettuale superiore.
Ecco perchè la chiamo la Granduchessa Rossa, una definizione che immagino le avrebbe fatto orrore. Ma ognuno si costruisce le proprie raffigurazioni in base al proprio immaginario.

Scorrerà un fiume di inchiostro per ricordare la sua figura e rammentarci le sue sconfitte politiche, le amarezze per un mondo andato in direzione “ostinata e contraria” rispetto a quello che lei avrebbe voluto, persino nel giornale da lei fondato.
Ma è un inganno. Vederla così significa non aver capito nulla.
La grandezza di Rossanda sta nel fatto di aver prodotto gli anticorpi necessari a mettere in discussione le proprie convinzioni, analizzando anche le nefandezze del “proprio campo”, pagandone il prezzo necessario, senza per questo abiurare se stessi e le proprie idee.

In un mondo in cui si ragiona esclusivamente di vittoria e sconfitta, a prescindere da chi siano i vittoriosi e gli sconfitti e da cosa rappresentino, l’anticorpo sta nel continuare ostinatamente a credere che vi sia, piuttosto, il giusto e il torto, e l’esser nel giusto significa non fare mai sconti, compromessi, abiure e crimini, nè in nome della propria parte nè in nome di Dio o del Re o del Partito.
Significa che non si deve mai arretrare, per disillusione o per comodità, neanche quando si viene messi “dalla parte del torto”.

Addio compagna Granduchessa,
Allez en avant, et la foi vous viendra

Paolo Soglia

Il due agosto che vorrei

Quasi perfetto.
E’ questo che pensavo stamattina nel piazzale della stazione, in questo due agosto anomalo che la pandemia ha scombussolato proprio nell’anno del quarantennale.
Può non esser condiviso da molti e può apparire strano che a dirlo sia un giornalista con alle spalle una carriera radiofonica, che ha sempre avuto a che fare con le parole, ma il due agosto che vorrei, da qui in avanti, in stazione, è molto simile a questo: rarefatto, poi silenzioso, infine solenne.

Le parole non vanno abolite, ma decentrate. Gli interventi istituzionali di sindaci e ministri, l’orazione del Presidente dei familiari, se potessi decidere io, continuerei a farli solo in sede istituzionale, a Palazzo D’Accursio o in Piazza Maggiore.
E poi via, un grande corteo: non solo quello ufficiale ma quello di popolo che arriva in stazione da tutte le parti e con tutti i mezzi, e che va a riempire Piazza Medaglie D’oro.

Chi vuol portare una bandiera la porti, chi vuole portare uno striscione lo faccia, una foto, una scritta. Ma per favore niente megafoni e niente comizietti improvvisati: non ce nè bisogno, non lì, a quell’ora e in quel luogo.
Quello è un grande momento: una messa laica solenne, senza officianti.

Vedo la gente che affluisce, gli amici che si incontrano e si salutano, le generazioni che si mischiano. Chi c’era, chi non c’era e chi ci sarà tra qualche anno, perchè adesso è ancora nella pancia di una mamma incinta o a sonnecchiare in un passeggino.

Poi quel vociare diffuso, determinato ma affettuoso, si affievolisce.
Sono le 10,25, la piazza è in silenzio.
Ma non è muta, anzi, quel silenzio è assordante, struggente, denso di significato.
E quando si sentono i tre fischi della sirena parte un applauso scrosciante che dura minuti.

E’ un sogno impossibile e non accadrà, ma mi piace pensarlo.
D’ora in poi questo è il due agosto che vorrei.

Viroland – rassegna internazionale / numero 15

DECCAN HERALD – INDIA
il contagio in India supera 13.000 casi Il Maharashtra rimane il più colpito con 3.202 .Poiché oltre 370 distretti in India hanno riportato casi di coronavirus, 170 distretti hanno identificato punti di crisi tra cui le principali metropolitane: Delhi, Mumbai, Chennai, Bangalore e Calcutta.
https://www.deccanherald.com/national/coronavirus-news-live-updates-indias-tally-spikes-over-11200-death-toll-rises-to-394-817763.html#1

EL PAIS – SPAGNA
Lo scrittore cileno Luis Sepulveda muore di coronavirus a Oviedo.
Il romanziere di 70 anni è stato uno dei primi casi diagnosticati in Spagna alla fine di febbraio. Prima di diventare una letteraria latinoamericana, nelle sue molte vite precedenti, Sepúlveda era stato uno chef di cucina e un attivista ambientale. La sua biografia era certamente degna di numerosi romanzi. Figlio di un membro del Partito comunista cileno e di un’infermiera di origine mapuche, ha studiato produzione teatrale presso l’Università Nazionale del Cile.
https://elpais.com/cultura/2020-04-16/el-escritor-chileno-luis-sepulveda-muere-por-coronavirus-en-oviedo.html

THE NEW YORK TIMES – USA
22 milioni di americani hanno presentato domanda di disoccupazione.
La Small Business Administration ha esaurito i fondi per il suo programma di protezione dello stipendio, hanno detto i funzionari giovedì, lasciando milioni di aziende incapaci di richiedere prestiti di emergenza mentre il Congresso fatica a raggiungere un accordo per ricostituire i fondi.

THE GUARDIAN – UK
Opinioni: Indipendentemente da come si leggono i numeri, questa pandemia è solo all’inizio.
Le persone sono comprensibilmente alla ricerca di buone notizie. Ma la verità è che non siamo vicini al controllo del coronavirus. Parlare del “picco” può essere fuorviante, perché non è chiaro se si sta parlando del Cervino o della Table Mountain – entrambi hanno un vertice, ma il picco è molto più pronunciato in uno rispetto all’altro. In paesi come l’Italia (a differenza di Wuhan) l’impennata iniziale della pandemia di Covid-19 non è evaporata rapidamente. Ci sono molte ragioni per questo, ma la più importante è che l’impatto del distanziamento fisico realizzato in Cina è stato difficile da realizzare altrove, principalmente a causa delle libertà che valutiamo correttamente nelle democrazie liberali.
https://www.theguardian.com/commentisfree/2020/apr/16/number-coronavirus-pandemic

ARAB NEWS – ARABIA SAUDITA
In Italia la mafia sfida il blocco del coronavirus.
I padrini della mafia sembrano non curarsi del coronavirus mentre i procuratori italiani indagano sul funerale in Sicilia del fratello di un ex capo della mafia per presunta violazione del blocco italiano COVID-19.
Secondo Franco Roberti, ex procuratore capo nazionale antimafia, la folla potrebbe aver deciso di tenere il funerale per dimostrare che sono ancora potenti – e che in Sicilia il crimine organizzato è al di sopra della legge.
https://www.arabnews.com/node/1659361/world

THE CONVERSATION – AUSTRALIA
Sono necessari posti letto e test. Ecco la soluzione prospettata in Australia.
Due dei bisogni più urgenti in tutto il mondo nella pandemia di coronavirus sono per più letti ospedalieri e centri di test . Nessun paese al mondo ha abbastanza letti ospedalieri o letti di terapia intensiva (ICU) per una pandemia. Anche i più preparati, come la Germania con 33,9 letti ICU per 100.000 cittadini , non ne hanno abbastanza.
Qui in Australia un consorzio sta lavorando per sviluppare due progetti, uno per le unità di terapia intensiva ospedaliera e uno per i centri di test COVID-19, che possono essere utilizzati in tutto il paese e all’estero. Usando container riciclati come struttura centrale, il prezzo degli edifici sarà inferiore a un terzo del costo dei progetti convenzionali.
https://theconversation.com/hospital-beds-and-coronavirus-test-centres-are-needed-fast-heres-an-australian-designed-solution-136041

 

Credits: Cristiana Palmieri

Viroland – rassegna internazionale / numero 14

LOS ANGELES TIMES – USA
Trump scarica su altri le sue colpe per il coronavirus.
Sotto la crescente critica sulla risposta ritardata della sua amministrazione alla crisi coronavirus, il presidente Trump ha intensificato i suoi sforzi per incolpare gli altri – inclusi l’OMS, il dottor Anthony Fauci, la Cina, i governatori e i media.
https://www.latimes.com/politics/story/2020-04-13/trump-stokes-up-his-blame-game-for-the-coronavirus

THE MOSCOW TIMES – RUSSIA
Ondata record, i casi di coronavirus in Russia superano i ventimila.
La Russia ha  confermato  2.774 nuove infezioni da coronavirus martedì, portando il numero ufficiale di casi del paese a 21.102 e segnando l’ultimo record di un giorno in nuovi casi. Centosettanta sono stati uccisi dal virus.
https://www.themoscowtimes.com/2020/04/14/russias-coronavirus-cases-surpass-20000-in-latest-one-day-record-surge-a69710

DE TELEGRAAF – OLANDA
Il numero di olandesi che sono morti per il coronavirus è salito a 2.945. 
L’Istituto nazionale per la sanità pubblica e l’ambiente (RIVM) ha ricevuto 122 nuovi rapporti di decessi dai GGD nel paese il giorno scorso. Lunedì, un giorno prima, sono stati segnalati 86 nuovi casi.
https://www.telegraaf.nl/nieuws/1814233917/rivm-122-nieuwe-coronadoden-en-210-patienten-opgenomen-in-ziekenhuis

THE GUARDIAN – UK
Come la Grecia sta battendo il coronavirus (nonostante un decennio di tagli).
La capacità del paese di far fronte a un’emergenza di sanità pubblica di tali proporzioni non era scontata. Gli ospedali statali hanno sopportato il peso maggiore dei tagli richiesti in cambio di prestiti di salvataggio da istituti di credito internazionali per mantenere a galla la nazione e nella zona euro. Con l’arrivo dell’epidemia in Europa, i funzionari furono costretti a riconoscere, 18 mesi dopo che il paese era uscito dal suo terzo salvataggio, che aveva solo 560 letti di terapia intensiva (ICU).
Le scene traumatiche in Italia hanno scioccato i Greci: Alla fine di febbraio, prima che la Grecia avesse registrato la sua prima morte, le parate di carnevale furono cancellate. Il 10 marzo, diverse settimane prima del resto d’Europa, le scuole furono chiuse. In pochi giorni, bar, caffetterie, ristoranti, discoteche, palestre, centri commerciali, cinema, negozi al dettaglio, musei e siti archeologici sono stati chiusi.
https://www.theguardian.com/world/2020/apr/14/how-greece-is-beating-coronavirus-despite-a-decade-of-debt

ALBANIA NEWS – ALBANIA
8 nuovi casi positivi con COVID-19 sono stati registrati nelle ultime 24 ore in Albania, due dei quali sono membri del personale medico di Scutari e Kukës, più altri 6 casi identificati a Tirana. Il numero totale delle persone infette da coronavirus arriva a 475. Si registra il primo caso nella città di Kukes mentre il numero dei contagi aumenta a Tirana e Shkodra.

Coronavirus Albania, 8 positivi confermati, si registra il primo caso nella citta di Kukës


RNZ – NUOVA ZELANDA
Sud Corea, l’OMS indaga su pazienti negativi che risultano nuovamente infettati.
I funzionari sudcoreani hanno riferito che 91 pazienti che ritenevano guariti sono stati nuovamente risultati positi al test. Jeong Eun-kyeong, direttore dei Centri coreani per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha dichiarato al briefing che il virus potrebbe essersi “riattivato” anziché i pazienti siano stati infettati nuovamente.
https://www.rnz.co.nz/news/world/414091/who-probes-reports-of-recovered-covid-19-patients-being-reinfected

Credits: Cristiana Palmieri